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Bellanova porta il "caso" Ses di Nardò in Parlamento

Con un'interrogazione dell'onorevole del Pd, Teresa Bellanova, la vicenda dei lavoratori Ses di Nardò approda in Parlamento: "Il ministro del Lavoro vigili sul rispetto dei diritti fondamentali"

Teresa Bellanova.-3

NARDO' - La vicenda dei lavoratori Ses di Nardò arriva in Parlamento, grazie ad un'interrogazione a risposta scritta, presentata dalla deputata del Pd e componente della Commissione Lavoro, Teresa Bellanova, al ministro del Lavoro: nel testo dell'interrogazione, la parlamentare ricostruisce dettagliatamente la situazione dei lavoratori in questione, ricordando le denunce presentate dagli stessi, il clima di tensione che gli operai sembra abbiano dovuto subire, i tagli al personale incoerenti con le commesse in entrata.

La Bellanova chiede, quindi, al ministro Sacconi di verificare la situazione e di agire per "tutelare i diritti fondamentali dei lavoratori che potrebbero non essere stati rispettati".

Nello specifico, la Bellanova ricorda che il gruppo Ses Spa (Sevar srl, Grandi srl e Italgecri srl) di proprietà dei fratelli Sergio e Pietro Scorza, operi da anni, in provincia di Lecce, nel settore "impianti di metanizzazione", contando fino a qualche anno 86 dipendenti circa; nel novembre 2004 i fratelli Scorza, sono stati denunciati da numerosi lavoratori per il reato di estorsione aggravata e riduzione in stato di schiavitù dei dipendenti: "In particolare - scrive la Bellanova - ci si riferiva ad un clima diffuso di intimidazione tale da costringere i lavoratori ad accettare condizioni di lavoro vergognose; tra i capi d'accusa si sono riscontrati turni di lavoro non regolare, difatti sembrerebbe che le maestranze fossero costrette a lavorare anche per una media di dodici ore al giorno a fronte di una retribuzione che contemplava solo otto ore lavorative, disattendendo così quanto previsto dal Ccnl".

"Inoltre - prosegue la deputata del Pd -, pare che i titolari esercitassero delle minacce a carico dei dipendenti, come la perdita del posto di lavoro, per costringere gli stessi a sottoscrivere false ricevute di acconti sulla retribuzione e per fargli firmare false dichiarazioni con data in bianco di autolicenziamento".

Le cause penali sono ad oggi in corso, ma nel frattempo il gruppo Ses, come rammenta la Bellanvoa, ha provveduto a ridimensionare l'organico esistente effettuando nel corso degli anni diversi licenziamenti dimezzando, di fatto, la manodopera fino a contare solo circa 45 lavoratori; nel corso dell'anno 2009, poi, il gruppo Ses ha proceduto a licenziare quattordici lavoratori tra cui due delegati sindacali con "la presunta motivazione della mancanza di commesse" e sembrerebbe incombere la minaccia di licenziamento per altre dieci unità lavorative con qualifica di operaio.

"Le organizzazioni sindacali - dichiara - hanno contestato i licenziamenti del personale a tempo indeterminato in quanto sono stati disattesi i precedenti accordi siglati in sede ufficiale con l'azienda che prevedevano in caso di difficoltà degli incontri preventivi tra lavoratori, gruppo aziendale e parti sindacali; più volte è stato fatto presente al gruppo aziendale la possibilità di ricorrere all'utilizzo degli ammortizzatori sociali al fine di bloccare la perdita di posti di lavoro, ma puntualmente lo stesso gruppo ha ignorato tale istanza".

La Bellanova ricorda come negli incontri periodici tenuti tra le organizzazioni sindacali, i lavoratori e l'azienda presso Confindustria Lecce, allo scopo di reintegrare i lavoratori licenziati, il gruppo aziendale abbia posto la condizione per la quale gli stessi avrebbero dovuto sottoscrivere una transazione retroattiva nella quale dichiaravano di non aver null'altro a pretendere dall'azienda rispetto a situazioni pregresse; inoltre, sembrerebbe, inoltre, che negli ultimi, quindici giorni lo stesso gruppo abbia, nonostante la dichiarata mancanza di commesse, proceduto a rinnovare sette contratti a tempo determinato. Pertanto la Bellanova chiede al ministro di "verificare con urgenza la situazione, attivandosi per accertare se queste transazioni siano state effettivamente attuate da parte dell'azienda" e "quali iniziative mettere in atto per tutelare i diritti fondamentali dei lavoratori che potrebbero non essere stati rispettati".

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