Mercoledì, 23 Giugno 2021
Nardò

La neve si scioglie e arriva il conto. Polemica scivolosa a Palazzo Personè

Il Comune impegna oltre 23mila euro per l'emergenza neve di gennaio e scoppia la bagarre. Opposizione critica, replica dei melloniani e precisazioni delle ditte

Nardò innevata a gennaio

NARDO’ – La neve si è sciolta da un bel po’, ma a distanza di quattro mesi per l’emergenza maltempo che ha interessato tra il 9 e 10 gennaio scorso anche il territorio di Nardò, è giunto il tempo di saldare il conto. Ed inevitabilmente scoppia la nuova polemica politica all’ombra di Palazzo Personè con la questione che, su iniziativa dei consiglieri comunali di opposizione, finirà ben presto anche all’attenzione del prefetto, della Corte dei conti e dell’Autorità nazionale anticorruzione. Pomo della discordia la recente determina dirigenziale con la quale il Comune ha disposto l’impegno di spesa per far fronte all’emergenza neve e che dalla ricognizione effettuata dall’amministrazione comunale ammonta a 23.636,29 euro. Una somma complessiva nella quale sono ricomprese in particolare le spese relative all’acquisto del sale sparso sulle strade per contrastare le gelate formatesi a causa delle abbondanti nevicate e per il noleggio dei mezzi agricoli nella disponibilità delle ditte presenti sul territorio.

Una volta superato il periodo di criticità invernale il sindaco Pippi Mellone e la sua amministrazione (scesi tra l’altro in strada personalmente per spalare e guidare gli interventi) avevano pubblicamente ringraziato quanti tra volontari e ditte private si erano messe a diposizione della città per fronteggiare nel migliore dei modi l’emergenza e i disagi creati dall’eccezionale ondata di maltempo. Ora però a distanza di qualche mese, e con il bilancio di previsione ormai approvato, l’amministrazione ha quantificato gli indennizzi da versare proprio a quelle ditte e aziende agricole che hanno messo a disposizione mezzi e uomini, di propria iniziativa, e che hanno sopportato dei costi. Da qui i rilievi mossi in prima battuta dai consiglieri Lorenzo Siciliano, Daniele Piccione, Roberto My, Alessandro Presta e Carlo Falangone, straniti del fatto che oggi Mellone e compagni decidano di versare delle risorse pubbliche per ristorare gli interventi che in un primo momento sembrano essere stati elargiti in maniera autonoma e volontaria. Questione controversa sulla quale dai banchi della maggioranza è giunta subito la replica dei consiglieri Andrea Giuranna (capogruppo di Giovani in Azione) e di Fabrizio Durante (capogruppo delle lista Libra). Ma soprattutto sono stati anche i referenti delle aziende agricole, cooperative e vivai tirati in ballo nell’agone politico a voler puntualizzare anche i termini della, a dir poco, “scivolosa” questione.    SDC_9997-3

All'epoca avevamo capito tutti, ogni cittadino, nessuno escluso” ammoniscono i consiglieri di minoranza, “che l'amministrazione era riuscita a liberare la città dalla neve grazie all'intervento di benefattori, chiamati in causa dagli amministratori per evitare l'intervento di Bianco Igiene e protezione civile. A riprova di ciò, sempre l'amministrazione ringraziò con plateali manifesti le ditte, facendone nome e cognome, per la disponibilità. Oggi invece scopriamo che le cose stanno diversamente. E da qui Lorenzo Siciliano e gli altri quattro consiglieri snocciolano i conti fatti dall’amministrazione Mellone per l’emergenza. “Sapete quanto ci è costata quella due giorni sulla neve? Ben 23.636,29 euro, ovviamente provenienti dalle tasche dei neretini” l’affondo dai banchi dell’oppposizione, “quasi 12mila euro al giorno, più di 450 euro l'ora. Uno sperpero di denaro pubblico mai accaduto in precedenza. Somme da capogiro di cui porteremo a conoscenza, attraverso un'apposita missiva, il prefetto di Lecce, la procura della Corte dei conti e l'Autorità nazionale anticorruzione. Secondo quali criteri di evidenza pubblica sono state selezionate le ditte che hanno lavorato nei giorni dell’emergenza? Perché nella determina dirigenziale non vengono allegate le fatture rilasciate dalle ditte beneficiarie della somma stanziata dal Comune? Perché in occasione dell'emergenza neve non è stato attivato il centro operativo comunale, di cui sarebbe dovuta essere protagonista la Protezione Civile? A queste domande, che tantissimi cittadini si pongono in queste ore, il sindaco e la sua giunta sono tenuti a rispondere, a meno che non vogliano far permanere uno strato massiccio di opacità su questa vicenda”. E alcune risposte in merito arrivano dalla controparte politica, ma soprattutto dalle ditte che hanno prestato  la loro opera in quei giorni  e che hanno reso una nota congiunta di chiarimento. Nota che porta in calce le firme  dell’azienda agricola Antonio Fracella, Dimensione Verde, Luigi Durante-Manutenzione del Verde, Nuova Spiga società cooperativa agricola, e Sabatino Daniele.

