Domenica, 1 Agosto 2021
Gallipoli

Proroga ok, Lido San Giovanni per altri tre anni in mano ai Ravenna

Una recente sentenza del Consiglio di stato legittima il rinnovo automatico delle concessioni demaniali a scopo turistico per le strutture balneari sino al 2015. Il caso fa giurisprudenza e potrebbe interessare 35mila imprese

Stabilimento Lido San Giovanni.

GALLIPOLI - Lo storico stabilimento balneare del Lido San Giovanni del litorale sud gallipolino resterà per altri tre anni saldamente nelle mani degli attuali concessionari. La famiglia Ravenna proseguirà quindi nella gestione sino al 31 dicembre del 2015 facendo leva sulla legittimazione della proroga delle concessioni demaniali. Lo ha sancito anche la VI^ sezione del Consiglio di Stato con un pronunciamento del 27 dicembre scorso, rigettando nei fatti l’appello presentato dalla società concorrente, la Spinola hotel. Ricorso in appello che la società della famiglia Spinola aveva presentato per ribaltare una sentenza del Tar di Lecce del 13 aprile dello scorso anno. E che anche in quel caso aveva rigettato il loro ricorso per bloccare la proroga della concessione sino al 31 dicembre 2015 disposta dal Comune di Gallipoli in favore della società "Lido San Giovanni-Francesco Ravenna" ai sensi del decreto Milleproroghe. Un pronunciamento quello dei giudici di palazzo Spada che, ad ampio raggio, apre uno spaccato giurisprudenziale sulle concessioni demaniali ad uso turistico per spiagge e stabilimenti attrezzati, per ora in cassaforte per ulteriori tre anni. 

E dopo la mini-proroga già strappata in Parlamento per altri cinque anni (si dovrebbe quindi arrivare in scadenza al 2020), nonostante la contrarietà iniziale del Governo Monti e le imposizioni restrittive della Comunità europea, anche il Consiglio di Stato dichiara legittimo il rinnovo almeno sino al 2015. Prima che i beni demaniali finiscano in asta pubblica come vorrebbe la normativa più intransigente (la famigerata direttiva Bolkstein). Ed ora è una nuova sentenza sulla concessione dello storico stabilimento del Lido San Giovanni di Gallipoli a fare, ancora una volta, "giurisprudenza"  e da battistrada. Ed a consentire agli operatori balneari salentini, ma in generale a ben 35mila imprese nazionali operanti nel settore, di tirare nuovamente un sospiro di sollievo. E di rinforzare quel diritto di insistenza ormai negato, per ottenere legittimamente il rinnovo automatico della propria concessione magari scadute al 31 dicembre scorso. 

La legittimazione del decreto Milleproroghe, già insito nel primo pronunciamento del Tar Lecce sul caso specifico della battaglia sullo stabilimento gallipolino, aveva consentito nel caso di specie il rinnovo automatico delle concessioni demaniali sino al 31 dicembre 2015 con somma soddisfazione dei gestori balneari e dei sindacati di categoria, Sib nazionale in testa. E ciò è stato ribadito con forza dal Consiglio di Stato che nei fatti e nella estensione del recente pronunciamento giudiziario rende legittima la proroga di tutte le concessioni demaniali a fini turistici sino al 2015. Al di là infatti del caso specifico sul ricorso in appello della Spinola hotel rigettato e funzionale dunque alla ulteriore riabilitazione della "Lido San Giovanni-Francesco Ravenna" nella proroga della gestione dello storico stabilimento gallipolino, gli avvocati di parte Giovanni Pellegrino e Bartolo Ravenna evidenziano un altro aspetto di valenza nazionale sul nuovo pronunciamento del massimo organo di giustizia amministrativa. 

Per la prima volta infatti il Consiglio di stato è intervenuto sul contrastante orientamento dei Tar italiani in riferimento alla legittimità della normativa di proroga delle concessioni demaniali marittime a scopo turistico, emanata in seguito all’abrogazione del diritto di insistenza riconosciuto al precedente concessionario. Nella sentenza si evidenzia che la “normativa nazionale non contrasta con i principi di diritto costituzionale e comunitario, sia perché la procedura di infrazione aperta a carico dell’Italia è stata definitivamente archiviata dalla Comunità europea, sia perché la Corte costituzionale con la sentenza 213/11 ha espressamente affermato che la finalità del legislatore è stata quella di rispettare gli obblighi comunitari in materia di libera concorrenza. Ma soprattutto perché la direttiva 123/06/CE che integra i principi di diritto comunitario in maniera di evidenza pubblica, non è in diretta applicazione nello Stato italiano”. Venendo meno i rischi di illegittimità e ridimensionando la procedura d’infrazione dell’Unione europea, i balneari italiani e salentini, salvo stravolgimenti normativi, potranno continuare a gestire i beni demaniali dello Stato almeno sino al 2015 proseguendo “nell’ammortamento” degli investimenti effettuati lungo le spiagge.          

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