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Morì nel reparto di psichiatria. Da Foggia la famiglia chiede giustizia

Una 53enne affetta da problemi psichici è morta il 25 agosto, per soffocamento, nell'ospedale di Scorrano. Il pubblico ministero Roberta Licci ha aperto un fascicolo e due medici e due infermieri risultano indagati. Teledauna ha intervistato la sorella

LECCE – La famiglia della 53enne foggiana morta nell’ospedale di Scorrano il 25 agosto scorso chiede giustizia. La vicenda, sulla quale è stata aperta un’indagine, torna d’attualità con un servizio dell’emittente Teledauna registrato nelle scorse settimane. La sorella della donna – che era affetta da problemi psichici e che per questo era stata affidata in precedenza ad una struttura di Nociglia, per poi arrivare nel nosocomio - ritiene che ci siano delle responsabilità ben precise.

Secondo le prime ricostruzioni fu il soffocamento seguito all’ingerimento di una banana afferrata sul comodino di un altro paziente a causare la morte, nonostante i soccorsi prestati dai sanitari. Sul registro degli indagati il pubblico ministero Roberta Licci ha iscritto l’anestesista intervenuto per le procedure di rianimazione e il medico di turno nel reparto di psichiatria, insieme a due infermieri.

Nell’intervista si sostiene che la famiglia aveva cercato di mettersi in contatto con la congiunta, ricoverata nel nosocomio dal 12 agosto, verso le 19 ma la voce dall’altra parte del telefono avrebbe risposto che era in corso un colloquio. La notizia del decesso, fissato però alle18.50, sarebbe stata comunicata solo un paio d’ore dopo. La sorella della 53enne – che è in attesa dei risultati dell’autopsia affidata al medico legale Alberto Tortorella - ha motivo anche di pensare ad un dosaggio eccessivo di farmaci, convinzione che sarebbe maturata sentendo parlare con estrema difficoltà la donna nei giorni del ricovero precedenti alla morte. 

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