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Maglie: la "signora della truffa" colpisce ancora

La 59enne sfidò i carabinieri che le avevano sequestrato i mobili fatti portare da varie aziende con l'inganno, senza pagare. E' stata di parola ed è tornata alla carica. Scatta l'ennesima denuncia

Può darsi che sia una forma compulsiva. Un caso clinico, più che giudiziario. Una forma molto avanzata di cleptomania, non basata sul semplice, noioso, consueto taccheggio, ma sull'ideazione di espedienti diabolici per ottenere ciò che la mente desidera. L'appagamento è così doppio. Sarà quel che sarà, sta di fatto che la fantomatica signora Portaluri, colei che sfidò a muso duro i carabinieri che le avevano sequestrato i mobili "acquistati" (si fa per dire?) con raggiro da alcune imprese, urlando col sangue agli occhi che ne avrebbe presi altri e più belli (tutto vero: confrontare https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=2673) è stata di parola. Insomma, la signora della truffa è tornata alla carica e nonostante sia ormai sommersa da più denunce di un pregiudicato di lungo corso, ha ricominciato a coltivare pensieri criminali ai danni delle aziende e ad ideare perversi stratagemmi. In realtà, la tattica di battaglia è sempre la stessa. Fingersi una brava, povera, donnina costretta a letto da atroci malattie (immaginarie) e, strappando una lacrimuccia ai titolari delle aziende, rimandare eternamente il pagamento di mobili ed elettrodomestici appena fatti portare fra le sue pareti domestiche.


Cinquantanovenne, sposata, una casetta nella bella Maglie da riempire. Nella sua città è ormai fin troppo conosciuta, si sussurra in giro che i commercianti abbassino le saracinesche al solo vederla passare. Consapevole di non avere più chance di frodare i concittadini, ha pensato bene di chiamare questa volta una ditta di Tricase, facendosi portare a domicilio un bel gingillo di marca Candy, una lavatrice del valore di 370 euro. Quando il titolare dell'azienda ha però capito di essere stato frodato, è scattata la denuncia. I carabinieri, a quel punto, non hanno dovuto fare altro che bussare alla solita porta, farsi aprire e sequestrare l'elettrodomestico per riconsegnarlo al legittimo proprietario. La donna ora è indagata per truffa continuata.

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