Domenica, 16 Maggio 2021
Nardò

“Scarico zero” e recupero reflui, via libera alle modifiche del Piano di tutela

La Regione ufficializza l’eliminazione della condotta sottomarina. Si parte con il riuso integrato dei reflui di Nardò e Porto Cesareo

NARDO’ – Un altro passo propedeutico per il riutilizzo integrale delle acque reflue rivenienti dai depuratori e Nardò e Porto Cesareo in agricoltura e per altre finalità legate agli usi civici e irrigui. La giunta regionale infatti con la modifica sostanziale nell’ambito del Piano di tutela delle acque ha disposto la cancellazione del progetto legato alla vecchia condotta sottomarina prevista a largo di Torre Inserraglio, rilanciando di fatto la pianificazione legata al riuso e alla gestione integrata delle acque reflue e al progetto del cosiddetto “scarico zero” promosso da Aqp, Regione, Aip e i Comuni di Nardò e Porto Cesareo. Proprio quella dicitura sullo scarico zero a mare ha riavviato in questi giorni la polemica politica a distanza tra il gruppo consiliare di opposizione del Pd e l’amministrazione del sindaco Pippi Mellone, sulla base del fatto che comunque lo scarico sottocosta presente sul litorale neretino continuerà comunque a rimanere in auge come scarico d’emergenza anche con la realizzazione della nuova progettualità per il recupero delle acque reflue.

Ma il Comune di Nardò rilancia a pieno la sua programmazione inerente il nodo degli scarichi degli impianti depurativi rendendo nota proprio la recente decisione della giunta regionale (ufficializzata con la pubblicazione sul bollettino ufficiale) sulla modifica del Piano di tutela delle acque. Con tale provvedimento il recapito finale degli impianti di depurazione a servizio dei territori di Porto Cesareo e di Nardò, non prevede più la condotta sottomarina, ma diventa un recapito integrato con la previsione di realizzare il riuso integrale in agricoltura e per gli altri usi civili e industriali compatibili, due distinti eco-filtri sul suolo complementari a servizio di entrambi i depuratori e lo scarico in mare come misura d’emergenza, in casi isolati e sporadici. Toccherà adesso all’Autorità idrica di Puglia e ad Aqp, come indicato dalla delibera, realizzare la complessiva soluzione di adeguamento e potenziamento degli impianti e del recapito finale a servizio degli agglomerati dei due comuni. “Passo dopo passo ci avviciniamo all’obiettivo finale” spiega il sindaco Pippi Mellone, “la modifica del Piano di tutela delle acque, e quindi del recapito finale della depurazione, è un’altra importantissima tappa di un percorso lungo e complicato che innanzitutto ci ha consentito di sventare l’ipotesi della condotta, un’idea torbida che certi ambienti politici hanno perversamente inseguito per il tramite complice della vecchia amministrazione, oltre che estremamente penalizzante dal punto di vista ambientale. Scarico Zero è l’unica soluzione in grado di tutelare il territorio, l’acqua e il nostro futuro, ragionevolmente e responsabilmente condivisa e messa in pratica dalle amministrazioni di Nardò e Porto Cesareo, dalla Regione Puglia, dall’Autorità Idrica e da Aqp. Questi sono i fatti, la limpida realtà delle cose, poi c’è l’aria fritta dei manipolatori di questa città e degli ultras dei reflui, dei signori della condotta e dei camaleonti dell’ambientalismo”.

Il cambio di rotta sostanziale rispetto al 2015 è il passaggio da un sistema che prevedeva la condotta e lo scarico a mare a valle di una modesta depurazione (tabella 2) a uno che prevede il riuso dei reflui a valle di una depurazione ai massimi livelli consentiti (tabella 4). In sostanza, la previsione dell’allungamento della condotta a due chilometri e dello scarico di reflui in mare depurati in tabella 2, “cuore” del vecchio protocollo, è completamente superata da un sistema che ha una capacità di affinamento al massimo consentito dalla tecnologia e che prevede il riutilizzo dei reflui in agricoltura e non solo. Inoltre, lo scarico emergenziale in battigia previsto dal progetto e localizzato nello stesso punto di quello attuale (a Torre Inserraglio), non è lo scarico dei reflui, trattati o meno, ma solo lo scarico di acque piovane, peraltro in occasioni eccezionali (dalle 10 alle 15 all’anno) di precipitazioni particolarmente intense. Tant’è che una delle novità più significative è che questa soluzione consentirà finalmente di eliminare il divieto di balneazione permanente nella zona in questione.

