Nardò

Siciliano vuole riaprire l’ex pretura. Giuranna smorza: “Amarcord, servono 4 milioni per i lavori”

Ordine del giorno del consigliere Dem per rendere fruibile l’immobile di piazza Salandra. Il presidente del consiglio chiarisce: “Necessario prima recupero strutturale”

Gli uffici dell'ex pretura di Nardò.

NARDO’ – Riattivare le funzioni e la fruibilità pubblica dell’immobile storico dell’ex pretura di piazza Salandra nel cuore dell’area monumentale neretina sarebbe il sogno di molti. Magari per allocarvi un nuovo centro giuridico o culturale accessibile a tutti. Ma tra il sogno e la speranza c’è di mezzo anche la vetustà del complesso (avviato un recupero parziale dei locali interni mai completato) e l’impiego di ingenti risorse per la ristrutturazione edilizia complessiva per la quale il Comune dovrebbe adoperarsi al fine di raccogliere risorse e finanziamenti necessari. La questione del riutilizzo della ex pretura è tornata in questi giorni all’attenzione su sollecitazione del consigliere comunale del Pd, Lorenzo Siciliano che ha presentato una proposta di ordine del giorno da poter discutere in consiglio comunale per valutare le soluzioni relative ad una nuova riabilitazione dell’ex sede giudiziaria. “Ho lanciato una mia proposta per la rivalutazione e la possibilità di poter far tornare la storica sede della ex pretura gloriosa come un tempo e fruibile a tutti” ha spiegato il consigliere Dem, “e questo tramite un modello gestionale di tipo culturale e giuridico, attraverso il coinvolgimento dei vari professionisti, molti nella nostra città, impegnati nel campo dell’avvocatura, e alcuni dei quali anche ai vertici della stessa. Vedere quella struttura chiusa e dimenticata nel cuore di un borgo antico sempre più vivo” ha concluso Siciliano, “è davvero un pugno nell’occhio, ex Pretura 2-2per questo depositerò una richiesta di ordine del giorno da discutere nel prossimo consiglio comunale”

Ma l’idea di rendere pulsante e di attivare un centro giuridico e culturale nel complesso dell’ex pretura del centro storico si scontra da subito con la triste realtà. Ed è lo stesso presidente dell’assise comunale, Andrea Giuranna, a sopire i facili entusiasmi, archiviando sul nascere la proposta di farne un centro giuridico. “Il tema dell’utilizzo della ex pretura, allo stato dei fatti, non è, e non può essere, all’ordine del giorno dell’agenda amministrativa per il semplice fatto che occorrerebbe affrontare prima un altro tema propedeutico all’uso, cioè il suo recupero strutturale” spiega Giuranna, “servono infatti almeno quattro milioni di euro per recuperare l’immobile”. Il presidente del consiglio comunale ha inteso cogliere l’occasione della richiesta di ordine del giorno a firma del consigliere Siciliano per spiegare lo “stato dell’arte” dell’immobile della ex pretura di piazza Salandra. “Non ha senso discutere oggi di cosa fare in quell’immobile” puntualizza Giuranna, “non perché non sia in qualche modo utile, ma perché occorrerebbe prima reperire almeno quattro milioni di euro per il suo recupero. I lavori eseguiti dall’amministrazione Risi come intervento quasi risolutivo per il trasferimento in quella sede di alcuni uffici comunali non consentono oggi nemmeno il trasferimento di una sedia. Stime tecniche alla mano, sono necessari diversi milioni di euro per ridargli vita e rimetterlo a disposizione della comunità. Nella parte ristrutturata, che andrebbe comunque ripresa, mancano porte, infissi, climatizzazione, corpi illuminanti, ascensore, arredi, rifiniture. ex Pretura-2

L’amministrazione Mellone ritiene il recupero della ex pretura una necessità ed è al lavoro per reperire le risorse necessarie ad una ristrutturazione funzionale per una possibile sua nuova destinazione. Banalmente, prima di prendere impegni sul contenuto bisogna avere a disposizione il contenitore” conclude il presidente Giuranna, “per questo, la proposta di Siciliano ha semplice natura propagandistica e nulla più. Non solo, la gratuità delle future attività di cui auspica la realizzazione è un commovente amarcord. Il concetto di gratuità, posto in questa maniera, riporta a un modello di gestione degli spazi culturali superato da almeno trent’anni. Dimostra in questo modo di non avere dimestichezza con concetti come sostenibilità, efficienza ed efficacia che ormai dovrebbero essere patrimonio culturale di ogni amministratore considerati i documenti di programmazione strategica e i bandi prodotti dai ministeri e dalla Regione negli ultimi anni”.

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