Martedì, 18 Maggio 2021
Nardò

Caso firme false, giallo su faldoni spariti. Losavio: “Mellone riferisca in consiglio”

Si infittisce il caso legato alla presentazione delle liste del 2016 finito già sotto la lente della procura. Restano i dubbi sui documenti irreperibili nell’ufficio elettorale di via Ingusci. Il candidato di Impegno Civico punge il primo cittadino che replica annunciando querele

NARDO’ - Emergono fatti sempre più contorti che mettono in discussione la regolarità del voto amministrativo del 2016 a Nardò, quando la coalizione di Pippi Mellone si impose al ballottaggio per poche decine di voti su quella del sindaco uscente Marcello Risi.

La roboante questione delle presunte “firme false” (i fatti risalirebbero alla presentazione delle liste per le elezioni del 2016) che da alcuni mesi infiamma il dibattito politico neritino, si arricchisce di un nuovo giallo che viaggia parallelamente all’inchiesta penale avviata doverosamente dalla procura di Lecce a seguito degli esposti presentati dagli esponenti politici dell’opposizione del sindaco Mellone.

Le ultime notizie riportate da alcuni media e rese note anche dall’ex primo cittadino Marcello Risi riguarderebbero interi faldoni scomparsi dall’ufficio elettorale della sede comunale di via Pantaleo  Ingusci e che sarebbero strettamente legati ai documenti e alla presentazione delle copie delle liste elettorali della tornata di cinque anni addietro. Un giallo sul quale ora sia tendono ulteriori chiarimenti per chiarire se effettivamente sono misteriosamente scomparsi atti che sarebbero in qualche modo tornati utili anche alla magistratura. Sulla vicenda sono stati interessati anche i carabinieri della stazione locale, guidati dal luogotenente Vito De Giorgi, che stanno procedendo con i relativi accertamenti.

Nel contempo sul versante politico si è riacceso l’attacco da parte dei competitors del sindaco uscente così come anche l’ex candidato Marcello Risi, che ha rivelato l’oscura circostanza, non ha lesinato preoccupazione per quanto registrato negli uffici comunali dove più che un furto da parte di ignoti, ci sarebbe stata una sottrazione degli atti, misteriosamente spariti nel febbraio scorso.

Sulla vicenda si è espresso anche il candidato sindaco Pierpaolo Losavio (sostenuto da Impegno Civico per Nardò, Svegliati Nardò, Artigiani e Commercianti e Lista Losavio Sindaco) che ha invitato senza mezzi termini l’attuale primo cittadino a “fare chiarezza” sulle questioni in auge, riferendo in consiglio comunale o smentendo il tutto. O in alternativa a presentare le sue dimissioni.

“Se il caso firme false ci sembrava grave” dice Losavio, “ancora più grave ci sembra il presunto inquinamento delle prove che la stampa riporta, con la sottrazione di numerosi fascicoli che sarebbero stati utili all’inchiesta della Magistratura, tra l’altro perpetrata da qualcuno che aveva con sé il pass per accedere agli uffici. Ciò che urge, in questo momento, è una secca smentita da parte del sindaco Mellone: esca allo scoperto, dica che non ne sa nulla. Non alimenti i sospetti e i terribili scenari prospettati da quanto emerge in queste ore”.

“Sarebbe gravissimo se il Comune di Nardò fosse interessato da dinamiche così opache e poco chiare” accusa ancora Losavio, “Mellone risponda alla città, dichiari immediatamente la sua estraneità ai fatti e dissipi tutti i dubbi intorno al suo ruolo in questa vicenda. I cittadini di Nardò non possono avere il dubbio che il loro sindaco sia stato l’esecutore o il mandante di un’azione così scellerata, una vera e propria frode ai danni della città oltre che della Magistratura. Parli ai cittadini e spieghi con la sua viva voce che dalle parti di Palazzo Personé c’è qualche lestofante che organizza di questi raggiri”.  

“Mi meraviglio pure che i consiglieri comunali di maggioranza, ma anche di opposizione” conclude Losavio, “non sentano l’obbligo morale di chiedere con forza al sindaco Mellone, in consiglio comunale, la sua estraneità alla vicenda o la sua complicità. Questo lo chiedono i cittadini, non la Magistratura. Se Mellone continuerà a tacere, è bene che dia le proprie dimissioni da sindaco”.

Il caso delle “firme false” nasce da una lettera apocrifa recapitata lo scorso ottobre a due consiglieri di opposizione, informati del fatto che diverse firme apposte sui moduli per la sottoscrizione di adesione ed accettazione della candidatura a consigliere comunale in alcune liste della coalizione di Mellone nel 2016 non sarebbero state apposte dai candidati stessi, ma nonostante questo, sarebbero poi state autenticate ugualmente dall’allora consigliere comunale e candidato sindaco.

Sulla strana vicenda il comitato direttivo di Italia Viva di Nardò, già nel mese scorso, aveva stabilito l’istituzione di una commissione speciale interna con il compito di raccogliere tutti gli elementi che possano dimostrano le eventuali  irregolarità commesse dalla coalizione di Mellone nelle elezioni del 2016 e la possibile eventuale violazione di norme in materia di reati elettorali. La relazione di Italia Viva sarà trasmessa poi al ministero dell’Interno.

Mellone annuncia querele

E il sindaco di Nardò non ha atteso molto per partire al contrattacco sul caso “firme false” e sulle accuse mosse negli ultimi giorni in merito al giallo dei faldoni che sarebbero spariti dalla sede comunale dell’anagrafe.

“Ho provveduto a dare mandato al mio legale di querelare i signori Pierpaolo Losavio e Marcello Risi. Il secondo a nome del Comune di Nardò”, ha reso noto il sindaco Pippi Mellone in merito alle  opinioni e posizioni espresse dai due esponenti politici sulla vicenda in questione.

“Nessuno si può permettere di infangare il lavoro dei dipendenti del nostro Comune” ha aggiunto il primo cittadino rintuzzando la presa di posizione e l’attività investigativa portata avanti dall’ex sindaco Risi.  “Finché sarò vivo, per loro solo sonori ceffoni elettorali” conclude Mellone.

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