S.M. Leuca

Fine corsa anche a Gagliano. L’azienda licenzia gli addetti alla mensa dell’ospedale

Dopo San Cesario, Rr Puglia lascia l'impianto anche nel nosocomio (dismesso) di Gagliano del Capo. Dal primo dicembre altri 14 in mobilità. Cgil, Uil e Cisal scrivono a Vendola: "Non si doveva perdere nemmeno un posto di lavoro"

Foto d'archivio.

 

GAGLIANO DEL CAPO - Dopo l’ospedale di San Cesario di Lecce è la volta di Gagliano del Capo. Anche presso il nosocomio “Daniele Romasi”,  che ha chiuso i battenti, l’azienda Rr Puglia ha comunicato la volontà di lasciare il servizio di refezione dal 1° dicembre, attivando le procedure di mobilità per altri 14 dipendenti. Tutto il personale in servizio su quell’impianto dunque, già interessato dalla cassa integrazione in deroga regionale.  Un’altra fetta della forza lavoro sanitaria rischia di andare in fumo: unità che si sommano alle 16 persone di San Cesario per le quali è stato richiesto l’intervento urgente del direttore generale della Asl, Valdo Mellone.
 
Il 29 novembre i sindacati si riuniranno presso la direzione di via Miglietta per correre ai ripari: nel caso del primo ospedale, infatti, i tempi strettissimi profilano “il rischio dell’interruzione di pubblico servizio” secondo Mirko Moscaggiuri di Cgil, e si valuterà l’ipotesi che sia la ditta “La Cascina” a prendere in carico la gestione della mensa. L’occasione sarà adatta, probabilmente, a sollevare il caso anche dell’ospedale di Gagliano interessato dalla scure dei tagli di posti letto prevista dal piano di riordino ospedaliero. La “rivoluzione” nella sanità salentina, adottata con delibera regionale il 30 novembre del 2010, dopo il lungo braccio di ferro tra l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il governatore di Puglia, Nichi Vendola, non manca di far sentire i suoi effetti a lungo termine.
 
I sindacalisti di Filcams Cgil, Uiltucs Uil e Cisal, sul piede di guerra, hanno deciso di informare direttamente il governo di via Capruzzi della  “grave condizione creatasi all’interno del servizio mensa dei presidi ospedalieri della provincia di Lecce”. Se gli effetti del piano di riordino ospedaliero hanno portato, infatti, la titolare del servizio nei due nosocomi a fare dietrofront, “tale, inaccettabile situazione contrasta con quanto si è sempre sostenuto per la difesa del lavoro, e cioè che nessun posto di lavoro si sarebbe perso in seguito al riordino ospedaliero”.
 
La missiva sindacale indirizzata a Nichi Vendola non lascia spazio a fraintendimenti: si chiede un incontro urgente per scongiurare un ennesimo dramma sociale. E i sindacati profilano l’ipotesi di attivare percorsi di stabilizzazione simili a quelli già adottati (vedi le internalizzazioni), per evitare di relegare ad un ruolo di emarginazione sociale gli addetti al servizio mensa.
 
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