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Il Tribunale di Lecce

Il Tribunale di Lecce

Accusato di truffa milionaria fingendosi promotore. Torna in libertà il 45enne

Carlo Cavalera, originario di Gallipoli, era finito in manette assieme ad una 37enne, un paio di settimane addietro, con l'accusa di falso e uso indebito del sistema bancario e furto aggravato, per aver raggirato una ventina di risparmiatori. Vista l'insussistenza di quest'ultimo reato, quello che prevede la misura detentiva, l'uomo è stato scarcerato

LECCE – E' tornato in libertà  Carlo Cavalera, il 45enne gallipolino fermato lo scorso 11 aprile, assieme ad Anna Cacciatore, ex promotrice finanziaria della Banca Monte dei Paschi di Siena, entrambi inizialmente accusati di una truffa da un milione e 200mila euro ai danni delle vittime che avevano messo loro in mano i propri risparmi.

A stabilirlo, nel primo pomerggio, il Tribunale del riesame che ha accolto la tesi difensiva avanzata dai legali del 45enne - gli avvocati Biagio Palumbo e Angelo Pallara – secondo i quali il reato di furto aggravato nei confronti dell’uomo non sussite ( per cui era scattata la misura cautelare in carcere), evidenziando anche l'inesistenza del pericolo di reiterazione. La difesa ha inoltre rimarcato che per i reati di truffa, falso e uso indebito del sistema informatico bancario non può essere applicata la misura detentiva, disposta inizialmente dal gip del Tribunale di Lecce, Vincenzo Brancato, su richiesta del sostituto procuratore Valeria Elsa Mignone. L'uomo, dunque, resta indagato a piede libero.

La vicenda ebbe inizio nell'autunno di due anni addietro: in quel periodo la 35enne spacciava Carlo Cavalera per il responsabile dell’Ufficio prodotti dell’istituto di credito toscano trattandolo, davanti ai potenziali investitori, come fosse il  suo coordinatore. In questo modo, i clienti venivano convinti a versare ingenti somme di denaro, con la promessa di ottimi ricavi. Tuttavia, anzichè essere investito, quel denaro veniva invece trattenuto.

Un’attività durata circa tre anni, fino a quando il 30 settembre del 2010, la polizia stradale rinvenne in una località del foggiano la Bmw X6 della donna, con all’interno quattro lettere indirizzate ad altrettanti destinatari, tra i quali spiccava proprio il nome di Cavalera. La Cacciatore fu poi rintracciata, poco distante, e raccontò agli investigatori di  aver voluto tentare il suicidio perché pentita dei contanti sottratti alle vittime del raggiro: almeno una ventina.

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