Nardò

Violentata dallo zio, per le perizie il racconto è attendibile

Sotto processo c'è un 76enne già condannato in passato per un caso analogo. La nipotina aveva all'epoca meno di 10 anni. Due gli episodi, in una casa del parente, in una marina di Nardò. A marzo la sentenza

LECCE – Era l’estate del 2011. I giochi al mare, gli amichetti, il futuro ancora un sogno avvolto in una nuvola. Un momento di spensieratezza che per una bimba, all’epoca neanche 10 anni, deragliò all’improvviso dai binari della normalità verso i territori di un tormento difficile da raccontare.

Nelle memorie cristallizzate nel processo in svolgimento, per almeno due volte le mani di uno zio paterno avrebbero violato la sua intimità. Tutto si sarebbe consumato in un’abitazione estiva in una marina di Nardò, di proprietà dell’uomo. Quello che sarebbe dovuto essere un ricovero sicuro, casa di un parente stretto, trasformato nell’angolo degli incubi.   

La prima volta successe a giugno, il caldo già bussava alle porte. Quell’uomo, oggi 76enne, l’avrebbe colta di sorpresa. Un abbraccio insano, forte, seguito da palpeggiamenti nelle parti intime. Lei non riuscì a sottrarsi subito dalla morsa. Poi arrivò agosto, il cuore della bella stagione. E in quel periodo, l’uomo avrebbe goduto di una nuova occasione per lasciarsi trascinare dagli istinti. Le avrebbe stretto il polso, obbligandola a toccarlo in basso.

Ieri, sul caso, s’è svolta una nuova udienza. E’ stata acquisita la consulenza di Romana Cretazzo, psicologa incaricata dalla Procura. Nel passato, era stata già un’altra consulente, Antonella Mendolia, a fornire la sua perizia. Il risultato: il racconto della bimba è da ritenersi credibile.

Ovvero, secondo quanto riscontrato già da Antonella Mendolia e sostanzialmente confermato ieri da Romana Cretazzo, la presunta vittima (che oggi ha quasi 14 anni), ha un’adeguata capacità di distinguere stimoli esterni dalle fantasie, quindi non vi sarebbe confusione o distorsione nella capacità di percepire e rappresentare gli eventi. Sul piano dell’attendibilità del racconto, nel corso degli ascolti, la psicologa ha poi osservato spontanei stati di sofferenza psicologica e reazioni di paura nei passaggi più forti.

Il processo, che si sta svolgendo davanti alla prima sezione collegiale (presidente Gabriele Perna), è stato aggiornato al 10 marzo prossimo. In quella data vi saranno le testimonianze della difesa (rappresentata dall’avvocato Giuseppe Bonsegna), che ieri avrebbe dovuto portare in aula, fra l’altro, la moglie dell’uomo, assente però per gravi motivi di salute. A marzo, dunque, potrebbe testimoniare solo un consulente di parte. Lo stesso giorno, probabilmente, si arriverà anche alla sentenza.

Nella vicenda, spettò alla madre far emergere tutto, presentando denunce, dopo le confidenze della bimba. La donna s’è costituita parte civile insieme alla bimba, con l’avvocato Massimo Zecca. Anche il padre della bimba è parte offesa, con l’avvocato Francesco Vergine. A compromettere il quadro dell’imputato c’è un altro fatto. Nel 2005 è già finito sotto processo per casi analoghi, con una condanna a un anno di reclusione. Pena scontata ai domiciliari.  Insomma, c’è l’aggravante della recidiva.

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