Nardò

Braccianti delle angurie tra degrado e perenne assenza di soluzioni. Denuncia di Cgil

Un sopralluogo nell'agro di Nardò tenuto dai sindacalisti rivela una situazione allarmante: nessun riparo degno di questo nome, eccetto l'area della ex falegnameria che sembrerebbe quasi inagibile. "Impegni delle istituzioni tutt'ora disattesi. Occorre intervenire"

NARDO’ – E’ cominciata da poche settimane la stagione di raccolta delle angurie e  si sono riproposti, puntuali come ogni anno, gli annosi problemi che riguardano i braccianti dell’agro di Nardò. Lavoratori stagionali che, com’è noto, rimangono sotto scacco delle ingerenze dei ‘caporali’, intermediari illeciti del lavoro, e su cui è ben puntato il riflettore del sindacato Cgil.

I segretari confederali e della categoria Flai, al termine di numerosi sopraluoghi durante lo svolgimento della normale attività sindacale tra i lavoratori impegnati nella raccolta di prodotti ortofrutticoli nelle campagne, hanno rilevato l’ennesima, preoccupante,  situazione in cui versano gli immigrati.

Condizioni di vita ‘estreme’ che i sindacalisti hanno denunciato più volte, divenute oggetto di una comunicazione ufficiale inviata alle autorità: prefetto, sindaco di Nardò, Regione ed Asl.

In base al resoconto stilato, i braccianti sarebbero tutt’oggi sprovvisti di un luogo in cui sostare e alloggiare, L’unico riparo è quello fornito dall’ex falegnameria allestita in un’area dismessa, luogo  che peraltro, lo scorso anno nel mese di luglio, fu oggetto d’ ispezione e relativi sigilli da parte delle autorità sanitarie.

“Detta area – denunciano Antonella Cazzato di Cgil e Antonio Gagliardi della Flai - appare sovraffollata e in evidente stato di abbandono. Il degrado dei luoghi, in cui sono allocati numerosissimi materassi, disseminati tra locali interni e aree circostanti, appare così avanzato, sia dal punto di vista igienico-sanitario che da quello della sicurezza logistica, da farci seriamente temere la possibile inagibilità delle strutture, pure così densamente abitate”.

I timori più forti sono relativi alla stabilità di una struttura che sembra essere sul punto “di  cedere all’improvviso, crollare, rovinare, provocando drammatiche conseguenze per la vita di centinaia di persone”. “Il senso di responsabilità dei soggetti in indirizzo – proseguono i sindacalisti - non può non tenere conto di una situazione ai limiti dell’emergenza umanitaria, che, purtroppo, si ripete anche quest’anno e che avremmo sperato di non dover denunciare per l’ennesima volta”.

001 ex falegmaneria nardò-2-2Dura è la stoccata rivolta alle istituzioni: “Constatiamo con preoccupazione che, nonostante gli annunci fatti durante i tavoli tecnici  tenuti a inizio stagione, risultano disattesi tutti gli impegni presi in primis dall’amministrazione della città di Nardò, in particolare in merito alla allocazione di una tendopoli, che è bene considerarsi solo una soluzione di emergenza e non normalizzata, dotata di ombreggiatura, di servizi igienici e di acqua potabile, e alla strutturazione di sportelli per i servizi alla persona nei pressi della ex masseria Boncuri”. La ex masseria, che per anni ha ospitato i lavoratori, attualmente versa in condizioni di totale abbandono e non è stata più  destinata alle attività  di accoglienza.

Neanche questa volta l’amministrazione comunale è stata disposta a mettere in piedi alcuna sinergia con la Regione Puglia, né a valutare alcuna proposta della Cgil finalizzata a eliminare i ghetti e a depotenziare l’influenza dei caporali nella zona, favorendo concrete azioni di accoglienza e di inclusione dei lavoratori stagionali”, proseguono polemicamente Gagliardi e Cazzato.

“Riteniamo inutile sottolineare che i suddetti lavoratori, non avendo alternative dignitose, sono costretti a sostare in un’area pericolosa e pericolante, come quella della ex falegnameria, o in altri siti di fortuna dispersi nelle campagne, correndo seri rischi dal punto di vista igienico-sanitario e della sicurezza, nonché a sottostare al ricatto e alle vessazioni di caporali etnici o di altre intermediazioni illecite- aggiungono nella loro comunicazione -. Chiediamo pertanto alle istituzioni di intervenire quanto prima nell’interesse dei lavoratori e del territorio, atteso che si contano, disseminati nei casolari delle campagne circostanti, almeno 200-250 lavoratori stagionali in attività o alla ricerca di lavoro”.

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