Sabato, 19 Giugno 2021
Nardò Via 20 Settembre

Colpo da 200mila euro in gioielleria, preso baby rapinatore

Ha solo 19 anni il brindisino identificato come l'autore della rapina ad "Arte Orafa" di Nardò. Denunciato in stato di irreperibilità un altro giovane. La squadra mobile adesso è a caccia anche di un terzo complice

Al centro, il questore di Lecce, Vincenzo Carella.

 

NARDO’ – Giovani e spietati, in qualche caso neanche ventenni, già instradati sui territori del crimine, e non a bassi livelli, ma con lo guardo puntato verso guadagni da capogiro. Colpisce forse più di ogni altra cosa proprio l’età di uno fra i protagonisti di una rapina efferata, Davide Piliego, brindisino, 19enne, che troverebbe sponda in un ricettatore altrettanto in erba, Tiziano Cannalire, 22enne (al momento irreperibile), e che probabilmente ha agito con un complice non più anziano di lui.

Il 19enne era già dietro le sbarre, nel carcere della città messapica, quando è stato raggiunto da un provvedimento d’arresto per un colpo da 200mila euro messo a segno ai danni della gioielleria “Arte orafa” di Nardò la sera del 4 novembre scorso. E non è certo un caso che Piliego fosse in carcere perché ritenuto uno dei tre autori di un’altra rapina, questa solo tentata, avvenuta mercoledì scorso ad Ostuni. Lui ed altri due ragazzi brindisini, Piero Nani di 18 anni, e Cosimo Leone di 20, erano stati bloccati dagli agenti del commissariato della Città Bianca poco prima che facessero irruzione, armati di un revolver giocattolo, nella gioielleria “Pignatelli”. Nell’occasione, erano stati sequestrati anche sacchi di plastica per infilarci i rotoli di gioielli, fascette di gomma da usare per immobilizzare il personale, ed erano anche state rilevate alcune impronte.  

ok-16-4Se i poliziotti di Ostuni sono quindi stati rapidi nel mettere un freno al terribile trio prima che la rapina maturasse, non meno scaltri si sono dimostrati i loro colleghi di Nardò che, diretti dal commissario Pantaleo Nicolì, e in collaborazione con le squadre mobili di Lecce e Brindisi, coordinate dai vicequestori Michele Abenante e Francesco Barnaba, fin dalle prime battute, subito dopo l’assalto ad “Arte orafa”, avevano già fiutato la pista brindisina e, nei giorni successivi, puntato gli occhi addosso a Piliego ed al presunto ricettatore, Cannalire. Insomma, il rapinatore aveva già le ore contate e l’arresto è scattato in perfetta simultanea con l’emissione di un ordine di cattura anche per chi è stato trovato in possesso di parte del bottino, presumibilmente da piazzare sul mercato nero.

L’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Piliego è stata emessa dal gip del Tribunale di Lecce, Ines Casciaro, su richiesta del sostituto procuratore Gugliemo Cataldi. Risponde di detenzione e porto illegale di arma da fuco, di sequestro di persona (il titolare e la commessa del negozio neretino), e di furto aggravato, quello di una Fiat Panda, utilizzata per raggiungere Nardò e scappare verso casa con i gioielli.

Sulla testa di Tiziano Cannalire, volto già noto, pende a sua volta una misura cautelare in carcere firmata dal gip del Tribunale di Brindisi, Giuseppe Licci, su richiesta del sostituto procuratore Myriam Iacoviello. Nella sua abitazione, la polizia ha sequestrato numerosi gioielli, provento della rapina, e altri oggetti, probabilmente anche questi frutto di colpi in zona. Questa mattina non è però stato rintracciato in casa ed è quindi, per ora, deferito in stato d’irreperibilità.  

Davide Piliego-2L’assalto a Nardò è storia nota. La sera del 4 novembre scorso, due giovani varcarono l’ingresso di “Arte orafa”, con il volto scoperto. Si immedesimarono nella parte di persone interessate ad un acquisto. La tecnica del “finto cliente” è piuttosto in voga, anche se mette a serio rischio il rapinatore, proprio perché obbligato ad esibire apertamente il volto. Ma è l’unico modo per attraversare le porte di sicurezza.

Quella sera, mentre la commessa stava iniziando a mostrare alcuni preziosi, il titolare aprì la cassaforte per esibirne altri. Fu proprio in quel momento che i due abbandonarono le maniere garbate, per passare all’azione e mostrare le loro reali intenzioni.

All’improvviso, spuntò una pistola. Forse un giocattolo, come ad Ostuni.  Ma tanto bastò a paralizzare la commessa. Il secondo rapinatore, invece, scavalcò il bancone ed ebbe una breve colluttazione con il titolare, Davide Ronzino, terminata quando quest’ultimo si ritrovò a sua volta con l’arma puntata addosso. I due malcapitati furono così legati con fascette nere (simili a quelle ritrovate ad Ostuni) e rinchiusi all’interno del laboratorio. Oltre a sottrarre i gioielli, per un valore approssimativo di circa 200 mila euro (dunque, più di quanto stimato in prima battuta), i due furono anche lesti nell’impossessarsi dell’hard-disk del sistema di videosorveglianza, fuggendo a bordo di una Fiat Panda.

Le indagini del commissariato di Nardò sono partite proprio da alcune cifre del numero di targa dell’auto, ottenutoTiziano Cannalire-2 grazie ad alcune testimonianze. Gli agenti sono riusciti a comprendere che potesse essere un veicolo rubato a Brindisi alcuni giorni prima. Un furto per il quale era stata sporta denuncia. E si sono indirizzati verso la pista che conduce nella provincia limitrofa a quella di Lecce. La stessa auto è stata trovata il giorno successivo alla rapina distrutta dalle fiamme, nei dintorni di Brindisi. E questo dato non ha fatto altro che rafforzare le ipotesi iniziali.

Con il supporto della mobile del capoluogo messapico, le indagini si sono orientate verso alcuni giovani che gravitano nell’orbita criminale, arrivando così ai primi sospetti su Piliego. Al momento, sono in corso verifiche per accertare l’identità del suo complice. Nel frattempo, la polizia, attraverso attività info-investigativa, ha scoperto anche il deposito di parte della refurtiva, in un garage usato da Cannalire. Il giovane, però, al momento non è stato ancora rintracciato.  

 

“Ho espresso subito il vivo apprezzamento, mio personale e a nome dell'intera città, al dirigente del commissariato di Nardò, il  dottor Pantaleo Nicolì,  con il quale mi sono intrattenuto a colloquio  telefonico, per il brillante  risultato di investigazione che ha portato all'arresto di uno dei due autori  della rapina ai danni dell'orefice Davide Ronzino e all'identificazione del ricettatore”, commenta il sindaco di Nardò, Marcello Risi. La rapina, per la sua violenza, aveva lasciato il segno, in città e non solo. “L’apprezzamento – conclude il primo cittadino - va  a tutta la polizia di Stato per la determinazione ed il rigore investigativo dimostrati”.

 

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