Nardò

Morte sospetta nel carcere di Trani, l'autopsia non scioglie i dubbi

E' stata eseguita nel pomeriggio l'autopsia sul corpo di Gregorio Durante, il 34enne originario di Nardò, morto all'alba del 31 dicembre nel carcere di Trani. La vedova: "Voglio delle risposte"

LECCE – E’ stata eseguita nel pomeriggio l'autopsia sul corpo di Gregorio Durante, il 34enne originario di Nardò, morto all’alba del 31 dicembre nel carcere di Trani, dove era detenuto dall'aprile scorso, dopo essere stato trasferito dalla casa circondariale di Bari per l'eccessivo sovraffollamento. C’è comunque massimo riserbo sui primi risultati dell’esame autoptico da parte dei consulenti nominati dalla Procura (i professori Biagio Solarino, Roberto Catanisi e Roberto Gagliano Candela) e anche dei consulenti di parte (il medico legale Vincenzo Garzya e il professor Luigi Specchio). Dall'autopsia non sarebbe emerso alcuna causa evidente che possa aver provocato la morte dell'uomo. Sarà necessario, quindi, attendere i risultati degli esami istologici e tossicologici, per poi compararli con una disamina approfondita di tutta la storia clinica dell'uomo. Gli esami dovranno chiarire se a causare la morte di Durante abbia contribuito il regime carcerario, e l'isolamento al quale era stato sottoposto perché accusato di “simulare” i malori. Bisognerà dunque stabilire se vi sia stata un’errata valutazione medica delle sue condizioni di salute. Sul corpo non erano presenti ecchimosi o ematomi dovuti a traumi o costrizione.

Sono 14 al momento le persone iscritte nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di omicidio colposo. Si tratta, in particolare, dei medici dell'ospedale di Bisceglie e in servizio presso il carcere di Trani e del direttore dell'istituto penitenziario: Salvatore Bolumetti. A dare avvio all'inchiesta è stata la denuncia dei legali della famiglia, gli avvocati Francesco Fasano e Nicola Martino.

Gregorio Durante soffriva di crisi epilettiche associate a crisi psicomotorie a causa di un’encefalite contratta nel 1995, quando aveva 17 anni. Una malattia tenuta sotto controllo negli anni grazie ad una terapia adeguata che, però, era stata bruscamente interrotta una volta entrato nel carcere di Trani. Il 34enne era detenuto dal 7 novembre 2009 a seguito di condanna a sei anni di reclusione per lesioni e violenza privata, per uno schiaffo che, mentre era in regime di sorveglianza, aveva dato a un ragazzo, durante un diverbio avuto perché il giovane stava per far cadere per le scale, con uno sgambetto, la compagna di Durante, Virginia, all'epoca incinta.

E’ la stessa vedova a puntare il dito contro i medici dell’istituto di pena del nord barese: “Da quando è entrato nel carcere di Trani – racconta la donna – gli hanno sospeso la somministrazione di un medicinale vitale: il Tolec, prescritto dal neuropsichiatra Luigi Specchio degli “Ospedali riuniti di Foggia”. La direzione del carcere ci ha detto che la Asl non lo erogava e loro non potevano darlo, né hanno consentito che mio marito acquistasse questa medicina o che potessimo portarla noi, da fuori. Divieto assoluto. E mio marito peggiorava”. “Il 4 dicembre – spiega la vedova – Gregorio mi ha scritto una lettera: diceva che stava male, che aveva crisi continue, che gli era uscita la schiuma dalla bocca. Chiedeva aiuto: “Ho paura, venite a prendermi, vi prego”, diceva”. Il 10 dicembre il 34enne avrebbe avuto una crisi epilettica, tanto da disporre il trasferimento nel reparto di psichiatria a Bisceglie, dove è stato dimesso tre giorni dopo. Il 27 dicembre l’uomo, su richiesta dei familiari, è stato visitato in carcere dal professor Specchio, che ha prescritto un ricovero immediato: un’istanza che è stata inviata con urgenza al magistrato di sorveglianza e al direttore del carcere. Un’istanza che, però, non sembrerebbe aver trovato alcuna risposta. “Mio marito – conclude la signora Virginia –per quelli del carcere simulava. Sta simulando ora, in quella bara? Qualcuno mi deve dare una risposta".

I funerali di Gregorio Durante si svolgeranno domani pomeriggio, alle 15.30, nella chiesa della Madonna del Carmine a Nardò.

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