Giovedì, 17 Giugno 2021
Nardò

Divieto di lavoro nei campi sotto il sole cocente. Ordinanza del sindaco

Il primo cittadino di Nardò ha firmato un'ordinanza che rischia però di essere svuotata di senso se non ci sarà uguale provvedimento dei comuni limitrofi

Foto di archivio.

LECCE – Divieto di lavoro in campagna, fino al 31 agosto, dalle 12 alle 16, cioè nelle ore più calde della giornata. A deciderlo è stato il sindaco di Nardò, Pippi Mellone, che ha firmato un’ordinanza che prevede anche delle sanzioni per i trasgressori da 25 a 50 euro.

“Ricorderete tutti – ha scritto il primo cittadino in una nota stampa – il caso di Paola, la bracciante agricola di San Giorgio Jonico morta il 13 luglio dello scorso anno ad Andria. O il caso di Mohamed, il bracciante sudanese morto nella zona tra Porto Cesareo e Nardò, e che dormiva nella ex falegnameria. Tra i rifiuti, come una bestia, scrissero giustamente i giornali”.

Il sindaco, che è la massima autorità del territorio, si è detto deciso ad assicurare il rispetto della dignità umana costantemente violata nell’ambito di uno sfruttamento sistematizzato della forza lavoro stagionale, in gran parte composta da migranti. Ieri sono arrivati in contrada Arene-Serrazze, dove sorgeva la ex falegnameria usata come ricovero di fortuna e di recente demolita, due container da adibire a servizi. Nella zona gravitano al momento circa cento lavoratori, e quasi tutti vivono in situazioni di emergenza. Nei prossimi giorni e settimane, naturalmente, il numero dovrebbe lievitare.

“Cancelleremo dalla memoria l'idea di Nardò città della schiavitù – ha aggiunto Mellone – per ricostruire l'immagine di Nardò città dell'accoglienza. Io non voglio assolutamente essere un sindaco che espone la fascia tricolore ai funerali. E' mio dovere e dovere di tutti gli amministratori mettere in atto provvedimenti utili a difendere la salute dei lavoratori, soprattutto dei più deboli”.

L’ordinanza interviene su una delle questioni più urgenti, quella relativa all’orario di lavoro che, in base al contratto nazionale dei braccianti, non può superare le sei ore e mezzo, ma che di fatto arriva a dieci o più, considerando che la retribuzione è a cottimo: si guadagna cioè in base a quanto si produce.

L’atto firmato da Mellone ha, per definizione, validità solo sul territorio comunale di Nardò e per questo si pongono, per esempio, dei problemi relativi all’applicazione sui terreni condivisi con i feudi confinanti. In mancanza di una regolamentazione condivisa, potrebbe accadere che i lavoratori presenti in un campo si spostino, o vengano trasferiti, nella parte non soggetta all’ordinanza.

Un paradosso che evidentemente balza agli occhi del segretario della Flai-Cgil, Antonio Gagliardi, che da una parte ritiene apprezzabile la ratio del provvedimento del sindaco, dall’altro auspica una immediata concertazione con gli altri enti comunali interessati dal fenomeno, come per esempio Copertino, Porto Cesareo e Leverano, le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali.

Un altro punto da chiarire (al momento l’ordinanza non è stata ancora pubblicata sul sito del Comune) riguarda i “trasgressori” perché è chiaro che se le eventuali sanzioni dovessero ricadere sui lavoratori sorpresi in attività durante il divieto e non sui datori di lavoro, sarebbe come aggiungere il danno alla beffa.

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