Gallipoli

Il Tar accoglie il ricorso dei titolari: l'area dello Zen non deve essere sgomberata

I giudici della Prima Sezione bocciano sonoramente il provvedimento comunale di decadenza della concessione per il noto stabilimento

LECCE - Per i giudici della Prima Sezione della sede leccese del Tar Puglia, la determina dirigenziale che ha sancito la decadenza della concessione demaniale e della relativa autorizzazione per lo stabilimento Zen di Gallipoli è illegittima. Non si dovrà dunque procedere allo sgombero dell'area, almeno per il momento: Comune e Capitaneria di porto, infatti, possono impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Stato.

Dopo l'udienza in camera di consiglio del 18 aprile, oggi è arrivata la sentenza in forma semplificata che accoglie il ricorso sostenuto dagli avvocati Angelo Vantaggiato, Tommaso Fasiello e Marco Pulieri per conto della società Simant srl in opposizione all'atto dell'amministrazione comunale gallipolina che aveva ravvisato, fondandosi sul verbale redato dalla guardia costiera alla fine del controllo avvenuto il 5 agosto scorso, il "mutamento sostanziale non autorizzato dello scopo", cioè il passaggio da attività balneare a discoteca di fatto. 

I giudici hanno però ritenuto non significativa l'unica foto allegata al verbale, sia perché scattata alle 18.30, orario in cui è consentito l'intrattenimento danzante, sia per il fatto che dallo scatto non risulta la rimozione di ombrelloni e lettini, da considerarsi dunque pienamente fruibili da tutti coloro che ne avessero avuto voglia. Un'altra eccezione accolta riguarda la questione del volume della musica: dal verbale, è scritto nella sentenza, non risulta nulla sul punto specifico "sicché non è dato comprendere da dove l’amministrazione abbia attinto tale dato".

I giudici sostengono la non rilevanza di foto e contenuti attinti dal profilo Facebook dello stabilimento, perché relativi a giorni diversi da quello nel quale è stata condotta l'ispezione che è poi alla base del provvedimento comunale. Stessa valutazione per un video prodotto dalla capitaneria di porto. In sostanza, per il Tar, l'atto impugnato è frutto di un completo travisamento del verbale di accertamento redatto in quel pomeriggio di agosto.

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