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Le operazioni di bonifica nella baia di Torre Squillace

Le operazioni di bonifica nella baia di Torre Squillace

Rimozione ormeggi e corpi morti, si completa bonifica a Torre Squillace

Ultimo atto dell’attività di risanamento ambientale nella baia neretina liberata dagli ancoraggi non autorizzati. Oltre 200 metri di spiaggia tornano alla fruizione libera

NARDO’ - Giunge a conclusione l’attività di bonifica e messa in sicurezza della baia di Torre Squillace già liberata nei mesi scorsi dalle imbarcazioni abbandonate o ancorate senza alcuna autorizzazione. Questa mattina nuovo intervento dei mezzi a ridosso dello specchio acqueo del litorale nord neretino per la rimozione dei numerosi corpi morti illegalmente abbandonati in oltre cinquant’anni di ormeggio abusivo.

Si tratta dell’ultimo atto del riordino legale e ambientale dell’area avviato oltre un anno fa dal Comune di Nardò in sinergia con la capitaneria di porto di Gallipoli, l’ufficio locale marittimo di Torre Cesarea e l’Area marina protetta di Porto Cesareo e Nardò con la collaborazione del comitato di quartiere di Torre Squillace e villaggio San Lorenzo.

Al termine dell’attività oltre 200 metri di spiaggia di finissima sabbia saranno restituiti ai bagnanti già dalla prossima stagione estiva. Le prime operazioni di bonifica, infatti, hanno consentito di rimuovere gli scivoli in cemento e nei prossimi giorni si proseguirà con le centinaia di massi in cemento e ferro abbandonati sul fondo marino dell’insenatura, dove da sempre vengono legate abusivamente le barche da diporto.

Verrà  quindi interdetto l’accesso dei veicoli sulla spiaggia, già vietato per legge, e segnalato da cartellonistica verticale, e verranno ripristinati alcuni tratti stradali con l’insediamento di materiale naturale senza impermeabilizzazione del suolo. Un intervento che ha visto, fin da principio, il coinvolgimento dei residenti e della comunità locale e la supervisione anche dell’assessorato all’Ambiente, retto da Mino Natalizio.    

Operazione di riordino che poco tempo addietro ha consentito la pulizia dei fondali anche della baia della marina di Sant’Isidoro dai corpi morti, dalle cime e dalle catene, anche in quel caso eredità dei natanti che occupavano abusivamente gli spazi in mare rappresentando soprattutto un elemento di pericolo per i bagnanti.

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