“Ci preme fare chiarezza sul nostro impegno nelle giornate dell'emergenza neve, lo scorso gennaio, al fine di evitare speculazioni e strumentalizzazioni politiche” scrivono gli operatori privati, “e precisiamo che, a noi aziende fornitrici di mezzi e manodopera per liberare le strade dalla neve e dal ghiaccio e per intervenire su altre situazioni critiche, saranno corrisposte somme derivanti da una modesta quantificazione del servizio svolto, cioè 50 euro all'ora per ogni mezzo, trattori, spargisale o altri mezzi da trasporto, e 15 euro all'ora per ogni operaio. Si tratta di costi certamente al di sotto delle soglie abituali e senza dubbio assimilabili più che altro a un rimborso spese, in considerazione del fatto che gli interventi sono stati effettuati anche di notte e in giornate festive. Del resto, é sufficiente riferirsi ai costi sostenuti da comuni limitrofi e parimenti interessati dal fenomeno, per rendersi conto della veridicità di quanto detto e, per converso, della pretestuosità delle accuse circolate in queste ore” puntualizzano dalla aziende neretine, “ed è importante ribadire che la città ha conosciuto non una banale nevicata, ma un evento di eccezionale portata cui non eravamo preparati ed è ancora più importante ricordare che in quelle ore concitate abbiamo deciso noi di metterci subito a disposizione dell'amministrazione comunale e di chi avesse bisogno. Non ci sono state chiamate da parte del sindaco o di nessuno degli amministratori, ma una spontanea disponibilità che abbiamo valutato in considerazione di quello che stava accadendo. Dispiace quindi passare in questi giorni” concludono, “come quelli che hanno approfittato dell'emergenza per speculare o fare chissà quali affari con le tasche dei cittadini”. Sul piano squisitamente politico e amministrativo sono i consiglieri Giuranna e Durante a rintuzzare l’affondo e le rimostranze dell’opposizione. 

“Per Siciliano, Piccione, Falangone, My e Presta, 23 mila euro sono uno sperpero di denaro pubblico e una somma da capogiro, ma la conclusione a cui giungono, come sempre, è priva di percorsi argomentativi, valutazioni tra spesa e beneficio, banali confronti con altre realtà e situazioni simili che possano giustificare affermazioni così nette e possano aiutare i cittadini a capire il messaggio” scrivono i due consiglieri di maggioranza, “mentre in quei giorni loro ironizzavano su sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza che in strada, di notte e di giorno, aiutavano la città a superare l'emergenza. C'erano cittadini bloccati in casa, anziani soli, malati, donne in stato interessante, che oggi possono raccontare quello che è successo anche grazie al magnifico sistema messo in piedi per liberare le strade, portare assistenza, recapitare cibo e farmaci, accompagnare i medici e tanto altro. Se nulla di grave è accaduto, se siamo tutti passati indenni dalla neve e dal gelo, lo dobbiamo anche a quella straordinaria azione collettiva, in cui ci sono stati sì amministratori in prima linea, ma anche e soprattutto tanti cittadini e tante aziende private che hanno messo a disposizione mezzi e risorse di ogni tipo. Non dovevamo ringraziarli per l'eccellente lavoro svolto? Hanno una vaga idea di quanti costi abbiano sostenuto queste aziende in quei giorni?”. In conclusione Giuranna e Durante si meravigliano anche dei quesiti formali avanzati dai cinque consiglieri di opposizione. “I cinque chiedono perché nella determina dirigenziale non vengono allegate le fatture rilasciate dalle ditte” evidenziano i melloniani, “incredibilmente gente dalla decennale esperienza amministrativa come Falangone e Piccione non sa che le fatture si allegano alla liquidazione e non agli atti di impegno della spesa. Chiedono secondo quali criteri di evidenza pubblica sono state selezionate le ditte. Com'è noto o com'è dovrebbe essere noto, le somme in questione sono ben al di sotto della soglia che obbliga i soggetti pubblici alle procedure di evidenza pubblica, senza considerare l'estrema urgenza con la quale occorreva procedere. Da restare a bocca aperta. Negli ultimi anni ci ha governato chi non ha nemmeno l'abc delle procedure e delle regole dell'amministrazione. Ora scomoderanno prefetto, Corte dei conti e Anac, che naturalmente non vedono l'ora di farsi quattro risate”. 

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