Otranto

Fuoco in zona Orte: il patrimonio che va in un fumo nell'impotenza generale

L'incendio di ieri, che ha flagellato la costa otrantina, torna a riproporre il solito problema dei controlli e della vigilanza sui luoghi "preziosi" del territorio. L'istituzione di un Parco dimostra lacune nella prevenzione

OTRANTO – "Nubi di ieri sul nostro domani". Ispira il titolo di una canzone di Elio e le storie tese (ma senza spazio all'ironia) il day after otrantino, sui luoghi delle Orte, dopo l'incendio insistente, che, nelle ultime 24 ore e prolungandosi per tutta la scorsa notte, ha bruciato ettari di sottobosco ed alberi del prezioso presidio costiero del territorio. Hanno fatto quello che hanno potuto gli uomini dei soccorsi, cercando di spegnere i focolai e di salvare un pezzo prezioso di patrimonio naturale. Ma, nonostante l'intervento di due Canadair, i danni sono stati importanti.

Passata la paura, smaltita anche la rabbia, a bocce ferme, è il tempo delle riflessione e delle domande. Le solite. Perché il copione ogni anno è puntualmente lo stesso, non sorprende, eppure coglie misteriosamente impreparati. C'era una volta, ad esempio, il Parco naturale costiero Otranto-Santa Maria di Leuca-Bosco di Tricase, un ente nato con lo specifico compito di proteggere e valorizzare l'immenso tesoro che questa fetta di territorio salentino detiene. C'era una volta, o meglio c'è. Perché sulla carta il Parco esiste, è ben delineato, ha una sua sede, un direttore, una gestione. Eppure, in queste situazioni, si coglie la fragilità del progetto.

Regione Puglia, Provincia di Lecce, Comuni ed ente Parco si fregiano delle "bellezze" naturali che percorrono le vie dell'area naturale costiera, eppure la vigilanza sui luoghi che "fanno la differenza" e rendono il Salento davvero speciale, latita. Non è un caso che tutti i soggetti, coinvolti ieri nelle operazioni, lamentassero l'assenza di chi dovrebbe vigilare. "Eppure siamo in zona Parco" era la valutazione costante. Allora, la domanda consequenziale è: chi deve vigilare?

E soprattutto se esistono delle torrette per l'avvistamento degli incendi, concepite per prevenirli, e, sapendo che questo periodo, con i venti di tramontana forte, diventa l'occasione in cui si verificano con preoccupante puntualità episodi simili, perché poi ci si trova a fare i conti con la cancellazione di ettari di bellezza naturale? Qual è l'effettiva utilità oggi delle torrette? Che risultati hanno dato? Perché, nonostante Otranto abbia un territorio caratterizzato da zone ad alto pregio naturale, la postazione dei vigili del fuoco più vicina è a Maglie?

Alimini, Orte, il Lago di bauxite, Palascia, Sant'Emiliano, Badisco e via a seguire, solo per restare ad Otranto, sono posti che meriterebbero sempre, ma soprattutto in estate, tutele straordinarie. Sono la cartolina più autentica del Salento migliore, che affascina e richiama. Non gli inutili raddoppi stradali e le rotatorie in ogni dove, non i gasdotti, non le colate di cemento a picco sul mare. C'è un patrimonio che scompare a piccoli pezzi, mentre si preferisce consumare suolo con progetti faraonici e dispersivi. E mentre chi dovrebbe vegliare sembra non rendersi pienamente conto che quello che davvero qualifica il territorio sia questa bellezza. Incontaminata, finché qualcuno non la aggredisce.

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