Mercoledì, 28 Luglio 2021
Nardò

Operaio neretino morì nel cantiere a Torino: tre condanne e un'assoluzione

Vincenzo Romano, operaio 50enne, stava lavorando alla rete fognaria del capoluogo piemontese, quando fu travolto da un crollo. Condannati responsabile del cantiere, capo di una ditta che operava sul posto e datrice di lavoro

 

TORINO - Tre condanne per omicidio colposo e un’assoluzione, per la morte di Vincenzo Romano, operaio 50enne di Nardò, avvenuta a Torino il 24 marzo del 2009. Così s’è espresso il giudice monocratico del tribunale di Torino, Melania Cafiero, che ha dispensato la pena più severa per il geometra Massimo Folle, leccese, responsabile del cantiere, rispetto alle richieste del pm, Sabrina Noce: quattro anni contro i tre e mezzo invocati nella requisitoria. Assolta per non aver commesso il fatto un’altra leccese, Antonella Maulà, all’epoca progettista e direttrice dei lavori. A tre anni è stato condannato Domenico De Luca, capo di una ditta che lavorava nel cantiere. Un anno e mezzo di reclusione per Patrizia Pinto, datrice di lavoro della ditta affidataria.

L’operaio stava lavorando in un cantiere di corso Unione Sovietica, quando, all'improvviso, fu sorpreso dal cedimento del terreno, nel quale rimase letteralmente sepolto, morendo soffocato. Era in svolgimento un'attività di manutenzione sulla rete fognaria. Romano, per conto di una ditta privata, stava effettuando lo scavo insieme a tre colleghi, per collegare i tubi alla rete principale.

Il neretino ed un  32enne rumeno, si trovavano all'interno dello scavo, profondo circa cinque metri e largo una decina. Altri due colleghi si trovavano nelle vicinanze, intenti ad altre mansioni, fra un camion della ditta ed un mezzo meccanico.

Improvvisamente, secondo quanto rilevato dai vigili del fuoco intervenuti insieme con i sanitari del 118 per i primi soccorsi, il terreno cedette una prima volta, trascinando con sé anche diverse parti metalliche. Il 50enne neretino ed il 32enne romeno rimasero travolti. Solo che, mentre per quest'ultimo fu più semplice il soccorso da parte degli altri operai, dato che erano affondati solo i piedi, per Romano l'impresa si rivelò impossibile. Fu ulteriormente schiacciato da un successivo cedimento del terreno.

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