Gallipoli

“Un dramma per il territorio”: il grido degli operatori telefonici licenziati da Progetto Vendita

Si sono riuniti in assemblea nella sede del call center di Gallipoli, insieme al sindaco Minerva, ai sindacalisti ed ai parlamentari pentastellati Romano e Giannone: “Il ministero del Lavoro deve occuparsi subito di noi”

Striscioni realizzati dai lavoratori

GALLIPOLI - C’è chi, contando su quell’entrata sicura, ha comprato casa. Chi ha realizzato un piccolo progetto e chi ha mantenuto mogli e figli. All’interno del call center “Progetto Vendita” di Gallipoli ci hanno lavorato, per anni, intere famiglie: mariti, moglie, fratelli e sorelle. L’annuncio dei licenziamenti collettivi di tutti i dipendenti a tempo indeterminato, 131 tra le tre sedi di Gallipoli, Maglie e Brindisi, fa tremare i polsi. “Questo è un dramma per il territorio già messo in ginocchio dalla crisi e che ha trovato, proprio nei call center, un polmone che da ossigeno all’economia”, ha tuonato il sindacalista Fistel Cisl, Gianni Bramato che insieme al collega di Uilcom Uil, Massimo Passabì, ha lanciato un preciso appello alla politica: quello di rimboccarsi le maniche perché la situazione è al collasso.

I sindacalisti hanno preso parola nel corso di un’assemblea auto convocata dai dipendenti nella sede della Città Bella. La mattinata ha rappresentato l’occasione, per molti, di sfogarsi di tutto il pregresso in azienda, che conta momenti di crisi, flessioni e sacrifici. Dai passaggi societari fino al contratto di solidarietà, dai licenziamenti mal digeriti avvenuti all’interno dell’azienda Dynamicall al mancato versamento di una parte dei contributi per alcuni lavoratori a progetto: tutti i nodi sono venuti al pettine e sono stati messi nero su bianco da due esponenti del nuovo governo giallo verde, il senatore e la deputata del Movimento 5 Stelle, Valerio Iuno Romano e Veronica Giannone.

Quest’ultima si occuperà di scrivere una relazione da inviare al ministro del Lavoro, Luigi Di Maio il quale starebbe già lavorando ad un progetto che scongiura le delocalizzazioni della produzione da parte di quelle imprese che hanno usufruito di contributi pubblici. Durissimo il commento del sindaco di Gallipoli, Stefano Minerva, intervenuto in assemblea: “Dopo varie vicende del passato, oggi abbiamo toccato il fondo. Quest’azienda è venuta sul territorio, ha spremuto i lavoratori, ma non abbiamo potuto incontrare i dirigenti e non esiste alcun rapporto tra i lavoratori e i vertici”. “Oltre 400 famiglie, per lo più di Gallipoli, ma anche dei comuni limitrofi, rischiano di restare a casa dopo aver costruito la loro vita questa occupazione, impegnandosi con mutui che non potranno onorare – ha aggiunto -. Il licenziamento collettivo è un problema sociale importante e dobbiamo fare il possibile per scongiurare il peggio: chiediamo un preciso impegno al ministro dIMG_6600-4el Lavoro sulla prima vertenza del nuovo governo”.

I più agguerriti e, al contempo, scoraggiati sono apparsi paradossalmente i lavoratori a progetto che si occupano delle commesse outbound. Non sono direttamente colpiti dai licenziamenti, dovuto alla perdita dell’unica commesa inbound, Mediaset Premium, ma non dormono ugualmente su due guanciali. “Siamo i nuovi poveri – hanno tuonato -: guadagniamo 6 euro e 50 centesimi lordi, all’ora, ma lo stipendio è tutto da costruire ogni giorno con i contratti che riusciamo a strappare”. Che fine farà questa corposa platea di precari, che supera le 300 unità? “Nella migliore delle ipotesi, dopo la chiusura di Gallipoli e Brindisi, verranno trasferiti tutti a Maglie ma non possiamo dirlo con certezza – hanno precisato Passabì e Bramato-. Alcuni di loro hanno lamentato il mancato versamento di una parte dei contributi all’Inps e l’azienda si è impegnata a ristrutturare questo debito attraverso un pagamento dilazionato e spalmato su 72 rate. A Brindisi è accaduto che un lavoratore, licenziato, non ha ottenuto dall’Inps il versamento della Dis Coll, ovvero l’indennità di disoccupazione, proprio perché mancava la copertura dei contributi”.

Ritornando alle origini della vertenza, i due segretari hanno ricostruito a grandi linee la storia dei passaggi societari culminata, nel luglio 2017, con l’acquisizione di Progetto Vendita da parte di Planet Group: “I lavoratori sono transitati tutti sotto il cappello della prima società. Progetto Vendita ha già attraversato fasi di flessione della produzione tanto che,  nel dicembre 2016, ha aperto procedura di licenziamento gestita con riduzione oraria e temporanea, su base volontaria, dei lavoratori”. Grazie alla solidarietà degli operari telefonici, che hanno accettato di ridursi lo stipendio e il monte ore settimanale, i tagli al personale sono stati di gran lunga inferiori di quelli temuti all’inizio. I 50 esuberi iniziali sono scesi a 18.IMG_6599-2

“L’azienda è sul territorio da 12 anni ed ha subito diversi passaggi aziendali. A livello sindacale, abbiamo gestito le criticità tipiche dei call center, legati alla stagionalità delle commesse, stipulando degli accordi difensivi che comunque avevano garantito il perimetro occupazionale. Ma con Planet Group abbiamo sempre avuto difficoltà di dialogo”, hanno puntualizzato i due. Il prossimo passo, dopo l’apertura ufficiale delle procedure di licenziamento collettivo, sarà quello di avviare un esame congiunto tra sindacati e azienda. “In quella circostanza metteremo tutti i problemi sul piatto – annunciano gli esponenti Cisl e Uil - e parleremo di tutto, perché il dramma dei lavoratori a progetto non è secondario rispetto a quello dei dipendenti”.

"Stiamo inviando una lettera al committente, Mediaset Premium per chiedere un incontro urgente -aggiunge Tommaso Moscara di Slc Cgil -: vogliamo capire, infatti, se chiude definitivamente oppure se sta spostando il lavoro rimasto su altri siti. In altre parole, se dietro non vi sia un'intenzione di delocalizzare la produzione".

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