Giovedì, 21 Ottobre 2021
Maglie Taurisano

"Febbre da cavallo": doping e corse clandestine, vanno tutti a processo

Diciotto gli imputati. Le indagini nel 2012 svolte da forestale e squadra mobile. Gare su strade e persino nella "pista di Maglie" in disuso e occupata abusivamente. E farmaci a volontà

LECCE - L’operazione fu ribattezzata “Febbre da cavallo”, ma c’è poco da ridere: si è ben lontani dalle mandrakate di Gigi Proietti. Eppure non manca un tocco di puro grottesco in questa storia, giacché si sta parlando di corse clandestine di cavalli. Organizzate alla luce del sole, con una vasta cornice di pubblico in visibilio, fra cui pure bambini, e persino videoriprese. Insomma, tutto fuorché un mistero.

Quella che gli agenti della forestale e della squadra mobile della polizia amputarono, ai primi di aprile del 2012, fu la testa di una presunta organizzazione per delinquere che per diverso tempo sarebbe stata in grado di gestire eventi “sportivi” in cui, a fare da appendice, c’erano scommesse a suon di soldi. Scenari predestinati, fin dal 2011, erano aree di campagna fra Scorrano, Maglie e altri comuni del centro e del sud Salento. Per poi arrivare al salto di qualità: direttamente in pista. Su un circuito, inutile anche dirlo, occupato abusivamente.

E gli animali? I poveri cavalli sarebbero stati costretti a competere su terreni disastrati e asfalto, spesso e volentieri persino dopati con farmaci e sostanze antidolorifiche (fra cui medicinali destinati al consumo umano) per resistere a gare stremanti.

Non solo. Se, come detto, le sfide non si tenevano fra vie poco battute dalle autovetture, per esempio ai margini delle zone industriali, c’era a disposizione persino l’ex ippodromo, noto come “pista di Maglie”. Una scenografia più che dignitosa, che, secondo gli investigatori, sarebbe stata sfruttata fin dal febbraio del 2012.        

In diciotto, ora, dovranno rispondere di questo e altro al processo. Tutti rinviati a giudizio, come da richiesta del procuratore aggiunto Ennio Cillo, i protagonisti e i comprimari di questa faccenda che sembra una burla, e che invece è assurdamente vera. Così ha stabilito il gup Stefano Sernia nell’udienza preliminare di questa mattina, riservandosi di decidere se restituire i cavalli a coloro i quali hanno inoltrato istanza. 

Si tratta di: Fabrizio Picca, detto “Fabrizio” o “Paghiara”, 49enne di Taviano; Salvatore Lezzi, detto “Tonino”, 64enne di Copertino; Giuseppe Luigi Olimpio, detto “Luigi”, 41enne di Taviano; Salvatore Capone, detto “Totò”, 52enne di Taurisano; Ettore Manni, 51enne di Taurisano; Quintino Tamborrini, 56enne di Neviano; Cosimo Ilario Picca, detto “Ilario” o “Paghiara”, 45enne di Taviano; Vincenzo Cosimo Astore, detto “Mimino”, 56enne di Racale; Piero Alemanno, detto “Piero”, 47enne di Gallipoli; Claudio Dell’Anna, detto “Claudio di Nardò”, 53enne di Nardò; Nicola Zuccaro, detto “Nicolino”, 75enne di Nardò; Amato Luciano De Luca, 60enne di Scorrano; Cesare Gregorio Bruno, detto “Cesare”, 67enne di Nardò; Amato Salvatore De Luca, 63enne di Scorrano; Antonio Luigi Rinaldi, detto “Zingaro”, 44enne di Taurisano; Filippo Schiavano, 33enne di Taurisano; Vito Salvatore Seclì, 51enne di Taurisano; Luigi Rausa, 46enne di Scorrano.  

UN’ORGANIZZAZIONE MINUZIOSA

5 Immagine-2Tutto si svolgeva secondo un rituale preciso, con una macchina logistica ben collaudata e vari ruoli. C’erano le convocazioni dei partecipanti negli orari prefissati, le selezioni di cavalli e fantini, i momenti dedicati alla somministrazione dei medicinali, l’organizzazione delle batterie, le immancabili somme in palio. Che poi erano il succo di tutto. E non mancavano nemmeno le vetture starter. Uno show in piena regola.

Gli investigatori hanno ritagliato il ruolo di leader carismatico al 52enne Salvatore Capone di Taurisano, più noto come Totò. Sarebbe stato lui il punto di riferimento per tutti, dall’organizzazione delle corse, ai farmaci per i cavalli. Sempre Capone avrebbe gestito il denaro, i soldi per le iscrizioni e quelli delle puntate.

Fra i promotori principali di questo campionato “parallelo”, sono stati individuati anche altri soggetti: Piero Alemanno, Vincenzo Cosimo Astore, Fabrizio Picca, Giuseppe Luigi Olimpio e Salvatore Lezzi. I primi tre, avrebbero avuto ruoli organizzativi, gestendo anche la pista (poi sequestrata) e somministrando sostanze dopanti. Picca avrebbe anche partecipato alle scommesse versando le proprie quote e rilevando quelle degli altri.

Olimpio, oltre ad assistere alle manifestazioni, avrebbe fornito indicazioni per i partecipanti e collaborato alla gestione e al trattamento dei cavalli. Lezzi, poi, sarebbe stato per gli inquirenti una sorta di factotum. Di volta in volta, fantino, starter, giudice, scommettitore. Avrebbe persino fornito la Mercedes sulla quale montare le ali da starter.      

Gli altri, con ruoli di secondo piano, si sarebbero associati in vari modi. Fra loro, proprietari di cavalli, persone che avrebbero coadiuvato nella distribuzione dei farmaci e altre che avrebbero fornito consulto su quali sostanze impiegare, un conducente di camion per il trasporto (Rinaldi) e soggetti che, in genere, avrebbero presenziato alle gare in molte occasioni. A tutti i diciotto imputati sono contestati in concorso anche i reati 544 ter, quater e quinques (maltrattamento di animali; spettacoli o manifestazioni vietati; divieto di combattimento tra animali).

Amato Luciano De Luca, Luigi Rausa, Piero Alemanno, Vincenzo Cosimo Astore e Salvatore Capone rispondono, infine, di aver occupato arbitrariamente l’ippodromo in disuso di proprietà comunale. Fra loro, De Luca avrebbe fornito indicazioni per gestirlo, visto che in passato aveva avuto l’incarico di custode addetto alla pista.   

Gli imputati sono difesi dagli avvocati: Francesco Fasano, Salvatore Bruno, Rocco Luigi Corvaglia, Silvio Caroli, Pasquale Rocco Scorrano, Luigi Greco, Stefano Stendardo, Federico Martella, Giuseppe Bonsegna, Michele Bonsegna, Dimitry Conte, Biagio Palamà, Sonia Santoro, Mario Blandolino, Giancarlo Vaglio, Maria Greco, Gerardo Carriero.  

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