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Prefetto scuote Gallipoli: "Denunciare le collusioni"

Visita istituzionale di Mario Tafaro. Non solo convenevoli e strette di mano. Nel suo discorso il prefetto ha catechizzato cittadini e politici: "Chi copre i malavitosi danneggia l'onore della città"

L'arrivo del prefetto in Comune

C'era il clima delle grandi occasioni nella tarda mattinata di oggi all'ombra di Palazzo Balsamo a Gallipoli. Il cielo plumbeo e il ritorno copioso della pioggia ha fatto da cornice alla visita istituzionale del prefetto Mario Tafaro nella casa comunale dove ad attenderlo c'erano le massime autorità politiche, civili e militari della città. Un'attesa protratta ben oltre l'accademico quartod'ora, ma il ridondante discorso del prefetto, per molti versi inatteso alla vigilia (e che ha scosso verosimilmente non poco le sensibilità e le coscienze degli uditori), ha ripagato del ritardo accumulato e patito prima dell'arrivo del Rappresentante di Governo nell'aula consiliare gallipolina. C'è stato poco spazio per i convenevoli di rito, e più convergenza per la "sostanza" dei concetto espressi. Non ha fatto passerella Mario Tafaro a Gallipoli. Come forse non è nemmeno nelle intenzioni in generale di questa sua "apertura" istituzionale, avviata sin dal suo insediamento, in tour tra le amministrazioni e le comunità del Salento pianificato dal governo nazionale. Ha ascoltato attentamente il prefetto leccese le note e i saluti introduttivi del sindaco Giuseppe Venneri, del deputato cittadino Vincenzo Barba, dei capigruppo consiliari Luigi Schirosi (Pd), Giovanni De Marini (Udc), Salvatore Di Mattina (Pdl e Lista Venneri) e il breve saluto del senatore Rosario Giorgio Costa.

Poi, riprendendo quasi una sorta di filo conduttore mai spezzatosi sino ad ora dopo i "fatti" di mala del settembre scorso e la riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica presieduto da Alfredo Mantovano, ha rilanciato un monito a tutti: "La mia presenza qui non è altro che la testimonianza che lo Stato è sempre presente sul territorio, e non è nascondendo le cose o i fatti, o coprendo le possibili commistioni con la malavita che si fa il bene di una comunità e si rispetta la libertà dei cittadini. Anche perché le cose celate poi si sanno lo stesso. Si viene invece incontro ai bisogni dei cittadini quanto più si è lontani da condizionamenti che provengono dall'interno o dall'esterno delle azioni di goveno. Perché si sa che dove c'è ricchezza, tanto più c'è aggressione e tentativo di condizionamento da parte della malavita. E anche il territorio di Gallipoli, come accaduto di recente con alcune situazioni, alcune chiarite e altre ancora nella fase di identificazione di una chiave di lettura, non è esente da questo stato delle cose. Ma è qui" incalza il prefetto Tafaro, "che il tessuto sociale e le istituzioni preposte devono agire con forza e rettitudine per mantenere alto il senso della legalità a per tenere lontani dai territori aggrediti, questi bacilli o virus nefandi che appartengono alla malavita".


Ed esplicita meglio il concetto il Prefetto quando aggiunge con tanto di citazione: "?che per gli amministratori locali in generale bisogna rammentare il principio che non è tanto 'Cesare a dover essere insospettabile, quanto la moglie di Cesare?'. E in tale direzione il Prefetto è il punto di riferimento e la garanzia per tutti i sindaci e gli amministratori che operano nel rispetto della legalità e dei principi istituzionali. E non è senza sofferenza che spesso si è costretti a dare un colpo di scure sulle amministrazioni che vengono poi sciolte per connivenze o collusioni, o altro, e sulle quali inevitabilmente si abbatte un marchio, un timbro che frena la sviluppo del territorio. Ecco perché l'invito agli amministratori tutti è quello di operare per evitare che accadano queste cose; operando in sinergia continua partendo anche dal presupposto che la sicurezza di un territorio è data anche e soprattutto dal comportamento del singolo cittadino che deve collaborare con le istituzioni e le forze dell'ordine. O meglio sono le forze dell'ordine che devono collaborare con i cittadini e le istituzioni locali e questo perché spesso ci troviamo dinnanzi a silenzi incomprensibili o a fenomeni di 'riservatezza', superando quel senso distorto di 'rispetto' verso personalità o atteggiamenti culturalmente legati alla malavita, E in questa battaglia, anche come uomo del sud, orgoglioso di esserlo, io sono con voi".

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