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Per i giudici causò l'incidente mortale. Riformata in appello parte della sentenza

Fu Vittorio Spada, 64enne di Gallipoli, a causare il terribile incidente stradale in cui perse la vita Ylenia Attanasio, 23enne di Alezio travolta mentre in scooter si dirigeva al mare. A stabilirlo i giudici della Corte d'appello

LECCE – Fu Vittorio Spada, 64enne di Gallipoli, a causare il terribile incidente stradale in cui perse la vita Ylenia Attanasio, 23enne di Alezio, travolta mentre in scooter si dirigeva al mare. A stabilirlo i giudici della Corte d'appello di Lecce (presidente Giacomo Conte), che hanno riformato, seppur parzialmente, l'esito del processo di primo grado, in cui Spada era stato assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste”. A impugnare la sentenza, emessa il 7 luglio del 2009 dal giudice Michele Toriello del Tribunale di Gallipoli, sono stati gli avvocati di parte civile (gli avvocati Vincenzo Venneri, Matteo Speraddio e Giuseppe Della Ducata) e non la Procura. In questo caso l’impugnazione si applica ai soli effetti della responsabilità civile. Per questo la Corte ha potuto solo riconoscere la responsabilità dell'imputato, assistito dagli avvocati Letizia Di Martina e Fabrizio Ferilli. Nei confronti di Spada quindi non è stata emessa alcuna sentenza penale di condanna.

In quella tragica giornata d’estate, era l'8 luglio del 2007, la vittima era a bordo del suo scooter, diretta al mare. Giunta in prossimità della stazione di servizio dell’Aviolamp, iniziò la manovra di svolta a sinistra per effettuare il rifornimento di carburante. All’improvviso, però, sopraggiunse un’autovettura, una Lancia K, condotta da Vittorio Spada, che tamponò lo scooter. L’urto fu violento, e la 23enne fu prima sbalzata dal sellino e poi travolta dall’auto. Per Ylenia non ci fu nulla da fare, morì pochi istanti dopo. L'imputato, secondo la tesi sostenuta dai legali di parte civile, procedeva a una velocità superiore a quella consentita, non avrebbe rispettato la distanza di sicurezza, e avrebbe eseguito un sorpasso pericoloso, in un punto in cui non era consentito. Una tesi già respinta in primo grado dal giudice Toriello, anche sulla scorta delle consulenze dei periti.

Ieri, a distanza di oltre cinque anni dalla tragedia, la Corte d’appello ha condannato Spada al risarcimento del danno in favore dei familiari di Ilenia, da liquidarsi in sede civile, accordando il pagamento di una provvisionale di 40mila euro al padre della ragazza, e 25mila ai fratelli. 

La sentenza è stata accolta con soddisfazione dai familiari di Ylenia Attanasio, che in questi anni hanno continuato a chiedere giustizia. Il papà della vittima, Rosario Attanasio, ha scritto una lettera indirizzata agli organi di stampa e al collegio giudicante, organizzando una protesta sul piazzale degli uffici giudiziari, su cui campeggiava uno striscione con la scritta: “Condannate i pirati della strada per impedire che uccidano anche i vostri figli”.

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