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Diritti a Sud lascia la masseria Boncuri: "Nulla per evitare i ghetti"

Dopo sette mesi di gestione l'associazione lascia la struttura dove ha ospitato e assistito decine di migranti. E spiega le sue ragioni

NARDÒ – Non è una questione di soldi, ma di responsabilità e coerenza. L’associazione Diritti a Sud lascia dopo sette mesi di gestione Masseria Boncuri, a Nardò, lanciando un messaggio di rottura con la melina istituzionale in tema di accoglienza dei migranti stagionali, che a centinaia arriveranno alla fine del Ramadan, per la raccolta di pomodori e angurie, prevalentemente dalla Sicilia ma anche da altre regioni.

Non ci sono i presupposti e nemmeno la volontà – questa la tesi rivendicata a testa alta dalla presidente, Rosa Vaglio, e da Angelo Cleopazzo in conferenza stampa – di uscire dalla logica emergenziale che prende la forma, sempre a tempo scaduto, di campi allestiti con container e tende che nulla cambiano della logica di sfruttamento che presiede l’impiego a 4 euro l’ora e della sistematica violazione dei diritti umani più elementari. Non serve – hanno rimarcato – partecipare ai tavoli di concertazione se in cinque mesi non è stato fatto alcun passo in avanti e non serve nemmeno illudersi che un’isola di legalità possa far dimenticare il mare di illegalità che la bagna, con il rischio di sentirsi complici.

Diritti a Sud, d’intesa con l’amministrazione comunale di Pippi Mellone, aveva assunto a novembre la gestione della masseria ristrutturata per accogliere fino a 16 persone e fino a oggi ha cercato di proporre un modello di accoglienza diverso, a tutto tondo, fondato anche sull’assistenza psicologia e legale e su incontri formativi per quanto riguarda le regole in tema di lavoro e di sicurezza – grazie all'impegno costante della dottoressa Chiara Marangio e del Consiglio Italiano per i Rifugiati (presente con gli avvocati Donatella Tanzariello e Stella Giannini). Non solo un giaciglio e un pasto, dunque. Ma anche su quello ci sarebbe da dire: la presidente ha ricordato i due mesi invernali trascorsi senza acqua né riscaldamento, ma anche la richiesta del prefetto di Lecce di aprire le porte della masseria a chi ne aveva bisogno nei giorni delle nevicate.

Per quanto riguarda il cibo, la somministrazione è stata garantita tutti i giorni grazie ad un’altra associazione, Farsi Solidali Onlus, con cifre lontanissime da quelle di mercato. Perché, in fondo, Diritti a Sud – secondo i numeri snocciolati in conferenza – non ha ancora ricevuto l'intero finanziamento comunale, peraltro di soli 7mila euro, avendo però già sostenuto spese per oltre 10mila euro.

Con queste cifre non esiste accoglienza degna: nella masseria hanno trovato un tetto una quarantina di migranti in tutto, ma molti di più sono quelli che si sono avvicinati per avere un sostegno legale e un supporto; sono state regolarizzate una ventina di posizioni e avviati, ove possibile, percorsi nei progetti per richiedenti asilo e rifiugiati gestito dal Gruppo Umana Solidarietà che si occupa di seconda accoglienza, quelli che hanno visto nella struttura un centro di socialità e di regole in quella che è da tempo una enclave di illegalità che però fa poco rumore, basta girarsi dall’altra parte.

Così, mentre si attende la sentenza del processo scaturito dall’operazione “Sabr”, il primo incardinato sull’accusa di caporalato in quanto reato, si esaurisce l’esperienza di Diritti a Sud nella masseria (dove subentra un nuovo soggetto gestore), ma non certo la presenza a Boncuri. Come ha sottolineato Cleopazzo, gli attivisti ritorneranno nel piazzale antistante e nelle campagne intorno, dove sono stati sin dalla costituzione nel 2009, a prestare aiuto nei ghetti che inevitabilmente saranno messi in piedi in men che non si dica, tra caporali e matrone che organizzano bordelli.

L’accordo tra l’associazione, che orgogliosamente rivendica un profilo politico militante di sinistra, e il Comune, guidato da un giovane sindaco chiaramente collocato a destra, era nato sotto buoni auspici ed era stato preceduto da provvedimenti che Diritti a Sud ha giudicato anche oggi buoni e doverosi rispetto all'inerzia precedente: lo sgombero del ghetto e l’apertura della masseria, senza dimenticare l’ordinanza comunale che vietava il lavoro nei campi nelle ore calde e che aveva richiamato l’attenzione della stampa nazionale.

La prova dei fatti ha però smentito l’ottimismo, anzi, “la propaganda istituzionale” come l’ha definita Rosa Vaglio: quella che quasi considerava in via di risoluzione un problema drammatico e annoso che a breve si ripresenterà in tutta la sua complessità. Chi potrà allora gridare all'emergenza?

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