Gallipoli

Accusa di voto di scambio. Barba querela “collaborante” di giustizia

Il deputato gallipolino smentisce categoricamente le accuse mosse nel corso dell'udienza del processo per l'omicidio di Salvatore Padovano e dà mandato ai legali per querelare Giuseppe Barba. "Falsità, mai dato soldi a nessuno"

Vincenzo Barba.

GALLIPOLI - Un’accusa pesante e “infamante”: voto di scambio nelle tornate elettorali di Gallipoli. Quella che riecheggia ancora nei verbali acquisti nel processo per l’omicidio del boss gallipolino della Sacra Corona Unita, Salvatore Padovano, detto ‘Nino Bomba’, che si sta celebrando davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Lecce. E nell’ultima udienza di inizio febbraio ecco le accuse, tutte da verificare, e per molti versi contraddittorie e anche azzardate, rese nell’audizione dell’aspirante collaboratore di giustizia Giuseppe Barba, detto “Peppe U’ Dannatu”. Accuse che hanno tirato in ballo, tra gli altri, anche l’onorevole Vincenzo Barba che oggi si difende a spada tratta e passa al contrattacco. Annunciando di aver dato mandato al proprio legale al fine di sporgere formale querela nei confronti dello stesso Giuseppe Barba.

La decisione di adire alle vie legali è stata maturata dal politico e imprenditore gallipolino in seguito alle ultime accuse emerse nei verbali acquisiti agli atti del processo e dalle dichiarazioni rese dal collaborante di giustizia al pubblico ministero Elsa Valeria Mignone in base alle quali emergerebbe l’accusa per Vincenzo Barba di aver elargito una somma di 30mila euro al consigliere comunale gallipolino, Giancarlo Padovano, in cambio del suo sostegno politico al nipote Antonio Barba, candidato alle regionali del 2010, ma che nella ricostruzione di Giuseppe Barba viene indicato come candidato alle provinciali dell’anno successivo. Circostanze sulle quali i diretti interessati hanno già pubblicamente smentito categoricamente ogni responsabilità ritenendo del tutto “prive di fondamento” le accuse mosse dal collaborante.

Ora c’è di  più visto che Vincenzo Barba comunica che “ messe da parte le infamanti dichiarazioni l’unica cosa vera di questa storia è che ho dato mandato, in mattinata, allo studio dell’avvocato Sambati del foro di Lecce di sporgere una maxi querela contro tal Giuseppe Barba a difesa e tutela della mia personale onorabilità, del mio partito e di Antonio Barba che non meritiamo certamente illazioni sconsiderate, fuori dal mondo e frutto di una fantasia galoppante che va oltre i confini della semplice megalomania e di qualche perversa strategia.

E per sgomberare il terreno da equivoci fuorvianti e da ricostruzioni non veritiere, Vincenzo Barba, ha inteso chiarire quanto segue: “Antonio Barba, a differenza di quanto dice il presunto aspirante collaboratore di giustizia, non è mai stato candidato alle ultime elezioni provinciali del 2011, e pertanto ogni ricostruzione dei fatti in tal senso è di per sé quantomeno fantasiosa; se il Barba si è poi erroneamente confuso, scambiando un anno per un altro ed una consultazione elettorale per un'altra, e magari voleva far riferimento alla campagna elettorale del 2010 alla quale mio nipote, Antonio Barba, non soltanto ha partecipato ma ha riscosso grande consenso di stima prima e di voti poi, le dichiarazioni dell’aspirante collaboratore sono doppiamente fasulle e menzognere, sia per logica che per prassi" 

Il parlamentare uscente spiega il perché: "In quella tornata elettorale, secondo le falsità del Barba, il sottoscritto avrebbe dato ben 30mila euro a Giancarlo Padovano per farsi sponsor nei suoi ambienti di frequentazione della candidatura di Antonio Barba. Peccato che Giancarlo Padovano è ora come allora, oggi come nel 2010, autorevole esponente di spicco dell’Udc. Oggi siede come consigliere comunale dello scudo crociato in Consiglio comunale. Allora, da uomo di partito, fece una campagna elettorale acerrima contro il Pdl per sostenere e supportare un candidato del suo partito, e devo anche aggiungere, con onestà politica, che l’Udc strappò ottimi risultati in città e nell’hinterland. Vi immaginate il Padovano che di giorno cuce per ridimensionare politicamente Antonio Barba e per impedirgli di essere eletto e poi di notte, quatto quatto, raccoglie prebende per farlo vincere? Impossibile, non credibile. E i dati elettorali confermano inequivocabilmente ciò.

Il ragionamento dell'esponente del Pdl prosegue: "Devo aggiungere che la candidatura dell’avvocato Barba, malgrado la competizione politica forte che si ebbe in città con il centro, con la sinistra e con gli altri candidati del centrodestra, vista la legge elettorale che prevede la preferenze, raccolse tantissimi voti e la sua vittoria, sebbene frutto di tanta, ma tanta fatica, sembrò quasi naturale, perché voluta dal territorio, dalla gente, dai cittadini. Furono così tante le attestazioni di stima che non avrebbero abbisognato di alcun supporto indotto, tanto meno di quello di un esponente dichiarato e molto attivo di una forza politica contrapposta alla luce del sole al Pdl galoppante”. 

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