Nardò

Accusato di minaccia aggravata: 82enne assolto dal giudice

I fatti risalgono all'estate del 2010 quando un uomo di 68 anni aveva denunciato di essere stato minacciato con un fucile da caccia da un suo vicino. I carabinieri trovarono una decina di armi durante la perquisizione

Il tribunale a Nardò.

 

NARDO’ - Il Tribunale di Lecce, sezione distaccata di Nardò, giudice monocratico Giuseppe Biondi, ha pronunciato sentenza di assoluzione con formula piena perché il fatto non sussiste, nei confronti dei due uomini  - padre e figlio - di Veglie, accusato il primo di minaccia aggravata con l’uso di armi e omessa diligenza nella custodia di armi, il secondo della sola contravvenzione relativa alla custodia delle armi.

Il giudice condividendo la tesi del collegio difensivo composto dagli avvocati Francesco Milanese e Antonio Mazzeo, ha ritenuto non sussistere i fatti contestati che risalgono al luglio del 2010. I difensori avevano sostenuto e provato nel dibattimento che il fatto della minaccia aggravata dall’uso di armi non era mai accaduto, e che il reato contestato di mancata diligenza nella custodia di armi era insussistente poiché le stesse erano tutte legalmente detenute, con l’osservanza dell’onere di diligenza minimo previsto dalla legge. Su tale ultimo punto ha concordato anche la pubblica accusa che nelle conclusioni ha chiesto l’assoluzione degli imputati.

fucili-3-2Il fatto traeva origine da una denuncia querela presentata da un pensionato di Nardò, all'epoca 68enne, che aveva dichiarato ai carabinieri di Porto Cesareo di essere stato minacciato da un altro pensionato di Veglie - oggi di 82 anni -, a seguito di una lite per motivi economici. Ricevuta la querela i militari si erano portati presso l’abitazione della persona accusata e avevano sequestrato le armi (nella foto), tra le quali avevano ritenuto vi fosse quella utilizzata nel fatto contestato, rilevando che tutte le armi, seppur regolarmente denunciate, erano custodite in un armadio aperto e non chiuso a chiave e altre in luogo non idoneo.

I difensori avevano già ottenuto l’annullamento del sequestro da parte del Tribunale del Riesame, ritenendolo abnorme e sproporzionato rispetto alla tenuità dei fatti, oltre che immotivato e viziato da gravi violazioni dei diritti degli indagati. Per i difensori si è chiusa nel migliore dei modi una vicenda kafkiana in cui erano rimasti coinvolti due onesti cittadini, per una accusa che il Tribunale ha accertato essere del tutto infondata e per la quale, forse, con un po’più di prudenza, non si sarebbe giunti ad un processo

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