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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Il contenzioso per la pedana di via Pietro Micca / Nardò

Nessuna sospensiva, necessario “ridurre” spazio occupato dal dehors del ristorante

Resta in piedi il provvedimento del Comune di Nardò nei confronti de “Le Terrazze” di Santa Caterina e legittimato da una recente sentenza del Tar. I giudici del Consiglio di Stato hanno rigettato l’istanza cautelare monocratica

NARDO’ - La decisione assunta dal Comune di Nardò, e convalidata dalla recente sentenza del Tar di Lecce, resta ancora in piedi. E il dehors che insiste suo suolo pubblico, in via Pietro Micca in quel di Santa Caterina, è destinato a ridimensionarsi se anche nell’esame collegiale del 7 luglio prossimo il ricorso presentato dai titolari sarà rigettato. Al momento negata anche la sospensiva richiesta sulla legittimazione del Tar.

I giudici della quarta sezione del Consiglio di Stato, con apposito decreto, hanno infatti rigettato l’istanza cautelare monocratica richiesta dalla società M2c Food&Service., titolare del ristorante “Le Terrazze” su via Pietro Micca di Santa Caterina. Viene quindi confermata per ora la necessità da parte del locale di ridimensionare la pedana ed il dehors che in precedenza gli erano stati autorizzati. Le ragioni del Comune sono tutelate dal legale Paolo Gaballo.  

La vicenda parte dal 2020 quando la società titolare del ristorante ha chiesto, tramite lo Sportello Unico alle attività produttive, di poter occupare, permanentemente, il tratto di strada pubblica antistante l’esercizio commerciale per posizionarvi una pedana in legno, con sovrastante dehors di 36 metri quadri, a distanza di un solo metro dalla parete del ristorante. La domanda veniva inizialmente autorizzata dal Comune di Nardò.

Tuttavia lo scorso anno la giunta comunale, preso atto delle problematiche che la struttura aveva creato al transito dei pedoni, aveva deciso di indicare la rimodulazione dell’area pubblica suscettibile di occupazione da parte del ristorante, riducendola a 24 metri quadri. E prescrivendo il distanziamento di due metri del dehors dalla parete del ristorante; ciò al fine di consentire, nel rispetto del codice della strada, un adeguato passaggio dei pedoni dal marciapiede di via Micca che costeggia il ristorante.

La decisione è stata formalizzata con un’apposita determina degli uffici comunali competenti, che hanno quindi intimato alla società di adeguare la struttura esterna alle nuove decisioni assunte dall’amministrazione comunale.

Il titolare del ristorante, però, ha impugnato al Tar la decisione del Comune di Nardò, ritenendola pregiudizievole ed illegittima sotto vari profili. L’amministrazione comunale ha deciso di difendere la sua decisione, affidandosi all’avvocato Paolo Gaballo, il quale nelle pieghe del ricorso ha evidenziato che la struttura, in precedenza autorizzata, non era riproponibile, poiché, in contrasto il codice della strada, creando un corridoio attraversabile dai pedoni solo a senso unico alternato.

Una barriera soprattutto se impegnato da soggetti diversamente abili, in uno dei tratti viari più trafficati della marina, che rappresenta la via d’uscita dall’abitato in cui si convoglia il traffico veicolare proveniente dal lungomare.

Nei mesi scorsi i giudici amministrativi di primo grado, accogliendo le tesi difensive, hanno rigettato l’azione del ristorante, ritenendo legittimi i provvedimenti assunti dalla giunta e dagli uffici comunali.

In particolare, secondo il Tar, è “di solare evidenza che un corridoio tra il fabbricato e il dehor largo soltanto un metro costituisce un ostacolo, non altrimenti ovviabile, per il transito delle persone con disabilità, la qual cosa senza meno giustifica l’esercizio del potere” posto in essere dal Comune di Nardò, “che pertanto merita di essere confermato”.

Nella giornata di ieri, però, la società titolare del  ristorante “Le Terrazze” ha appellato la sentenza, chiedendone al Consiglio di Stato la riforma, previa sospensione dell’efficacia inaudita altera parte. Questa mattina è stato disposto il decreto che ha rigettato l’istanza cautelare monocratica richiesta dal ristorante, non essendo stati ravvisati i presupposti del periculum in mora. Nel contempo il Consiglio di Stato ha fissato l’esame collegiale dell’istanza cautelare per l’udienza del prossimo 7 luglio.

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