Notizie da Maglie

Vite da 800 euro. Rese schiave per sesso, fermato giro di prostituzione: tre gli arresti

I carabinieri della compagnia di Maglie hanno arrestato nei giorni scorsi tre persone di origine bulgara con l'accusa di aver costretto quattro connazionali a vendere il proprio corpo, fruttando loro cospicui compensi. Con l'operazione "Robinia" bloccato un giro con ramificazioni estese in parte della provincia

LECCE – Ottocento euro, tanto valeva la vita di Maria (nome di fantasia) per i suoi sfruttatori, tre cittadini bulgari di etnia Rom, che l'avevano letteralmente acquistata per trasformarla in una schiava del sesso a pagamento. Un mercato fiorente che dalla Bulgaria, attraverso la figura di intermediari, portava sino al Salento giovani donne da far prostituire sulle strade. Introdotte clandestinamente in Italia, magari con la promessa di un lavoro come collaboratrici domestiche, divenivano schiave e oggetti da sfruttare. Ognuna doveva consegnare ai propri aguzzini almeno 250 euro al giorno, dopo aver ceduto il proprio corpo a decine di clienti, con tariffe che variavano dai 20 ai 30 euro.

Un inferno fatto di minacce, privazioni, segregazione e violenze. Le ragazze erano alla mercé di un’organizzazione criminale formata da bulgari. Tre gli arresti eseguiti nei giorni scorsi dai carabinieri della compagnia di Maglie, guidata dal capitano Luigi Scalingi e dal tenente Rolando Giusti, al termine di una complessa e brillante attività di indagine svolta sotto il sapiente coordinamento del sostituto procuratore Carmen Ruggiero. In carcere sono finiti Emiliya Giorgieva di 38 anni, il marito Tsvetan Tsvetanov 40enne, e Aleksandar Georgiev, 27enne. Le accuse nei loro confronti sono di riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione.

L'operazione, denominata "Robinia" (letteralmente schiava in bulgaro), nasce all'inizio di settembre, quando i carabinieri, durante un servizio di controllo, notano quattro giovani donne bulgare che si prostituiscono sulla strada che collega Maglie a Collepasso. Le I successivi ricontri investigativi permettono di identificare i loro sfruttatori. Sotto l'egida della Procura i militari iniziano un fitto servizio di intercettazioni (telefoniche e ambientali, rese assai complesse dalla lingua parlata dagli indagati, una sorta di commistione tra il bulgaro e la lingua rom) e accertamenti a tutto campo.

La svolta nelle indagini avviene dopo alcuni giorni, quando i carabinieri di Gallipoli fermano per un controllo alcuni cittadini bulgari, tra cui una 33ennne. La donna trova la forza e il coraggio di raccontare e denunciare il proprio calvario, di essere stata comprata qualche giorno prima da tre bulgari per 800 euro e di essere stata costretta a prostituirsi nel Salento.

Maria viene affidata a una casa protetta, che dopo averle offerto assistenza le fissa per il 12 ottobre la partenza per la Bulgaria, dove la 33enne ha lasciato la famiglia e due figli. I suoi aguzzini, però, attraverso la fitta rete della comunità bulgara e la leggerezza dell'utilizzo dei social network da parte di un'amica della vittima, riescono a sapere della partenza e decidono di "riappropiarsi" di quella che considerano una loro proprietà.

"Non appena la riprendiamo la massacriamo", commentano gli arrestati in una conversazione telefonica, con la massima tranquillità. In un'altra telefonata, questa volta con l'intermediario bulgaro che gli ha procurato la "preziosa merce", uno degli arrestati spiega: "Io la riprendo, è sicuro, poi te la do e l'ammazzi tu".

La mattina del 12 ottobre viene quindi organizzata un'operazione. Alle 9 i militari intercettano la Georgieva presso la stazione dei pullman di Lecce, nei pressi dell'ex Foro Boario. La donna scende dall’autovettura e raggiunge la vittima con l’intento di portarla via con sè a Brindisi (dove ad attenderle ci sono gli altri due arrestati) e farla tornare a prostituirsi. La Georgieva viene quindi bloccata dai militari poco dopo le 12 a Lecce nei pressi della stazione ferroviaria.

I bulgari non avendo più contatti con la loro complice, abbandonano la loro autovettura nelle campagne di Squinzano e fuggono a piedi. I carabinieri del Nucleo operativo di Maglie, coadiuvati dai colleghi di Tricase, avuta conferma della presenza dei due ricercati a Presicce, decideno di intervenire all'alba del giorno successivo. Il blitz scatta mentre i due bulgari si stanno preparando a lasciare il Salento e sottrarsi alla giustizia. Uno degli arrestati tenta una rocambolesca quanto inutile fuga sui tetti, ma viene bloccato e arrestato. Per tutti e tre il gip ha già convalidato la custodia cautelare in carcere.

Per Maria, invece, affidata a un'altra casa protetta, la speranza di un futuro migliore, che le consenta di dimenticare questo inferno e di riappropriarsi della sua dignità di donna e madre, i beni più preziosi che alcuni connazionali senza scrupoli hanno tentato di portarle via. Perché, come ha detto Kate Millet (scrittrice e attivista femminista statunitense): “Non è il sesso, in realtà, che si fa vendere alla prostituta: è la sua degradazione. E il compratore, il cliente, non sta comprando la sessualità, ma il potere”.

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