Nardò

Sit-in alla pista di Nardò: "E' l'ora di intervenire"

La solidarietà delle istituzioni per i lavoratori della pista "Prototipo" in stato di agitazione. Al presidio il Pd e anche i sindaci di Avetrana e Porto Cesareo e don Raffaele Bruno di "Libera"

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NARDO' - Dopo quasi una settimana di protesta intensa ed esasperata, solo oggi qualcosa ha cominciato a muoversi e per i lavoratori disoccupati della pista "Prototipo" di Nardò si è riaccesa la speranza che il loro futuro non venga lasciato in balia del caso.

In mattinata, infatti, presso il presidio allestito all'ingresso della pista salentina -o meglio sul ciglio di una stradina polverosa attraversata da camion- sono arrivate le prime attestazioni di solidarietà da parte delle istituzioni con il consueto corollario di proposte e promesse: insieme ai due sindaci di Avetrana e Porto Cesareo, Mario De Marco e Salvatore Albano, c'era anche una delegazione del Pd leccese formata dal capogruppo provinciale Cosimo Durante, dal consigliere Alfonso Rampino, e dal segretario Salvatore Capone, insieme a Don Raffaele Bruno dell'associazione "Libera".

La vicenda di questi operai specializzati nel collaudo di autovetture è ormai nota e si trascina indisturbata dall'inizio del 2010, quando la società di servizi che gestisce la struttura, Ntc, licenziò buona parte del personale appartenente alle due cooperative "Italian Job" e "All Service".

Il motivo? Un dichiarato stato di crisi che tuttavia non ha impedito alla società di avvalersi di personale interinale per i picchi di produttività, mentre una parte dei lavoratori che rappresentavano il core business dell'impresa, sono finiti in cassa integrazione (con scadenza a fine giugno e nessuna certezza di proroga). Meno fortunati sono stati gli operai di "All Service", anch'essi licenziati ma senza il cuscino degli ammortizzatori sociali.

Ma ciò che ha fatto gridare allo scandalo il segretario dei Cobas, Salvatore Stasi, è stato quel finanziamento regionale di ben 9 milioni di euro erogato alla "Nardò Technical Center" in virtù di due progetti di investimento industriale, prorogato fino al 2013: l'accordo iniziale, infatti, prevedeva l'assunzione di 23 unità di personale che non sono state ancora inserite nell'organico.

L'attenzione dei politici e dei sindacati è quindi tutta rivolta a questo vincolo per la Ntc che potrebbe (o forse dovrebbe) riassorbire il personale in stato d'agitazione: da qui la proposta emersa ieri, al margine della quinta commissione provinciale, di inserire un apposito ordine del giorno nel prossimo consiglio provinciale che impegni Ntc a risolvere la vertenza sindacale a partire dalle 23 unità vacanti.

"Sono soddisfatto di quest'intervento della delegazione politica del Pd che ha anche promesso un coinvolgimento diretto della task force regionale - ha precisato il sindacalista - ma tutte le istituzioni dovrebbero muoversi nell'immediato, per impedire che i lavoratori di questo territorio vengano spremuti fino all'osso, sfruttati e poi licenziati, come accaduto ai collaudatori di Nardò".


"Ma non solo a loro - ha ricordato Don Bruno con esplicito riferimento agli operai del calzaturificio Adelchi di Tricase - ci stiamo drammaticamente abituando alle vertenze sindacali, e tutto questo deve finire".

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