Nardò

Una nuova chiesa nella pineta di Santa Caterina. La preghiera del comitato: “Meglio non farla”

Il sodalizio Salviamo la Sarparea invita il Comune di Nardò e la Curia ad un ripensamento sul progetto rilanciato in queste giorni nell’area verde di via Pietro Micca

NARDO’ – Dall’occhio vigile e attento su tutto l’iter che riguarda l’insediamento turistico e ricettivo tra i meandri del bosco e delle campagna della Sarparea al richiamo al ravvedimento  sulla riproposizione del progetto di realizzazione di una nuova chiesa per la marina di Santa Caterina nell’ambito della pineta di via Pietro Micca. Il comitato civico Salviamo la Sarparea ha appreso con preoccupazione dell'ennesima proposta di costruzione della nuova chiesa che, come anticipato in questi giorni anche sulla stampa, dovrebbe essere realizzata nella pineta nella quale si celebrano messe e funzioni religiose nel periodo estivo. Con una propria nota, corredata dalle foto della zona in questione e del progetto di realizzazione della struttura, gli attivisti del comitato hanno inteso sensibilizzare la cittadinanza invitando anche il Comune e la Curia ad adottare una decisione “più giusta e adeguata” in merito alla realizzazione del progetto. Ovvero, in poche parole a ripensarci già agli albori. E lasciare incontaminata la situazione attuale. “Il cemento della fede sia radicato nella bellezza della natura” il monito lanciato dal comitato Salviamo la Sarparea con il quale si esplicita, ovviamente, la contrarietà a realizzare la nuova chiesa in muratura al posto della zona verde che campeggia nella marina neretina.    

“Quella di costruire una grande chiesa in muratura a Santa Caterina, marina di Nardò, obliterando così l’attuale pineta delle funzioni religiose, è un’idea vecchia e stantia. Par tuttavia non aver perso appeal, venendo ciclicamente riproposta, proprio come accaduto in questi giorni, agli uffici tecnici del Comune” spiegano dal comitato civico,” ma noi guardiamo con preoccupazione a questo continuo attacco delle poche aree verdi del nostro territorio. Il progetto appare miope e anacronistico, rappresenta l’ennesima e cinica beffa verso una terra, il nostro Salento, che continua ad essere il fanalino di coda negli ultimi indici nazionali di consumo del suolo dell’Ispra. L’idea di costruire nel 2017 un grande edificio religioso in muratura, erodendo la verde collina di Santa Caterina e privandoci non solo di un preziosissimo scorcio paesaggistico, ma di centinaia di verdi e ombrosi pini d’aleppo appare un’eresia senza senso”.Il disegno della chiesa prevista nel progetto-2

Secondo i componenti del comitato pro Sarparea il progetto in questione, ritenuto troppo impattante, non sarebbe tra l’altro giustificato dall'esiguo numero di abitanti della marina, e presenterebbe, a loro dire, caratteristiche assolutamente distanti da qualsiasi eco sostenibilità. “Un progetto che non è gradito agli stessi fedeli che in estate amano seguire le funzioni religiose protetti dall'ombra degli alberi, immersi nella natura, con la sensazione quasi ascetica di poter davvero trovare Dio nella bellezza del creato, spostando lo sguardo dall’altare alle fronde baciate dal sole, udendo tra le parole dei salmi il fruscio del vento e il cinguettio degli uccelli” puntualizzano dal sodalizio civico. Da qui la preghiera e l’auspicio affinché “l’esperienza di immersione religiosa nella natura, oggi sempre più rara, andrebbe preservata e protetta anziché rimpiazzata dall’ennesima colata di cemento che standardizzerebbe tutto alle solite grigie quattro mura”. Per rafforzare la propria posizione e le proprie argomentazioni  dal comitato Salviamo la Sarparea si evidenzia anche come “il progetto insisterebbe, tra l’altro, a poche decine di metri dalla grande lama carsica di Santa Caterina, sullo scosceso pendio tufaceo della collina. Ricordiamo come le lame carsiche siano strutture geologiche protette da importanti prescrizioni nel Pptr regionale. Sarebbe quantomeno poco saggio disboscare buona parte della collina per far largo a chiesa, parcheggi e altre opere accessorie” concludono dal comitato, “facendo venir meno l’importante funzione di tenuta del suolo data dalle radici degli alberi che garantiscono la stabilità del terreno nei declivi importanti del colle, specie durante i forti acquazzoni invernali”. Il comitato si augura che a dirimere questa e altre situazioni analoghe possa giungere presto il nuovo Pug cittadino, sviluppato celermente e con indirizzo al consumo del suolo zero e alla tutela dei beni ambientali e paesaggistici.

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