Gallipoli

Tris del Lecce nel derby, ma è un Gallipoli confuso

Gara povera di contenuti nel primo tempo, poi nella ripresa si scatenano gli uomini di De Canio. Rete di Corvia e doppietta di Marilungo. E Giannini si accolla le responsabilità della sconfitta

Marilungo esulta dopo il terzo gol che chiude definitivamente i conti.

S'inizia con la pizzica, fuori dallo stadio, che coinvolge entrambe le tifoserie in un unico abbraccio. Impreciso sarebbe però parlare di gemellaggio. I gemellaggi si fanno tra estranei e questa partita è un'altra cosa, è la festa dei salentini, di un'unica terra che si ritrova, con umori differenti, è chiaro, sotto il tetto della serie B. Poi, però, in campo, a menar le danze ci pensa solo il Lecce, per l'occasione con un'elegante casacca nera, lasciando agli jonici l'onore e l'onere di vestire le strisce verticali. Anche se non è subito un tourbillon di occasioni. Bisogna prima fare un'infinita traversata di 45 minuti ai margini di quel gioco che si chiama calcio. I giallorossi, entrambi i giallorossi, girano a lungo attorno allo scoglio del derby punzecchiandosi senza ferirsi, studiandosi senza duellare.

Qualche occasione in più la creano gli uomini di Giannini, con fiammate in contropiede e la complicità dei soliti svarioni difensivi leccesi, un minimo di coerenza in più nell'impostazione d'attacco l'esibisce la truppa di De Canio, ma perdendosi al momento della rifinitura finale, e sul campo pesante per le piogge, finiscono per essere troppi i passaggi sbagliati di Angelo e Marilungo (che nella ripresa avrà una trasformazione radicale), mentre Grandoni e Abbate si concedono un'overdose di retropassaggi a Garavano, che qualche volta si trasformano in assist involontari all'avversario o in falli laterali.

Insomma, il primo derby salentino in serie B tutto somiglia, per l'intero primo tempo, che ad una gara di calcio, e l'incerto arbitro Brighi non aiuta il match a decollare quando sorvola su un atterramento di Schiavi ai danni di Di Gennaro ai margini dell'area di rigore leccese. Poi, nella ripresa, il cambio di marcia, dettato dal Lecce, che firmerà tre gol, fallendo anche un calcio di rigore.

PRIMO TEMPO, POCO O NULLA

Sono i gallipolini i padroni di casa, dice il calendario, anche se in questa giornata sembrano davvero tutti a giocare tra le mura amiche. I leccesi sono ovviamente di più, sulle gradinate, ma la Nord non scioglie le riserve e non canta neanche in questa gara, mantenendo salda la propria protesta silenziosa, mentre dalla Curva Sud partono cori che rimbombano nel "Via del Mare" come non si era abituati, da queste parti, a sentire da tempo. E forse è proprio la squadra ospitante ad avvertire di più il peso della sfida. Il "Principe" schiera una formazione che sulla carta evidenzia l'indiscutibile voglia di fare gioco, con Garavano, Sosa, Abbate, Grandoni, Scaglia, Mancini, Pederzoli, Franchini, Mounard, Eliakwu (molto in ombra) e Di Gennaro (il più ostinato dei suoi nel cercare la porta), ma che, specie per i primi venti minuti, fatica a mostrare quella vitalità che finora ha quasi sempre caratterizzato le sue prestazioni.

Il Lecce risponde con Rosati, Angelo, Schiavi, Terranova (Fabiano parte dalla panchina), Giuliatto, Giacomazzi, Edinho, Lepore (molto mobile e a tratti agguerrito), Vives, Corvia e Marilungo. E inizia la gara sondando la propria capacità di offendere con un lancio di Lepore per la testa di Corvia, il quale spedisce alto. La riposta del Gallipoli è pressoché immediata, ma porta anche la controfirma del Lecce. Nel senso che all'8', su un angolo di Mounard, Sosa viene clamorosamente abbandonato in piena area. Libero di spaccare il mondo, da ottima posizione colpisce male di testa e spedisce alto. Due minuti più tardi Abbate e Garavano s'imbrigliano su un innocuo lancio tagliato in area, ma Corvia non fa di meglio e l'occasione sfuma. Casualità, più che altro, e per vedere qualcosa che somigli ad un'azione vera e propria bisogna attendere il 23', quando Giacomazzi scavalca la retroguardia gallipolina con un pallonetto che diventa un assist per il piede morbido di Marilungo: cross da destra verso il centro, Corvia irrompe di testa, ma troppo debolmente per dare i brividi a Garavano, che blocca.

La più nitida delle chance capita però sui piedi di Di Gennaro. Al 29' Mancini lo serve in profondità, i centrali leccesi si fanno trovare troppo alti e poco impermeabili alle infiltrazioni sguscianti, tant'è l'attaccante del Gallipoli s'infila tra le maglie, in volata verso la porta. Schiavi, per rimediare, ci mette una gamba in scivolata e, molto probabilmente (come sembrerebbero accertare anche le moviole), lo stende al limite dell'area. L'arbitro, forse non in posizione ottimale per giudicare, sorvola. Di Gennaro monta su tutte le furie e si becca un giallo per proteste. Schiavi si salva invece da un possibile rosso per fallo da ultimo uomo in una chiara occasione da rete. Così è la vita.

Trascinato un po' anche dalla rabbia, sull'albero del giardino del Gallipoli matura un altro frutto che però la squadra non sa cogliere. Minuto 35, Pederzoli lancia in area direttamente da calcio di punizione un pallone telecomandato per la testa di Di Gennaro. Schiavi è in netto ritardo in copertura e l'attaccante può incornare la sfera da due passi. Rosati si supera. Applausi a scena aperta per entrambi, ma che paura con questa difesa vacillante.

