Nardò

Russo junior al gip: “Volevo costituirmi, ma ho preferito restare con mio padre”

Dichiarazioni spontanee per il 27enne arrestato nell'inchiesta sul tentato omicidio di Gianni Calignano. In silenzio gli altri due indagati

Carabinieri il 16 maggio sulla scena della sparatoria.

LECCE - “Avrei voluto costituirmi subito, ma non l'ho fatto perché ho preferito restare vicino a mio padre”. Ha parlato così dinanzi al giudice Alcide Maritati, Giampiero Russo, il 27enne neretino finito in carcere con l'accusa di tentata estorsione nell'ambito dell'inchiesta sul tentato omicidio del coetano e compaesano Gianni Calignano. Ma l'indagato non ha aggiunto altro. Ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere e lo stesso hanno fatto il padre Francesco, di 64 anni, e  Angelo Caci, di 46, originario di Gela (ascoltato per rogatoria nel carcere di Novara) che rispondono oltre che di tentata estorsione, anche dell'agguato teso in pieno centro e in pieno giorno a Nardò al giovane che avrebbe interferito nei loro “affari”.

Sono questi i tre uomini sui quali hanno puntato i riflettori le indagini condotte dal pubblico ministero Stefania Mininni (con i carabinieri della stazione di Nardò, i colleghi della compagnia di Gallipoli e del nucleo investigativo di Lecce), gli stessi che avevano fatto perdere le loro tracce e sono stati catturati due giorni fa.

“L'attività investigativa immediatamente attivata attraverso gli accertamenti urgenti svolti sullo stato dei luoghi, l'escussione delle persone informate sui fatti, le acquisizioni documentali dei sistemi cli vicleosorveglianza e l'esame dei tabulati di traffico telefonico permettono di acquisire un chiaro ed univoco quadro indiziario nei confronti degli odierni indagati e di inquadrare il grave episodio delittuoso nella contrapposizione, in atto a Nardò, fra alcuni esponenti di spicco della locale criminalità”, scrive il gip a pagina 3 dell'ordinanza di custodia cautelare.

Insomma, stando all'accusa, il 16 maggio scorso, Calignano si sarebbe ritrovato con un colpo di pistola nel torace per aver offerto protezione a un imprenditore vittima di racket. Poco prima, quest'ultimo sarebbe stato preso a pugni fuori dal negozio e intimorito con una pistola da Russo senior e da Caci, spalleggiati da Russo junior e altri due individui in via di identificazione.

“Mi manda zio Angelo entro questa sera mi devi dare 500 euro altrimenti ti fai le valige e te ne vai … cazzi tuoi! Questo ti dovevo dire e questo ti ho detto ”, così si sarebbe rivolto Giampiero Russo al malcapitato due giorni prima dell'aggressione.

Per il giudice Maritati, “a carico degli indagati esistono pertanto, gravi, molteplici, univoci ed assolutamente incontrovertibili elementi indiziari che supportano interamente le accuse loro provvisoriamente rivolte (sia la tentata estorsione che il tentato omicidio appaiono poi aggravati da modalità e fìnalità mafiose, apparendo evidente che siano maturate nell'ambito di attività malavitose che vedono contrapposti gruppi delinquenziali che si sfidano per il controllo del territorio e delle attività lecite ed illecite)”.

I Russo e Caci sono difesi dagli avvocati Francesca Conte, Francesco Fasano e Tommaso Valente.

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