Nardò

Gestione dei reflui e scarichi a mare: Nardò e Avetrana per strategia comune

I sindaci Pippi Mellone e Antonio Minò d'accordo sul riutilizzo integrale delle acque dopo la depurazione. L'idea è di formare un consorzio per pesare di più

Antonio Minò e Pippi Mellone.

NARDO’ – Avrà la veste di un consorzio il gioco di squadra che alcuni comuni delle province di Lecce, Brindisi e Taranto intendono fare sul tema della gestione delle acque reflue.

Questa è l’idea di cui hanno discusso i sindaci di Nardò e Avetrana, Pippi Mellone e Antonio Minò. L’obiettivo è di avere una strategia unica, anche rispetto agli interlocutori istituzionali come la Regione Puglia e Acquedotto Pugliese, per quanto riguarda la depurazione, le condotte sottomarine e gli scarichi a mare.

In questo senso il governatore Michele Emiliano si è detto pronto a modificare il Piano di tutela delle acque. Ad oggi, infatti, la normativa prevede lo scarico a mare e infatti quello di Torre Inserraglio continua a sversare in mare le acque reflue, comprese quelle che da Porto Cesareo, dove non c'è la fogna, vengono portate al depuratore in territorio di Nardò.

Con l’incontro odierno i due primi cittadini hanno voluto mandare un messaggio alle loro comunità: non esiste una contrapposizione campanilistica tra centri contermini, ma una comune visione che considera i reflui come risorsa e non come minaccia e gli scarichi a mare come soluzione obsoleta.

“Ci siamo resi conto - spiega il sindaco Mellone - che la nostra esigenza di avversare un progetto ormai datato che prevedeva lo scarico a mare, attraverso un’unica condotta sottomarina, dei reflui depurati al minimo degli agglomerati addirittura di due comuni, è sostanzialmente la stessa di altri territori del Salento, che in altre forme e modalità stanno cercando di indurre Regione e Aqp a soluzioni di buon senso, tecnologicamente avanzate e soprattutto veramente utili alla tutela ambientale”.

“Ci sono diversi buoni progetti, il nostro come quello di Avetrana, che possono essere soluzioni in questa prospettiva – prosegue il primo cittadino neretino -. e che scongiurano tutti lo scarico a mare. Unire le forze e creare un fronte comune di sensibilizzazione civile e istituzionale e, se servirà, di lotta, in questo momento è una strada necessaria da intraprendere, anche al fine di evitare imposizioni dall’alto e soluzioni che costituiscano una minaccia per l’ambiente”.

Tuttavia l'opposizione della nuova amministrazione di Nardò alla parte del protocollo d'intesa - siglato con Regione Puglia, Aqp e Autorità idrica - che prevede la condotta sottomarina, rischia di mettere in discussione l'intero programma di opere previsto, compresi gli interventi a terra per otto milioni di euro nelle marine, quelle neretine ma anche Porto Cesareo. E quale possa essere tecnicamente la soluzione a breve termine è difficila da capire, tanto che si paventa la nomina di un commissario ad acta con l'incarico di realizzare la versione originaria del progetto, ritenuta assolutamente insoddisfacente da più fronti.

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