S.M. Leuca

Richieste per la ricerca di petrolio nel Mediterraneo: “Presa di coscienza europea”

Il presidente del parco naturale regionale Costa Otranto - Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, Nicola Panico sottolinea la dimensione internazionale della questione che potrebbe interessare direttamente la costa salentina e le sue aree protette

La costa di Santa Maria di Leuca.

LECCE – La ricerca del petrolio nel Mediterraneo è un problema europeo e come tale deve essere affrontato. Lo ha detto a chiare lettere il presidente del parco naturale regionale Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, Nicola Panico, che rappresenta il sistema delle aree naturali del Salento al tavolo tecnico istituito presso la Provincia di Lecce. Gli esperti, intanto, sono all’opera per la stesura delle osservazioni da inviare al ministero dell’Ambiente in relazione alla richiesta di prospezioni in mare avanzata dalla Global Med Lcc. Il termine scade il 16 dicembre.

“E’ notizia recente – ha spiegato Panico - che le autorizzazioni sono state  già concesse da Croazia e Grecia, per questo riteniamo che il problema debba essere affrontato ad un livello sovraordinato rispetto ai governi nazionali. Per scongiurare il pericolo non sarà sufficiente quindi un decreto ‘Salva Italia’, occorrerà bensì pensare a delle misure europee ‘Salva Mediterraneo’ che dovranno arrivare necessariamente dai banchi di Bruxelles”. E' necessaria, in altri termini, una moratoria che consenta un'adeguata presa di coscienza e valutazione.

Esiste poi una questione di mentalità, di cultura rispetto alla quale ci sono le condizioni, secondo Panico, per un cambio di passo: “Nelle comunità del nostro territorio è ormai matura una consapevolezza ambientale ed ecologica alla quale si aggiunge una situazione politico-culturale favorevole alla costituzione di un’area marina protetta. Non ci si dimentichi che oltre all’ipotesi di l’impatto letale che avrebbero eventuali incidenti con gravi sversamenti di petrolio, le sole perdite di carattere  fisiologico comporterebbero, in maniera irreversibile per il Mar Mediterraneo e tutta la sua economia una vera e propria catastrofe, vanificando gli sforzi per la conservazione di una cultura e di una tradizione note ed apprezzate in tutto il mondo. Il mar Mediterraneo infatti è un bacino chiuso collegato all’oceano dal solo stretto di Gibilterra che assicura il ricambio e le correnti necessarie ad attenuare l’effetto di stagnazione delle acque”. 

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