Gallipoli

Solidarietà in corsia per mamme e bimbi. Nuove attrezzature per Pediatria

Nel reparto del Sacro Cuore arrivano poltrone reclinabili e una lampada per fototerapia donate dagli “Amici di Anastasia” di Racale. I liceali regalano un otoscopio e un oftalmoscopio

GALLIPOLI – Piccoli e al tempo stesso grandi gesti di solidarietà che contribuiscono a rendere meno traumatica la degenza tra le mura ospedaliere dei bambini ammalati e dei genitori che li accudiscono con l’amore ineguagliabile di sempre. Da oggi in particolare nel reparto di Pediatria del quinto piano della torre B del Sacro Cuore di Gesù  le mamme dei piccoli degenti  potranno stare più comode al fianco dei loro bambini.

Il tutto grazie ad una recente donazione di dodici poltrone reclinabili, giunte nelle sale del reparto gallipolino, su iniziativa dell’associazione onlus “Gli Amici di Anastasia” di Racale. Il pacco regalo si è esteso anche con un beneficio diretto ai piccoli pazienti visto che nella donazione  è compresa anche una lampada per fototerapia a led.

Un gesto di attenzione che è stato accolto con apprezzamento dal personale medico e sanitario della unità operativa di Pediatria, diretta da Alessandro Tronci. “E’ questo il segno di una forte sensibilità che queste persone hanno nei confronti degli utenti e degli operatori dell’ospedale” commenta a nome di tutto il personale il dirigente medico, “ed è giusto riconoscerne la spontaneità. Sono venuti da noi ad offrirci il loro contributo e per noi è stato un vero piacere accettare”.

Ma le buone nuove non finiscono qui visto che sempre in chiave di generosità un altro segnale significativo è arrivato dagli studenti del Liceo “Quinto Ennio” di Gallipoli che hanno voluto testimoniare la loro vicinanza alla Pediatria donando un oftalmoscopio e un otoscopio: «Piccoli e grandi gesti” commenta il direttore medico dell’ospedale Sacro Cuore, Egidio dell’Angelo Custode “che aiutano la sanità ad essere più vicina alle persone. Un particolare rilevante in tempi in cui, assieme a cure efficaci, siamo chiamati a rendere il rapporto medico-struttura-paziente sempre più umanizzato”.

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