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Dipinto da salvare sulla porta della chiesa. Parte la raccolta dei fondi

Al via la campagna di "RestaurArti" per il recupero di un antico dipinto ad olio su tavola, che potrebbe risalire al XVII secolo, custodito nella chiesa del Rosario. L'opera scoperta per caso dal priore sulla porta della sagrestia

GALLIPOLI – Un pregevole dipinto e una memoria storica e iconografica da salvaguardare. E anche stavolta le preghiere, da sole, non possono bastare. A supporto ci vuole, necessariamente, l’intervento della mano dell’uomo. E la buona volontà. Su iniziativa del team  e della campagna di valorizzazione e recupero del patrimonio storico e artistico di “RestaurArti” è partito in questi giorni un progetto finalizzato alla raccolta fondi per salvare dal degrado, e dalla completa distruzione, un'opera conservata nella chiesa del Rosario della riviera Nazario Sauro di Gallipoli.

Si tratta di un dipinto su tavola, che attualmente funge da porta della sagrestia, che è stato casualmente scoperto dal priore della parrocchia gallipolina qualche anno fa. E proprio a causa della mancanza di fondi, quest’opera di rilievo e di valore, rischia di scomparire per sempre. L’obiettivo finale quindi è quello di riportare il dipinto, che potrebbe risalire alla prima metà del XVII secolo, alla situazione d’origine, arrestarne il processo di degrado e dare allo stesso una collocazione più consona all’interno della chiesa.

Ovviamente per avviare tutte le fasi del restauro (il certosino lavoro sarà eseguito sotto la direzione della Soprintentenza per i beni storici artistici ed etonoantropologici della Puglia e prevede l’impiego di materiali e di tecniche assolutamente reversibili e rispettose dell’opera) è necessario avere a disposizione le risorse economiche necessarie. E anche la collaborazione di quanti possano contribuire alla buona riuscita del progetto, anche soltanto veicolando l’iniziativa a sfondo culturale.

Il team di “RestaurArti”, composto principalmente da Rossana Loiacono e Laura Corchia, ha dato il via alla raccolta fondi e l’iniziativa viene illustrata online.  “Vorremmo realizzare questo progetto per diverse ragioni, sentimentali e professionali” spiegano le due promotrici, “l'abbiamo ribattezzata la Porta di San Domenico, ma in realtà si tratta di un dipinto su tavola, probabilmente a olio, utilizzato come porta della sagrestia. La porta si trova nella chiesa di Gallipoli che attualmente non ha i fondi per restaurarla e, a causa del disinteresse delle autorità locali, rischia di scomparire per sempre. Con il suo recupero vorremmo inoltre rispondere a degli interrogativi su che cosa è raffigurato, chi lo ha dipinto, e quando. E perché è stato convertito in una porta d’accesso”.

Il dipinto sulla porta della sagrestia-2Il dipinto, come detto, è venuto alla luce lo scorso anno, in maniera del tutto casuale. La storia del suo rinvenimento è quasi degna di un romanzo o da rievocare suggestivi racconti da leggenda. Mentre il priore della confraternita trasportava una giara piena d’acqua ha urtato rompendo il contenitore. L’acqua si è rovesciata, bagnando il pavimento e la porta. Preso uno straccio per asciugare il tutto, il priore si è accorto che sotto la laccatura marrone della porta emergevano delle tracce di colore. Avvicinando una lampada alla superficie della porta ha potuto constatare che quelle che all’inizio apparivano solo tracce di colore in realtà componevano delle figure: forse, un angelo e un santo domenicano.

La superficie pittorica, completamente deteriorata, non consente ancora di identificare correttamente il soggetto. Il dipinto potrebbe essere opera di un pittore locale, ma non è possibile individuare uno stile pittorico o una firma apposta sulla superficie. Si trattava comunque, in origine, di un dipinto ad olio su tavola, e potrebbe risalire alla prima metà del XVII secolo. In un periodo non precisato, è stato convertito a porta di separazione tra il presbiterio e la sagrestia e ciò ha causato il totale degrado del dipinto. Questa porta separa l’altare da un piccolo vano di servizio di pertinenza sempre dell’antica chiesa del Rosario, che apparteneva all’ordine domenicano giunto a Gallipoli nel XVI secolo.

I seguaci di San Domenico fondarono la chiesa intitolata al loro protettore a cui è legata la confraternita del Santissimo Rosario, una delle più antiche della città di Gallipoli, espressione della devozione cristiana dei sarti. Ora per quel dipinto che ha bisogno di un restauro completo, si spera di poter intervenire al più presto e di trovare per lui una nuova collocazione in chiesa.

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