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“Sei uno spastico”, poi calci e pugni: chiesto il processo per i compagni di classe

Sul registro degli indagati finirono sette studenti di un istituto scolastico di Maglie, ma per due di loro non sono stati trovati elementi per sostenere l'accusa in giudizio. I fatti risalgono al 2019

MAGLIE - Un giorno si ritrovò incollato sul giubbotto un biglietto con su scritto “sono uno spastico”, e in altre circostanze fu costretto a subire violenza fisica, come quando si rifiutò di passare un compito a un compagno di classe.

Ora però, il gruppetto di studenti all’epoca dei fatti (nel 2019) 15enni, che avrebbe bullizzato il coetano, tra i banchi di scuola, rischia di finire al banco degli imputati.

Nei giorni scorsi, la procuratrice Simona Filoni ha avanzato richiesta di rinvio a giudizio per cinque di loro. Per altri due compagni che dopo aver ricevuto lo scorso aprile l’avviso di conclusione delle indagini, avevano depositato memorie difensive (attraverso gli avvocati Oscar Galante e Giuseppe Giannaccari), il gip Aristodemo Ingusci aveva disposto l’archiviazione.

A decidere sull’istanza sarà il giudice del tribunale per i minorenni, durante l’udienza preliminare in cui i giovani imputati saranno rappresentati dagli avvocati Paolo Marseglia, Luigi Fersini e Giuseppe Erriquez.

Stando a quanto riportato nella denuncia, sporta dalla famiglia attraverso l’avvocato Dario Paiano, il più delle volte il ragazzo veniva picchiato senza un motivo, come quando, durante un’assemblea di istituto, in aula magna, mentre veniva proiettato un film commemorativo sulla deportazione degli ebrei nei campi concentramento, i compagni si sarebbero scagliati contro di lui, all’improvviso, tirandogli pugni alle braccia e facendolo cadere dalla sedia. All’invito della vittima di smetterla, la risposta sarebbe stata: “Ta stare cittu, spasticu” (devi stare zitto, spastico, ndr).

Alcune delle aggressioni – in una delle quali il malcapitato subì ferite a una gamba che resero necessario il ricorso alle cure mediche in ospedale - sarebbero state annunciate anche via whatsapp e motivate con un “così pe sguariu” (così per puro divertimento”, ndr).

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