Nardò

Incatenati alla pista Prototipo, cresce la tensione tra i collaudatori

Licenziati in 70 dalle cooperative Italian Job e All Service, da due anni sul piede di guerra, minacciano azioni clamorose. "Vogliamo tornare a lavorare per Ntc, oppure bloccheremo l'ingresso della pista"

 

NARDO' - Si sono incatenati di fronte all'ingresso della pista salentina "Prototipo" di Nardò, muniti persino di benzina e "pronti ad azioni dimostrative autolesioniste". La situazione degli autisti collaudatori licenziati dalle due cooperative (Italian Job e All Service) che lavoravano per la Nardò Technical Center, si sta mettendo molto male.

Due anni di proteste , presidi e tentativi di coinvolgere più da vicino le istituzioni, non sono serviti a niente: ora promettono di passare alle maniere forti, arrivando a bloccare l'ingresso della pista se la loro vertenza non raggiungerà un risultato positivo entro oggi. Sul ciglio della strada polverosa, aspettano risposte dal commissario di Nardò, Pantaleo Nicolì, che ha raggiunto i vertici aziendali per un tentativo di mediazione.

Ma la richiesta dei collaudatori è chiara: pretendono di essere riassorbiti nell'organico di Ntc, nonostante siano già stati sostituiti con lavoratori interinali. Questi ultimi hanno raggiunto "una paga vicina ai livelli minimi contrattuali", spiega Bobo Aprile, segretario regionale Cobas, mentre i dipendenti delle due cooperative (che hanno sempre lamentato un trattamento al limite dello sfruttamento), guadagnavano "appena quattro euro l'ora". Tra vecchi e nuovi arrivati, si sarebbe scatenata una prevedibileguerra tra poveri: tra chi il lavoro ce l'ha e chi si sente "scavalcato" e ingiustamente espulso dal ciclo produttivo.

Per i collaudatori disoccupati, la pista di Nardò è diventata un"covo di intoccabili", protetti e circondati da "muri di gomma istituzionali": la loro protesta sarebbe rimbalzata, da mesi, contro l'indifferenza della Regione Puglia, della Provincia, dei Comuni interessati, di quasi tutti i parlamentari salentini e persino della Prefettura. "Tutti costoro, oltre a non aver mai avuto ruolo super partes, hanno rallentato fino all'inverosimile la tempistica di discussione e risoluzione – denuncia Salvatore Stasi dei Cobas - fino a defilarsi completamente".

Nell'ultimo incontro tenuto in Prefettura a Lecce, l'11 ottobre (incontro tenuto solo grazie ad una forzatura operata dai lavoratori che si sono autoconvocati, sostiene Stasi), "il vice prefetto, Guido Aprea presentò una comunicazione della task force regionale che chiedeva una lettera ufficiale da parte nostra, per la ripresa del tavolo tecnico regionale". Lettera poi inviata in Regione, ma senza risultati: "Dopo due mesi, nonostante le sollecitazioni, tutto tace", aggiunge il sindacalista.

Da Ntc, gli operai adesso esigono risposte certe e chiarezza su tutti i punti più oscuri della vicenda: innanzitutto l´azienda avrebbe usufruito di un finanziamento regionale di ben 9 milioni di euro a fronte del quale avrebbe dovuto assumere 23 unità. Ma il condizionale è d´obbligo perché, ad oggi, nessun operaio è stato reintegrato nell´organico.

Per queste ragioni, in venti collaudatori ancora in lotta (gli altri cinquanta hanno preferito defilarsi per cercare un'altra occupazione, spiega Bobo Aprile), non si muoveranno finchè non avranno raggiunto l'obiettivo: per molti di loro, l'età che avanza e le famiglie a carico, rimangono un buon motivo per non abbandonare la speranza.

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