Otranto

Tutti in fila per Steve McCurry: l'umanità dai campi profughi a Ground Zero

A Otranto, fino al 2 ottobre, la mostra "Icons". All'inaugurazione presente il fotoreporter residente a New York. Esposti oltre cento tra i suoi scatti più famosi

Steve McCurry nel castello di Otranto.

OTRANTO – Perché anche i profani, come chi scrive, possano rendersi conto del livello del personaggio, si possono svelare molti aneddoti della sua attività professionale: tra questi non lascia indifferenti il fatto che Kodak, prima di chiudere gli impianti di produzione della famosa pellicola digitale Kodachrome, abbia organizzato nel 2010 un cerimonia per consegnargli l’ultimo rullino prodotto.

Steve McCurry ha partecipato ieri a Otranto all’inaugurazione della mostra “Icons” che ospita oltre cento delle fotografie con le quali ha incantato milioni di persone in tutto il mondo: la stella della sua fama si accese nel giugno del 1985, quando la rivista National Geographic pubblicò in copertina uno scatto che il fotoreporter residente a New York, ma originario di Filadelfia, aveva fatto mesi prima in un campo profughi del Pakistan, ritraendo una bambina, Gula Sharbat,di 12 anni: “E’ stato quello il punto di svolta della mia vita. Ero libero professionista da cinque anni e il mio sogno era viaggiare. Sapevo di aver fatto una bella foto ma il risultato l’ho potuto vedere solo al mio ritorno, quando ho sviluppato il rullino” ha raccontato nel corso di un talk con Roberto Cotroneo nel cortile del castello Aragonese.

In effetti non ha poi mai smesso di girare per il mondo, con una predilezione marcata per l’Afghanistan, l’India e i paesi limitrofi, collezionando una serie ininterrotta di premi e riconoscimenti per i suoi reportage in cui spiccano i volti in primo piano, ma anche scene in cui la condizione umana è colta con intensità nella sua interazione con gli elementi naturali.

Naturalmente nel corso della sua quasi quarantennale attività si è ritrovato, anche con una certa dose di consapevolezza, in situazioni molte pericolose: nel 1991, con i pozzi di petrolio del Kuwait in fiamme, viaggiava a velocità sostenuta a bordo di un fuoristrada nella speranza di evitare eventuali mine anticarro.

Ma, per un paradosso solo apparente, il più grande rischio lo ha corso a pochi chilometri da casa sua: l’11 settembre del 2001, ha raccontato, era appena rientrato da un lungo viaggio in Tibet, quando, ancora sotto effetto del jet lag, si è messo alla sua scrivania per controllare la posta elettronica. All’improvviso l’inferno delle Torri Gemelle: afferra la macchina fotografica e si precipita sul tetto del palazzo in cui vive. Vede la prima torre già in fiamme, quindi il crollo, poi l’impatto sul secondo edificio e di lì a poco il nuovo crollo. A quel punto decide di andare verso quello che sarebbe diventato Ground Zero, eseguendo degli scatti danteschi e drammatici, che valgono mille effetti speciali di un colossal del cinema: “La volta precedente in cui ero stato in una zona di guerra risaliva a 25 anni prima. Nonostante il rischio, dovevo cogliere quell’opportunità fotografica”.

Ed è proprio in seguito ai tragici eventi del 2001 che decide di tornare in Pakistan dove, nel febbraio del 2002 ritrova Gula, trentenne e madre di tre figli: “Sono andato nello stesso campo profughi con la foto del 1984, nella speranza che qualcuno la riconoscesse”. E così è stato.

henan province cina 2004-2-4La mostra, organizzata da Civita Mostre in collaborazione con SudEst57, è stata allestita in 14 sale, secondo un percorso libero e svincolato da coordinate temporali e geografiche. Come ha sottolineato la curatrice della mostra, Biba Giacchetti, “il corpus delle fotografie di McCurry ha una tale coerenza intorno alla dignità dell’essere umano” da consentire un allestimento privo di particolari vincoli.

Il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, nel suo intervento di benvenuto, ha sottolineato come questa mostra sia stata fortemente voluta dall’amministrazione per sancire nel migliore dei modi una sorta di passaggio di consegne per la giunta che si insedierà nella prossima primavera, alla scadenza della consiliatura.

A giudicare dalla partecipazione di ieri, l'esposizione già si colloca come uno degli appuntamenti culturali di maggiore spessore dell'estate salentina: Steve McCurry è venerato e ammirato da un pubblico trasversale, sia dal punto di vista anagrafico che sociale, fatto non solo di appassionati e specialisti, ma soprattutto di gente comune che attraverso le sue fotografie è riuscita a cogliere non solo un paradigma di inaudita bellezza artistica, ma anche uno sguardo sul mondo e sull'umanità altrimenti precluso dall'ordinario flusso di immagini e informazioni. 

Le foto di McCurry resteranno esposte fino al 2 ottobre, tutti i giorni dalle 10 alle 24. Vi si può accedere con il biglietto di ingresso nel castello (intero 10 euro, ridotti a 8,50 e 5 euro, gratuito per minori fino a 10 anni e disabili). Info 0836 210094

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