Mercoledì, 16 Giugno 2021
Gallipoli

Referendum elettorale: le ragioni tecnico-giuridiche del "no" di Gallipoli 2012

L'associazione politico culturale ha pubblicato due manifesti sulle ragioni della consultazione

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccePrima

GALLIPOLI - Abbandoniamo per un momento, ma solo per un momento, le questioni riguardanti l'avvilente situazione politico-amministrativa locale. Un panorama fatto di opportunismi, trasformismi, interessi personali e di gruppi di potere, contumelie, millanterie, bugie e promesse non mantenute.

Lo facciamo per rendere un servizio alla comunità. Un servizio d'informazione sul prossimo referendum elettorale. Lo facciamo anche e soprattutto per la latitanza delle formazioni politiche locali che per inedia (il centro-destra) o per indecisione (il centro-sinistra, dilaniato da una faida interna) non svolgono quel compito informativo che li dovrebbe caratterizzare. Abbiamo deciso di pubblicare due manifesti sintetici sulle ragioni del sì e del no ma non ci asterremo dall'esprimere il parere al nostro interno maggioritario.

Voteremo NO sulla base di valutazioni prevalentemente tecnico-giuridiche.

La prima, più importante e insuperata obiezione riguarda la legittimità di questo Parlamento di occuparsi della modifica della Carta Costituzionale. La sentenza n. 1/2104 della Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità della legge elettorale (cd. Porcellum), e nonostante abbia precisato che rimangono valide le leggi approvate dal Parlamento sino a nuove elezioni (cd. Principio della continuità dello Stato), è indubitabile come tale estensione non possa riguardare norme di rango costituzionale. Si potrebbe arrivare al paradosso che un Parlamento illegittimo dal punto di vista costituzionale possa votare norme che rimuovano tale pregiudizio. Crediamo fermamente che questo Parlamento non sia legittimato a modificare la costituzione: sarebbe un precedente pericolosissimo per la nostra Democrazia.

C'è poi la questione del Senato che non sparisce, con buona pace dei millantatori, ma che non è più eletto dai cittadini in violazione del diritto di elettorato attivo come forma di esercizio della sovranità popolare (art.1, comma 2, Cost.), dal momento che la Carta garantisce l'elettività diretta delle assemblee legislative e non prevede affatto l'interposizione di elezioni di secondo grado e/o indirette, come prevede la riforma tramite i c.d. grandi elettori regionali. Senza dimenticare, poi, la circostanza che la nomina a senatore dei sindaci contrasta con il principio di ragionevolezza, atteso che non è dato capire come sia possibile adempiere con " disciplina e onore" (art.54 Cost.) alle due assorbenti funzioni in contemporanea. Vogliamo vivere in una democrazia nella quale siano i cittadini a scegliere da chi essere governati, anche se spesso il risultato ci fa storcere il naso.

"La libertà è come l'aria: si apprezza quando viene a mancare".

Non possiamo tuttavia non ammettere che qualcosa di buono c'è. La riduzione dei parlamentari (ma si sarebbe potuto fare di più) o l'abolizione di quell'istituzione ormai desueta che è il CNEL. Si aboliscono le Province ma si lasciano le Regioni (anche se depotenziate) e molti pensano che sarebbe stato meglio fare il contrario. Proprio aver messo tante cose insieme, e così diverse tra loro, impedendoci di votare per parti separate (si può essere d'accordo su alcune cose e contrari su altre), ci spinge a privilegiare il No. Appare, infatti, criticabile una riforma dal contenuto disomogeneo che sottende a tre complesse questioni di rilevanza costituzionale e che comprendono la modifica di oltre 40 articoli dell'attuale Costituzione che trattano temi del tutto dissimili. Non siamo bambini ai quali somministrare con lo zucchero l'amara medicina. Abbiamo capacità di intendere e di volere e vorremmo decidere cosa approvare e cosa no.

Infine, il connubio legislativo (riforma Boschi-Italicum) rischia di far si che, nella ipotesi di ballottaggio, il potere si concentri tutto nelle mani della sola forza politica che raccolga meno del 40% dei votanti e cioè, in forza del dilagante fenomeno dell'astensione, che rappresenti anche meno del 25% del corpo elettorale. Si superino questi ostacoli, per noi insormontabili. Si eliminino le storture. Ma, soprattutto, un Parlamento degno di questo nome e finalmente legittimato si renda promotore di una nuova e moderna Carta Costituzionale. Condivisa e includente.

Le regole appartengono a tutti, non al più forte. O al più spregiudicato.

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