Nardò

“Oasi Sarparea”, nuove osservazioni del comitato. Chiesto incontro a Mellone

Dopo la diffida un nuovo documento ed elaborazioni tecniche del comitato "Salviamo la Sarparea" per dimostrare l'incompatibilità ambientale

Alcuni ulivi nell'area interessata.

NARDO’ –  Il fronte del No all’insediamento del resort “Oasi Sarparea”, da incastonare tra gli ulivi secolari delle campagne fronte mare del territorio tra Porto Selvaggio e Sant’Isidoro, non arretra di un passo.

Il comitato civico “Salviamo la Sarparea” continua a tenere alta l’attenzione sulla questione edilizia ed ambientale e dopo la diffida al Comune di Nardò, invitato a soprassedere a qualsivoglia decisione in merito alla realizzazione del progetto (non prima che gli organi competenti abbiano effettuato le verifiche necessarie a confermare formalmente la già riconosciuta monumentalità dell’uliveto disseminato nell’area d’insediamento), ora rilancia presentando un nuovo documento intriso di osservazioni e di richieste specifiche per gli enti istituzionali.

Nel contempo il comitato, coordinato dall’avvocato Stefania Ronzino, ha richiesto anche un incontro ufficiale con il sindaco Giuseppe Mellone per focalizzare i punti nevralgici relativi al progetto e alla salvaguardia del territorio interessato dall’insediamento. La rimodulazione del progetto e le rassicurazioni dall’omonima società inglese, che ha proposto il piano di investimento nelle campagne neretine ed ha ripresentato la nuova veste dell’insediamento residenziale del “Resort Sarparea e spa",  non hanno fatto breccia e non  sono state sufficienti ad arginare per ora dubbi e resistenze.         

Il rischio di speculazione edilizia allarma e mobilita i componenti del comitato (che incassa nuove adesioni e tra le ultime, in ordine di tempo, anche quelle del Gruppo speleologico neretino di Vittorio Marras e del Centro di speleologia sottomarina Apogon, presieduto da Raffaele Onorato), le  associazioni e singoli cittadini. Gli investitori inglesi Alison Deighton, la principale promotrice insieme a Ian Taylor, hanno garantito di contro la salvaguardia del patrimonio naturalistico e ampie ricadute di interrese turistico e di sviluppo economico sul territorio salentino. Una contrapposizione in piena regola all’ombra degli ulivi delle campagne neretine.

I tecnici e gli esperti che compongono il nucleo operativo del comitato civico hanno redatto dei documenti che comprendono tavole, accompagnate da commento, e rilievi cartografici, presentati all’attenzione del Comune e nelle quali  si evidenziano “gli alberi di ulivo esistenti censiti dalla Regione Puglia e non censiti, rilevati mediante foto interpretazione su ortofoto Sit-Puglia, cerchiati di grigio con buffer di rispetto di 10 metri e una seconda tavola in cui è riportata una porzione dell'area oggetto di intervento perimetrata in rosso e gli ulivi censiti come monumentali con una foto interpretazione molto eloquente”.

Ed è sulla base di questi documenti e di uno studio approfondito dell'intervento presentato dalla società “Oasi Sarparea”, costituito per il 65 per cento da villette bifamiliari tra i 125 e i 150 metri quadri, che il comitato “Salviamo la Sarparea” ha depositato nella giornata di ieri le sue nuove osservazioni e contestazioni al progetto. Da qui anche delle richieste precise indirizzate ai vari enti tra cui Regione Puglia e Comune di Nardò. Il comitato, nella sua istanza, ha così chiesto le sue “varianti tecniche e urbanistiche” per l’annullamento del provvedimento regionale contenente il parere di compatibilità paesaggistica del piano di lottizzazione; per la richiesta di dichiarazione di monumentalità dell’oliveto; il rigetto della richiesta di approvazione del piano di lottizzazione e per la richiesta di modifica della destinazione urbanistica dell’area con adeguamento del Piano alle previsioni del Piano paesaggistico territoriale regionale.

“Chi guarda queste tavole e chi leggerà le osservazioni del comitato” spiegano dal sodalizio civico, “non potrà non convenire sul fatto che questo progetto non è realizzabile se non distruggendo la natura del luogo ed eradicando gran parte degli ulivi che, è sempre bene ricordarlo, appartengono a un unicum. Una foresta di ben 849 ulivi ricadenti nella sola area di intervento, che ne costituiscono l'anima e la vera ricchezza”.

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