Martedì, 3 Agosto 2021
Nardò

"Django è nel Salento". Saviano, dura polemica con il sindaco Risi

Su L'Espresso, in un articolo del giornalista napoletano, i paragoni fra il personaggio di Tarantino e gli sfruttati nelle campagne neretine. Ma il primo cittadino si difende dalle accuse per non essersi costituito parte civile

Roberto Saviano (@TM News/Infophoto)

NARDO’ - Il sindaco di Nardò, Marcello Risi, si definisce “un affezionato lettore de L’Espresso fin dal 1979”. Cioè, da quando era soltanto un ragazzino di 13 anni. Oggi, primo cittadino del secondo comune per numero d’abitanti della provincia di Lecce, giusto alle spalle del capoluogo, si ritrova, perplesso, a doversi difendere proprio da quanto apparso sulle colonne del suo affezionato settimanale. Replicando nientemeno che a Roberto Saviano. La cui provocazione è forte: “Django mi ricorda gli schiavi di Lecce”.

Gli “schiavi di Lecce”, altri non sono che i raccoglitori di pomodori e angurie reclutati nelle campagne, soprattutto del neretino. Vari imprenditori sono finiti a processo, per gli abusi che sarebbero stati perpetrati nei confronti degli extracomunitari. Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Ros, nell’ambito dell’operazione “Sabr” https://nardo.lecceprima.it/prima-udienza-processo-sabr.html.

Django, invece, come ben sanno anche i meno appassionati di cinema, non fosse altro che per il bombardamento mediatico, è il personaggio del nuovo film del prolifico maestro del pulp, Quentin Tarantino. Il giornalista napoletano che da anni conduce la sua battaglia contro ogni forma di mafia, tanto da vivere sotto scorta perché su di lui pendono pesanti minacce di morte dei casalesi, in un articolo apparso a pagina 7 dell’ultimo numero de L’Espresso (di cui esiste un piccolo stralcio in rete), appare fortemente critico, nei confronti dell’amministrazione comunale neretina.

“Il 31 gennaio – scrive Saviano -, davanti alla Corte d'assise di Lecce è iniziato il processo a sette imprenditori salentini e nove complici africani, accusati di avere sfruttato decine di braccianti extracomunitari e di aver organizzato il loro arrivo illegale dall'Africa. Tratta di esseri umani in piena regola, procacciamento di mano d'opera, come è avvenuto per secoli: pratica che abbiamo imparato a stigmatizzare pubblicamente, ma a sfruttare nel silenzio dell'opinione pubblica”.

Se già per la Puglia e per il Salento in particolare, non è un punto d’onore aver consentito che tutto ciò avvenisse per anni, e questo è un dato oggettivo, esiste però un passaggio in particolare che ha colpito Risi. Saviano, infatti, scrive: “La notizia che più lascia interdetti è che il Comune di Nardò ha deciso di non costituirsi parte civile con questa motivazione: ‘Nel processo si rilevano reati che astrattamente coinvolgono interessi della comunità di Nardò’”.

Se Saviano punta ora l’indice verso il sindaco di Nardò, questi, sull’argomento, aveva già sostenuto un aspro dibattito con la sezionale locale di Sel, seguita dalle richieste del Pd provinciale di rivedere le proprie posizioni. A tutti, e quindi oggi anche a Saviano, Risi ha sempre replicato usando argomenti giuridici, che, a suo avviso, renderebbero impossibile una costituzione parte civile nel procedimento.

“Stimiamo e apprezziamo la professionalità e il coraggio civile del giornalista che scrive, Roverto Saviano – replica oggi il sindaco -, ma egli nella nota riporta in maniera rozza e scorretta la decisione dell’amministrazione comunale”. E, riprendendo, come detto, argomenti già noti a chi ha seguito la diatriba locale, precisa per l’ennesima volta: “Il Comune di Nardò non si è costituito parte civile perché, dopo un’attenta valutazione, ha ritenuto più convincenti le argomentazioni del Tribunale del Riesame di Lecce, che ha escluso i reati più gravi”. Fra cui quello di “riduzione in schiavitù”.

“Quanto al reato di caporalato – dice Risi -, come lo stesso Saviano riferisce, è stato inserito nel codice penale nell’estate 2011. I fatti oggetto del processo sono precedenti. La nostra Costituzione impedisce di perseguire penalmente un cittadino per un reato che non esisteva quando il fatto è stato commesso. Perché – si domanda Risi - deve lasciare interdetti la condivisione di un provvedimento di tre giudici del Tribunale e il rispetto di un principio della Costituzione?”

“Venendo alla piaga dello sfruttamento del lavoro degli extracomunitari in agricoltura- conclude il primo cittadino -, il Comune di Nardò è senza esitazioni dalla parte degli sfruttati. Chiede, tuttavia, che si riferiscano correttamente le scelte assunte. Il giornalismo – conclude, a sua volta con un pizzico di polemica, - è più bello quando è obiettivo”.

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