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Gli ex collaudatori di Nardò contro Vendola: “Ignora il nostro calvario”

I lavoratori che prestavano servizio presso la pista Prototipo scrivono una lunga missiva al presidente della Regione: "Non era a conoscenza del finanziamento regionale? E della lunga vertenza? La invitiamo ad incontrarci"

NARDO’ – Il sindacato Cobas, in rappresentanza di un gruppo di ex collaudatori della pista di Nardò, invia una dura missiva al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola per contestare il mancato interessa su questa vertenza rimasta del tutto aperta.

L’occasione è stata quella della visita effettuata dal numero uno di via Capruzzi, l’11 marzo, presso il circuito di collaudo delle autovetture passato nelle mani del colosso tedesco Porsche. “Siamo rimasti scioccati dalla rappresentazione che ne è venuta fuori – si legge nella lettera -. Tutta edulcorata, tutta immagine, sembrava di essere in un eden. Ma la realtà è diversa ed è fatta di problemi drammatici, vissuti da questi lavoratori che si battono contro le discriminazioni operate nei loro confronti. In nome di un sacrosanto diritto: il ritorno al lavoro”.

“La storia di questi lavoratori quel giorno sembrava la “spazzatura” messa sotto il tappeto – continua il sindacato -. Spazzatura che, nel giorno del grande ed ipocrita barnum fatto di lustrini,  nessuno deve vedere. Lei, per primo,  ha ignorato questa vicenda, sebbene duri da 3 anni”. “In questo momento di grandissima e legittima rabbia, le domande nascono spontanee: ma è possibile che il presidente Vendola non sappia nulla? E’ possibile che nonostante sia interessata la task force regionale, la prefettura locale, le istituzioni, le parti politiche, lei non sappia niente? Proprio lei che tante volte si è detto paladino degli ultimi e dei diritti elementari negati?”.

Dopo l’evento dell’11 giugno, si è quindi rafforzata una vecchia convinzione degli ex collaudatori: quella che la pista di Nardò, “chiunque ne sia il proprietario, rimane un luogo di intoccabili dove tutto può accadere in spregio alle più elementari norme di diritto, e quando ci si  avvicina è come avvicinarsi ai fili dell’alta tensione”. Le missiva prosegue ricostruendo, in dettaglio, i passi salienti della vertenza, culminato nel licenziamento delle due cooperative All Service ed Italian Job.

“Deve sapere anche che la Pista di Nardò ha chiesto ed ottenuto un finanziamento pubblico dalla Regione Puglia di 9 milioni di euro a fronte di 23 assunzioni e di un certo tipo di sviluppo industriale – si legge ancora - . Quello che ci ha lasciato interdetti  alla lettura dei provvedimenti è che l’erogazione dell’ultima tranche del finanziamento è datata agosto 2010, dunque in piena dichiarazione di crisi. Ma non solo, perché a tutt’oggi non è stato completato il piano industriale  e tantomeno sono state effettuate le assunzioni a fronte del finanziamento pubblico. Ed ogni anno la Pista chiede il rinvio (puntualmente concesso) per il citato completamento: presidente lei sapeva di questo?”

La ricostruzione degli eventi arriva all’ipotesi di gestione dei picchi di lavoro da parte della cooperativa Copat, che avrebbe dovuto attingere da quel bacino di lavoratori. In cambio i lavoratori avrebbero rinunciato ai loro legittimi ricorsi giudiziari come forma di mediazione. Ma la sorpresa era dietro l’angolo: un paio di giorni dopo quest’ultimo incontro la notizia bomba: la pista di Nardò è stata venduta alla Porsche. Si riaccendono quindi le aspettative, di nuovo tradite.

“Credo che questi lavoratori siano degli eroi del nostro tempo, perché combattono a schiena diritta, nonostante situazione economica e sociale devastata, per rivendicare i propri diritti – si legge ancora -. Ma, parafrasando Brecht, che lei certamente conosce, una società che ha bisogno di eroi è una società ingiusta e fallimentare”.

“Per quanto ci riguarda è inammissibile che lei durante la visita alla Pista di Nardò non abbia affrontato questa vicenda – conclude il sindacato Cobas -. L’unica ipotesi che allo stato ci viene da fare è che lei la ignorava: crediamo però che ciò sia altrettanto grave. La invitiamo, quindi, ad incontrarci per ascoltare dalla viva voce, anche giustamente rabbiosa, di questi lavoratori tutto ciò che stanno subendo da un quindicina di anni a questa parte sia dentro che fuori la Pista” .

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