Giovedì, 29 Luglio 2021
Gallipoli

Riforma pubblica amministrazione, i timori di Cgil e le repliche a Renzi: "Più umiltà"

Ieri sera un dibattito in piazza Tellini. Gianna Fracassi, segretaria nazionale:n "Occorre un grande piano di investimenti pubblici per far ripartire la macchina amministrativa". Paure legate a un possibile congelamento delle buste paga dei lavoratori pubblici

Fracassi e Arnesano.

GALLIPOLI - “Sicuramente una riforma della pubblica amministrazione ci deve essere: non per rinnovare, ma per innovare i servizi pubblici. Ci vuole coraggio, però: un grande piano di investimenti pubblici per far ripartire la macchina amministrativa e, con essa, tutto il Paese”.

Così Gianna Fracassi, segretaria della Cgil nazionale, ieri sera, a Gallipoli, in piazza Tellini, durante l’iniziativa sulla riforma della pubblica amministrazione, organizzata nell’ambito della campagna nazionale “Riformo Io!”. Il dibattito è stato coordinato dal giornalista Tonio Tondo. Presenti tanti cittadini e lavoratori, e non sono mancati coloro i quali hanno chiesto la parola per chiarimenti e per esprimere il proprio punto di vista.

Gianna Fracassi, rispondendo in modo indiretto a una battuta del premier Matteo Renzi, ha anche sottolineato la necessità di essere umili, oltre ad avere coraggio. “Dice che ‘se ne farà una ragione’ (rispetto alla possibilità di una protesta dei sindacati in autunno, ndr)? Noi consigliamo al presidente di essere un po’ più umile e poi rispondiamo che noi ‘non ce ne faremo una ragione’: c’è un rispetto che è dovuto alla rappresentanza sociale e ai lavoratori”.

Dopo il primo provvedimento, il decreto legge approvato a inizio agosto, il cuore della riforma, il disegno di legge delega, inizierà il suo iter a inizio settembre. Secondo il sindacato, le bozze circolanti non forniscono rassicurazioni. Si teme, fra l’altro, un ulteriore congelamento delle buste paga dei lavoratori pubblici.

“Non si possono chiedere ulteriori sacrifici ai 3,3 milioni di statali già in sofferenza, - ha sottolineato Gianna Fracassi - le cui retribuzioni sono ferme dal 2010, vittime inoltre di una continua operazione di screditamento della loro professionalità. Riproporre le solite vecchie ricette, non rappresenta di certo il cambiamento ma significa non riconoscere il valore sociale e la funzione delle grandi reti pubbliche e di chi vi lavora”.

Il segretario generale della Cgil di Lecce, Salvatore Arnesano, ha poi aggiunto, durante il dibattito: “Siamo coscienti che occorre intervenire sugli sprechi, ma non precarizzando i lavoratori. Non si compete con gli altri Paesi abbassando le tutele sul lavoro. Occorre una riforma che intervenga sui veri sprechi che incagliano la macchina amministrativa del Paese: la corruzione e l’evasione fiscale”.

Arnesano ha poi ricordato che la Cgil ha da tempo costruito una proposta complessiva per riformare il Paese, il piano del lavoro, sul cui modello la Cgil Lecce ha presentato una proposta per il Salento: “Una prima tappa per il territorio è stata raggiunta proprio nelle scorse settimane, con la sottoscrizione in Regione Puglia dell’accordo quadro per il lavoro di cittadinanza, rivolto ai lavoratori in cassa integrazione e mobilità, e la cui sperimentazione partirà proprio dalla provincia di Lecce: “Esempio di sinergia positiva con la pubblica amministrazione”, ha sottolineato Arnesano.

Fra i tanti i nodi affrontati nel dibattito, anche la questione della cosiddetta “quota 96”, il diritto di pensionamento acquisito e non riconosciuto a migliaia di insegnanti: “Un clamoroso dietrofront – ha dichiarato Ivana Aramini, segretaria della Flc Cgil Lecce – è evidente che, nei fatti, non si ha alcuna intenzione di stabilizzare i precari e di smantellare i disastri provocati dalla legge Fornero”.

 “Non si combattono gli sprechi facendo tagli lineari” – ha poi sottolineato Simone Longo, segretario Fp Cgil Lecce – Il taglio ai servizi pubblici si traduce in un danno ai cittadini in termini ma soprattutto di qualità”.

“La strada giusta secondo noi – ha aggiunto Longo - è nel saper ripensare la pubblica amministrazione, a partire dai controlli sulla dirigenza, che molto spesso soggiace agli umori della politica, e sulla gestione delle risorse pubbliche”.

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