SECONDO TEMPO, LA METAMORFOSI DEL LECCE

La ripresa si apre subito con un cambio in casa Gallipoli: Giannini sostituisce Sosa con Daino, nel tentativo di dare più incisività al gioco di fascia, ma la retroguardia si fa cogliere da una distrazione fatale dopo appena due minuti di gioco. Giuliatto - fino a quel momento gara ai margini - per la prima volta tenta l'affondo da sinistra e, lasciato un po' troppo solo, libera un sinistro liftato che si trasforma in un comodo assist per la testa di Corvia. Insaccare, a porta quasi sguarnita, quasi un giochetto. Il Gallipoli accusa il colpo, forse oltremisura, e inizia a sbilanciarsi, lasciando aperte voragini in difesa.

All'8' Grandoni sbaglia un passaggio e finisce per servire involontariamente Vives, che scarica il suo destro potente sull'esterno della rete. Il nervosismo dei gallipolini si taglia quasi con il coltello, tanto che al 10' Pederzoli non trova di meglio da fare che afferrare Angelo per il collo della maglietta e gettarlo a terra durante uno scatto. Ammonito. Giannini corre ai ripari e si gioca la carta del tridente: fuori Mancini, dentro Ciro Ginestra, anche se l'occasione buona capita ancora una volta tra i piedi di Di Gennaro. Il bomber parte in volata e riesce a tenere a bada mezza retroguardia del Lecce con grinta da guerriero, per poi tirare dal limite a fil di palo.

E', però, una delle ultime volte che il Gallipoli si affaccerà nell'area. Inizia da questo punto in poi una sorta di sagra delle occasioni mancate da parte del Lecce ai limiti del bizzarro. Al 18' Corvia sfrutta bene un errato disimpegno di Franchini, ma tira malamente al lato una volta a tu per tu con Garavano; poi al 22' ci riprova su un delizioso servizio di Marilungo, ma spara incredibilmente alto. Un break al 24' per assaporare una spettacolare rovesciata di Ginestra in area che gela il sangue di Rosati (palla comunque fuori), poi al 25' si riprende a tamburellare in area gallipolina: Marilungo si libera di tutti gli ostacoli possibili, da sinistra si accentra e regala a Vives la palla del possibile raddoppio. Garavano in disperata uscita rimedia facendo da scudo con il corpo e la palla finisce in corner. Sembra quasi una maledizione il non riuscire a chiudere la gara.

Inizia la girandola di sostituzioni (tre per il Lecce, con De Canio che ridisegna la formazione in corsa, una per il Gallipoli) e dal 26' al 34' lasciano il campo Giacomazzi, Lepore, Scaglia e Corvia, per fare spazio, rispettivamente, a Fabiano, Mesbah, Di Carmine e Baclet. E proprio due dei nuovi entrati nel Lecce confezionano un'altra clamorosa palla gol: al 32' Baclet, da sinistra, passa in piena area per Mesbah; Garavano tocca e la palla cozza contro il palo, per poi terminare in corner. Ma proprio dagli sviluppi di un angolo arriva il raddoppio: del lancio se ne incarica Mesbah, della rete Marilungo, che schiaccia di testa e batte il portiere avversario.

Il Gallipoli, affossato dalla depressione, incassa anche la sventura di un rigore a sfavore, quando Garavano atterra Angelo in area. Dal dischetto (è il 39') si presenta Baclet, che però si fa ipnotizzare dal portiere, il quale allontana in tuffo la minaccia. Poco male, per il Lecce: al 42' un traversone rasoterra da destra di Angelo attraversa tutto lo specchio, passa vicino alle gambe di Baclet e Abbate, che non ci arrivano, mentre Marilungo è più lesto di tutti a depositare in fondo al sacco, per la sua doppietta personale. Ed i quattro minuti di recupero diventano inutile appendice di una gara ormai chiusa.

GALLIPOLI IN TILT, LECCE FULMINANTE IN ATTACCO

Il Gallipoli, che ha riacquistato in settimana il punto ingiustamente sottratto per penalizzazione, risalendo di un gradino in classifica, può recriminare per qualche svista arbitrale, ma deve trovare in se stesso, nella scarsa lucidità di tutti i reparti, il senso più intimo della sconfitta. Giannini stesso ha avuto poco da ridire, a fine gara, accollandosi tutte le responsabilità, forse anche per allontanare preventivamente i venti di qualche possibile critica ai suoi giocatori, "rei", forse, di aver avvertito troppo sottopelle la pressione del derby. Si potrebbero spiegare così certi lapsus un po' troppo marchiani.

Il Lecce, dal canto suo, rispetto al solito, ha mostrato il suo volto migliore nella ripresa, quando fino ad oggi era quasi sempre calato proprio nei secondi tempi. Per De Canio si tratta di una prova di maturità, anche se la difesa continua a registrare pericolose amnesie. In avanti, però, c'è solo l'imbarazzo della scelta, con l'affinità tra Marilungo e Corvia che va peraltro affinandosi. E la classifica, adesso, si fa più corposa. Martedì c'è da recuperare il turno con la Reggina, data alla vigilia della stagione tra le favorite e al momento caduta, piuttosto, in una sorta di narcolessia. Anche il Gallipoli ha una gara da recuperare, e dovrà vedersela a Brescia, nella speranza che riesca a riacquisire subito quello smalto che ha sorpreso anche i più scettici, grazie ad eccellenti trame di gioco di cui, però, oggi non s'è vista traccia.

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