Martedì, 27 Luglio 2021
S.M. Leuca

Opere per un'arrampicata sportiva al Ciolo: "Così si altera il paesaggio"

Lettera urgente a Regione Puglia, Soprintendenze regionali, al Parco Otranto-Leuca, nel progetto di "messa in sicurezza" dell'insenatura per un evento di turismo "industriale non ecosostenibile", finanziato con 500mila euro

GAGLIANO DEL CAPO - Una lettera aperta urgente alla Regione Puglia, alle varie Soprintendenze pugliesi, al parco naturale regionale Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, al Comune di Gagliano del Capo, per segnalare i progetti di infrastrutturazione a "paventato alto rischio degenerativo paesaggistico-ambientale" in concomitanza di un evento di turismo sportivo industriale non ecosostenibile, nell'insenatura del “Ciolo”, ultima patria salentina della foca monaca.

Dopo la segnalazione da parte dell’associazione Ecosalento – Turismo Sostenibile e grazie ad una missiva inviata all’attenzione del Coordinamento civico per la tutela del territorio e della salute del cittadino a firma di Erminia Manfredini, legale rappresentante della cooperativa ViaggieMiraggi, (cooperativa sociale con sede in Veneto da sempre impegnata per la promozione di un turismo umano, rispettoso dei luoghi e delle genti, fortemente responsabile ed altamente etico), cui si sono aggiunte altre segnalazioni di cittadini, gli ambientalisti sono venuti a conoscenza della prevista realizzazione di un evento di arrampicata sportiva: il “Salento Climbing Fest 2013” (https://www.salentoclimbingfest.com/) che interessa l’area del Parco naturale regionale “Costa Otranto ? S. Maria di Leuca e Bosco di Tricase”.

Un evento ritenuto di "impatto" in correlazione alla sproporzione dell'evento rispetto all'esiguità del luogo, nonché al progetto di grosso intervento di “messa in sicurezza” delle pareti rocciose a falesia di località “Ciolo”, per un importo addirittura di ben 500mila euro, promosso dal Comune di Gagliano del Capo. Le rocce e il ricchissimo ecosistema di innumerevoli e pregevoli piante rupicole, molte delle quali rare e iperprotette, per la cui presenza non a caso il “Ciolo” è oggi uno degli scorci più importanti e simbolici dell’intero parco Otranto – Santa Maria di Leuca, si sommano alle presenze avifaunistiche tra cui colombi selvatici e colonie di taccole (in dialetto locale le ‘ciole’) che ne verrebbero "profondamente disturbate nella loro millenaria nidificazione in quei luoghi dall’impatto delle opere di 'messa in sicurezza', come, anche, dalla pressione di frequenti arrampicate antropiche in siti oggi di esclusivo dominio della natura più incontaminata e selvaggia".

Le rupi del “Ciolo” con le loro grotte a vari livelli e i suoli interposti fra le rocce, sono "giacimenti a cielo aperto di reperti paletnologici e paleontologici di epoca preistorica risalenti alle epoche in cui quelle cavità videro la presenza di genti neanderthaliane e Cro-Magnon che lì vi si rifugiavano e praticavano la caccia nell'odierno territorio salentino": "un luogo - sottolineano - dalle importantissime valenze scientifiche quale 'geosito' per la lettura geologica della storia del Salento nel corso di milioni di anni che quel luogo unicum permette". Per questo, dal coordinamento parlano "di pressappochismo che ha portato lì questa aliena e contraddittoria, con tutto ciò che il Parco rappresenta, idea dell’arrampicata sportiva industrializzata in un simile contesto".

L'invito agli enti è quello di fermare l'iniziativa e di destinare i soldi pubblici ad attività "veramente coerenti con la tutela del paesaggio e con il nuovo Piano paesaggistico territoriale regionale: decementificazione, rinaturalizzazione, bonifica aree inquinate, rimboschimenti, ripiantumazione di piante autoctone, nonché per l’insenatura del Ciolo, e non solo, progetti atti a favorire il ritorno della foca monaca essendo stato anche proprio il Ciolo con le sue grotte costiere-marine uno degli ultimi siti di avvistamento di questo importante mammifero marino nel Salento".

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