Mercoledì, 16 Giugno 2021
S.M. Leuca

“Libri nel borgo”: storia e letteratura con Aldo Cazzullo e Andrea Scanzi

Dopo l'incontro con Vanni Santoni, arrivano a Specchia due dei più noti volti del giornalismo italiano. L'editorialista del Corriere della Sera presenta "Possa il mio sangue servire", la firma del Fatto Quotidiano il suo primo romanzo "La vita è un ballo fuori tempo"

Aldo Cazzullo.

SPECCHIA – E’ in corso da ieri a Specchia la rassegna letteraria “Libri nel borgo”, iniziativa promossa nell’ambito della Festa dei lettori e organizzata dall’amministrazione comunale con Libreria Idrusa di Alessano, le associazioni Diotimart e Librarti, con il presidio del libro “Capo di Leuca” e con Caroli Hotels.

Dopo l’incontro di ieri – si tengono tutti presso il convento dei Francescani Neri – con Vanni Santoni si prosegue oggi, sabato, alle 19 con Aldo Cazzullo, editorialista del Corriere della Sera, che presenta al pubblico “Possa il mio sangue servire”, saggio edito da Rizzoli che attinge a piene mani nella memorialistica per offrire, nella ricorrenza del 70esimo anniversario, una visione della Resistenza che va ben oltre la prospettiva ideologica di stampo marxista che ha dominato in lungo e in largo fino agli anni 80 e che, di contro, ha favorito per antitesi la nascita di un sottobosco riduzionista nel quale i partigiani sono visti come carnefici pronti a fare dell’Italia un grande soviet.

Attraverso una serie di storie con protagonisti provenienti da segmenti politici e sociali dei più diversi, Cazzullo ricostruisce la Resistenza come patrimonio della nazione e non di una fazione. Le storie delle suore di Firenze, Giuste tra le Nazioni per aver salvato centinaia di ebrei; dei sacerdoti come don Ferrante Bagiardi, che sceglie di morire con i suoi parrocchiani dicendo “vi accompagno io davanti al Signore”; degli alpini della Val Chisone che rifiutano di arrendersi ai nazisti perché “le nostre montagne sono nostre”; dei tre carabinieri di Fiesole che si fanno uccidere per salvare gli ostaggi; dei 600 mila internati in Germania che come Giovanni Guareschi restano nei lager a patire la fame e le botte, pur di non andare a Salò a combattere altri italiani.

La Resistenza fu fatta dai partigiani comunisti come Cino Moscatelli, ma anche da quelli cattolici come Paola Del Din, monarchici come Edgardo Sogno, autonomi come Beppe Fenoglio. E fu fatta dalle donne, dai fucilati di Cefalonia, dai bersaglieri che morirono combattendo al fianco degli Alleati. La Resistenza ha avuto le sue pagine nere, che vanno raccontate, come fa anche questo libro, da Porzûs a Codevigo; così come racconta le atrocità spesso dimenticate dei nazisti e dei fascisti: Boves e Marzabotto, le torture della X Mas e della banda Koch. La storia è scandita dalle voci dal lager e dalle lettere dei condannati a morte, che spesso chiedono la riconciliazione nazionale e si dicono certi che dal loro sacrificio nascerà un’Italia migliore.

foto-scanzi-2Domani, domenica 27 settembre, è invece il turno del giornalista Andrea Scanzi, firma del “Fatto Quotidiano”, autore e attore teatrale che presenterà il suo primo romanzo, "La vita è un ballo fuori tempo", edito da Rizzoli.

Nel romanzo si raccontano le vicende di Stevie, a cui le cose non potrebbero andare peggio. In redazione, dove ogni mattina la scure di Zagor gli ricorda lo squallore filogovernativo del suo tronfio direttore; a casa, dove ad accoglierlo c’è solo la labrador Clarabelle, ghiotta di crocchette all’alchermes; e persino al bar, perché la ragazza bellissima e misteriosa che gli prepara il caffè, Layla, ormai da sei anni lo tormenta con la sua indifferenza. I suoi migliori amici sono un playboy cinico e misogino, un tennista fallito, un cassiere di night vessato dalla moglie e una cavia di prodotti drenanti; e poi c’è Violet dagli occhi tristi, la sua ex, che in qualche modo ce l’ha fatta mentre lui è rimasto in panchina. Tra Stevie e il nonno gourmet Sandro, sosia di Pertini, il più giovane non sembra certo il nipote. In una settimana, però, possono succedere molte cose.

La rivoluzione è imprevedibile, e per forza di cose molto veloce se a guidarla sono quattro agguerriti hacker novantenni, più Amici miei che Antonio Gramsci, determinati a ribellarsi contro l’ennesima celebrazione farsa del governo: la Cerimonia Solenne del Massone Buono. Al loro fianco, in veste di “staffetta partigiana del XXI secolo”, un giovane giornalista che aspettava solo una chiamata alle armi. Forse però anche per Stevie è arrivata l’ora di regolare i conti. Di opporsi. E di scrivere la più lunga e sincera lettera d’amore mai scritta. 

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