Nardò

Bandiere a mezz’asta per onorare Cucchi. Insorge il sindacato delle forze di polizia

Dopo l'iniziativa del sindaco di Nardò dura presa di posizione del segretario generale del Coisp, Maccari: "Scelta inopportuna e offensiva delle Istituzioni"

La bandiera a mezz'asta, ieri a Nardò

NARDO’ – Appena ieri l’iniziativa del sindaco di Nardò, Pippi Mellone, di porre le bandiere del Comune a mezz’asta come atto simbolico di solidarietà e di richiesta di verità e giustizia per la morte del giovane romano Stefano Cucchi. E oggi la presa di posizione dei vertici romani del Coisp, il sindacato indipendente delle forze di polizia, che dopo aver appreso della decisione dell’amministrazione neretina ha subito mosso le sue rimostranze esprimendo il proprio dissenso e la propria contrarietà. A stigmatizzare l’iniziativa di Mellone è stato Franco Maccari,  in qualità di segretario generale del Coisp, che ha paragonato l’atto di porre le bandiere a mezz’asta a Nardò a tutte quelle che da tempo “tentano di condizionare gli organi giudiziari sul caso Cucchi”. Di contro secondo il responsabile del sindaco indipendente di polizia “nessuno invece parla del poliziotto ridotto in fin di vita da uno spacciatore marocchino”. Un piccolo vespaio dunque che muove dalla decisione del sindaco neretino  di “simboleggiare” la richiesta di verità sulle morti sospette di Stefano Cucchi dopo il suo arresto e a livello locale di Gregorio Durante, deceduto nel carcere di Trani nel corso della sua detenzione. Ma soprattutto sul caso nazionale del giovane romano il segretario del Coisp ha inteso prendere una posizione greve ed ufficiale.  

“E’ davvero incredibile che un sindaco utilizzi le proprie funzioni istituzionali, attraverso gesti dall’alto valore simbolico, per inserirsi con opinioni del tutto personali in una vicenda giudiziaria, come quella del procedimento a carico dei carabinieri coinvolti nelle vicende legate alla morte di Stefano Cucchi” ammonisce il segretario Maccari, “l’iniziativa del sindaco di Nardò è offensiva nei confronti dei propri concittadini e delle istituzioni, e serve soltanto, oltre che a dare un lampo di visibilità personale al suo protagonista, ad aggiungere un altro piccolo contributo all’incredibile opera di condizionamento scatenata nei confronti dell’autorità giudiziaria, dopo che i periti nominati dal giudice hanno stabilito che il giovane arrestato per droga non è morto per un pestaggio ma a causa dell’epilessia di cui soffriva da tempo”. Ma lo sfogo del rappresentate sindacale delle forze dell’ordine non si placa, ma nel contempo giunge anche un chiarimento sull’intera e controversa vicenda della morte di Stefano Cucchi,  

 “Tutti vogliamo conoscere la verità su quanto avvenuto” aggiunge Maccari, “e l’operato della magistratura deve essere rivolto proprio a ristabilire i fatti nella massima serenità, senza condizionamenti, e senza soprattutto cedere alla linea della presunzione di colpevolezza ad ogni costo delle forze dell’ordine. L’incredibile sollevazione mediatica tesa a screditare le conclusioni tecnico-scientifiche di professionisti nominati dal giudice, è la prova che non si vuole la verità, ma solo gettare fango e veleno su chi veste una divisa.  Mentre tutti si fanno a gara per urlare allo scandalo e all’indignazione per le verità che emergono dal processo sulla morte di Cucchi” Incalza il segretario Coisp, “non un solo rappresentante del Governo, non un solo rappresentante politico, fatta eccezione per Matteo Salvini, non uno solo sindaco, fatta eccezione per quello della sua città di origine, Catanzaro, ha invece espresso solidarietà o vicinanza, od un semplice augurio di guarigione, verso il poliziotto di 33 anni, che lotta in un letto d’ospedale tra la vita e la morte per essere stato travolto con l’auto da uno spacciatore marocchino che ha tentato così di sfuggire all’arresto a Mariano Comense. Una lotta che il povero Sebastiano Pettinato” conclude Maccari, “sta portando avanti con grande forza, circondato soltanto dall’affetto dei suoi familiari e dei suoi colleghi di tutta Italia, ma ignorato da quegli alti rappresentanti istituzionali che invece sono sempre pronti a pavoneggiarsi davanti alle telecamere quando con il nostro sacrificio personale riusciamo ad arrestare un mafioso od un assassino”.

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