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Taglio del nastro bis per il museo della Preistoria. L’Homo Sapiens “rivive” a Nardò

Stamattina la cerimonia d’inaugurazione del contenitore culturale di piazza Sant’Antonio. In mostra manufatti e fossili recuperati dalle indagini archeologiche e gli scavi nelle grotte di Porto Selvaggio

Un momento della cerimonia

NARDO’ - Come già anticipato da alcuni giorni ha riaperto i battenti, con una nuova inaugurazione che si è svolta nella mattina di oggi, il museo della Preistoria di Nardò allestito nella sale del chiostro di Sant’Antonio con ingresso principale situato nell’omonima piazza. La cerimonia inaugurale odierna che, segue quella del maggio del 2016, è stata coordinata dall’assessore all’Ambiente, parchi e musei, Mino Natalizio, e per il taglio del nastro e gli interventi a corredo ha visto la partecipazione del sindaco Pippi Mellone e dell’assessore alle Industrie turistiche e culturali della Regione Puglia, Loredana Capone. Proprio il primo cittadino ha rimarcato il ruolo culturale della città di Nardò che “con i suoi tanti attrattori culturali e da oggi con la fruizione definitiva del museo della Preistoria, si pone come importante Polo museale del meridione d’Italia”. Ecco perché secondo Mellone “quello di oggi non è un semplice taglio del nastro magari di ambienti vuoti e  magari nel pieno di una campagna elettorale. Abbiano inaugurato un attrattore culturale importantissimo quello che abbino definito il laboratorio del parco di Portoselvaggio, unico in Italia, che  racconta un pezzo della nostra storia”.

Durante il suo intervento nel chiostro l’assessore regionale Loredana Capone ha rivolto i suoi complimenti a Mino Natalizio e alla città di Nardò sottolineando com’è importante in tale ambito “non solo inaugurare un restauro o un allestimento, una mostra o un parco archeologico, ma sapere come saranno gestiti, quando saranno aperti, come saranno promossi i beni culturali per farne veri e propri attrattori, anche turistici. Solo in questo modo” ha concluso l’assessore Capone, “si produrrà conoscenza e cultura, crescerà il senso civico e si produrrà anche economia, quella della cultura e quella del turismo e di tutti i settori connessi”. All’appuntamento con la “preistoria” in terra neretina hanno partecipato anche il funzionario archeologo Laura Masiello della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio, il direttore del museo Filomena Ranaldo, la rappresentante della società di gestione della struttura, Nomos-Servizi per la Cultura del Patrimonio, Silvia Strafella, e il presidente del Gruppo Speleologico Neretino, Vittorio Marras. Le conclusioni affidate al soprintendente  di Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto Maria Piccarreta.

Come già annunciato e illustrato, il contenitore culturale di piazza Sant’Antonio ospita manufatti e fossili provenienti dalle indagini archeologiche svolte a partire dagli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso nelle grotte del parco di Portoselvaggio e Palude del Capitano frequentate nel Paleolitico (grotte di Serra Cicora A, Mario Bernardini, Uluzzo, Uluzzo C, Cavallo, Zei, Torre dell’Alto) e nel sito neolitico di Serra Cicora. Tutti reperti che sino ad oggi sono stati custoditi nelle sedi di Taranto e Lecce della Soprintendenza archeologia. Tra i reperti di maggiore rilievo ci sono i più antichi fossili di Homo sapiens del continente euroasiatico, ma un’altra eccezionalità è costituita proprio dall’elevato numero di siti archeologici che testimoniano quasi centomila anni di vita di Homo neanderthalensis prima e di sapiens poi. Il museo potrà ora essere vistato tutti i giorni (escluso il mercoledì) e sino al 15 maggio dalle 9 alle 12,30 e dalle 16 alle 20. Nel periodo estivo dal 16 maggio e sino al 30 settembre sempre confermata la fascia oraria mattutina dalle 9 alle 12,30, mentre nel pomeriggio gli orari sono fissati dalle 17 alle 21,30.     

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