“Questo è un progetto che migliorerà enormemente l’attuale situazione di gestione dei reflui e che porterà a un impatto degli stessi quasi azzerato per il territorio” aggiunge l’assessore all’Ambiente, Mino Natalizio, “anzi, il ripascimento della falda andrà a incidere favorevolmente sulla condizione ambientale dello stesso. Rispetto a Scarico Zero sino ad oggi abbiamo fatto passi concreti e progressi tangibili, compresa la indispensabile modifica del Piano di tutela delle acque. Chi oggi lo contesta, il più delle volte peraltro senza alcuna competenza tecnica e senza sapere nemmeno di cosa parla, è inevitabilmente contro gli interessi di Nardò e dei neretini”.

L'affondo si Siciliano: "Dicitura ingannevole" 

Il rilancio del progetto sul recupero dei reflui delle piattaforme depurative di Nardò e Porto Cesareo e i proclami trionfalistici dell’amministrazione comunale neretina si scontrano in questi giorni con una nuova presa di posizione politica da parte del consigliere comunale del Pd, Lorenzo Siciliano.

“Scarico zero è una dicitura ingannevole, Mellone getti la smaschera, chieda scusa ai cittadini e si dimetta”, la sintesi dell’affondo  partito nei giorni scorsi dai banchi dell’opposizione neretina. “Questa sorta di complicità ai fini di una propaganda mal gestita tra il sindaco Mellone, la Regione Puglia, Autorità idrica pugliese e Aqp propinata ai cittadini di Nardò dovrebbe terminare quanto prima” ha lamentato Siciliano, “lo ha detto chiaramente l'ingegnere Barbara Valenzano, rispondendo agli incalzanti quesiti posti dal sottoscritto durante il consiglio comunale dedicato alla votazione del progetto di fattibilità: la dicitura scarico zero è ingannevole, poiché lo scarico a mare sarà perpetuato in battigia, nel medesimo luogo in cui si trova oggi, dunque sulla costa di Torre Inserraglio, in piena zona Sic, nel nostro mare. Bene lo studio d'impatto ambientale” aggiunge il consigliere Pd, “che spero possa far emergere tutte le contraddizioni ed i limiti di un progetto tanto fantasioso quanto scarsamente realizzabile per come redatto, illustrato (e votato) in relazione in primis alla normativa europea e poi ad un piano di tutela delle acque che attende ancora di essere modificato. L'unico vero obbiettivo di questo progetto” prosegue Siciliano, “è quello di tirare fuori dall'infrazione comunitaria il Comune di Porto Cesareo. Non altro".

"Un favore bello e buono ad un ente che si è rifiutato persino di modificare il nome dell'area marina da Area marina protetta di Porto Cesareo ad Area marina protetta di Nardò e Porto Cesareo, snobbando ed umiliando in toto la bellezza del nostro mare ed una sacrosanta rivendicazione avanzata dai consiglieri di amministrazione neretini dell’Amp. Un trattamento scarsamente rispettoso, quello riservato da Porto Cesareo alla nostra città, al quale, gli inquilini pro tempore di palazzo, rispondono con un tappeto rosso sul quale si stende, in questi giorni, la condotta di collettamento dei reflui fognari cesarini".

"Più che dimenarsi in continui ed imbarazzanti ringraziamenti, configuratisi ormai in un asservimento  stucchevole ed umiliante, nei confronti di Emiliano” conclude il consigliere Pd, “il sindaco Mellone dovrebbe gettare la maschera e chiedere scusa a chi ha importunato con il suo fare populista quando sedeva all'opposizione. Dia conto ai neretini che ha preso in giro su una questione di rilevante importanza come quella della depurazione e riutilizzo dei reflui fognari, dimettendosi da una carica che ha dimostrato di non poter rivestire per via delle sue innumerevoli menzogne e dei suoi continui giri di valzer”.

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