Domenica, 13 Giugno 2021
Otranto

"Giù le mani dal parco Otranto - Santa Maria di Leuca"

Il Coordinamento civico per la tutela del territorio e della salute si scaglia a difesa del progetto regionale "Parco Otranto - S. M. di Leuca". Invocando il buon senso di istituzioni e dei cittadini

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ANDRANO - Dio salvi la foca monaca. E, possibilmente, risparmi i litorali salentini dalle trivellazioni o da qualunque altro genere di deturpazione paesaggistica. Questa la preghiera, urlata, del Coordinamento civico per la tutela del territorio e della salute del cittadino. Una rete apartitica di associazioni, comitati e movimenti del luogo a carattere ambientalista e socio-assistenziale, che ha sede tra i corridoi dell'Ospedale "Tamborino" di Maglie.

Assieme all'Ente del Parco naturale costiero Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, l'associazione magliese ha sottolineato l'importanza della nascita del parco naturalistico per ripristinare quel vecchio ecosistema che ha visto lungo le coste del tacco la presenza della Monachus monachus che, salvo sporadici avvistamenti, è oramai presente solo di fronte alle coste dell'Egeo e a quelle nord-africane. Quando si dice "autoctonìa".

Ben 18 milioni di euro sono i fondi ad oggi già stanziati dalla Regione Puglia per la progettazione del parco, istituito a partire dal 2006. Ben spesi, affermano dal comitato di coordinamento, se si pensa che i processi di rimboschimento e l'ideazione di corridoi verdi costituiscono non solo un intento di tipo etico, ma anche un impegno politico all'interno del Protocollo di Kyoto. Rinverdire, insomma. Rinverdire attraverso la consulenza di addetti ai lavori: dal personale dell'orto botanico dell'Università del Salento, a quello del Corpo forestale dello Stato, passando dagli esperti del Settore foreste della regione Puglia.

Condannando l'attività distruttiva dell'uomo che, inficiando la verginità di calette ed habitat, preclude il ritorno di questo singolare mammifero in via d'estinzione, il comitato ha puntato l'indice anche nei confronti delle trivellazioni. Se effettuate a pochi metri al largo dall'area protetta, infatti, vanificherebbero ogni intento ambientalista rendendo l'Ente un "parco-buffonata", uno dei tanti progetto-specchio. Per allodole.


Sotto i riflettori mediatici - e dei social network - il caso di Porto Miggiano, nel comune di Santa Cesarea Terme, ricordano dal comitato (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=29169). Per il quale l'Ente Parco invocherà l'intervento della magistratura per capire le ragioni dell'intervento che si sta consumando. Quello che vedrebbe il progetto di un porto all'interno di una delle insenature più suggestive della penisola salentina. "Porto Miggiano rappresenta una gravissima ferita al Paese Italia, al suo diritto, che deve essere risanata attraverso la demolizione degli obbrobri lì edificati in fretta e furia, ed il ripristino dello stato dei luoghi, con loro restauro naturalistico -paesaggistico, ed il ripristino della loro pubblica gratuita fruizione". Sintetizzando così l'auspicio che la località di Porto Miggiano venga inclusa all'interno dell'area protetta.


Rifuggono dalla miopia, i pasionari colorati di verde: che area protetta sia, certo. Ma aperta e integrata con il territorio, non "riserva indiana" fine a se stessa, sconnessa dalle comuni abitudini dei salentini. Dovrebbe divenire piuttosto un nuovo modus operandi. Proprio grazie alla minore urbanizzazione del Parco costiero Otranto - Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, inoltre, si potrà ritornare alla contemplazione dei cieli notturni. Tanto che, tra le ambizioni del comitato portavoce, ci sarebbe anche la richiesta della qualifica di "parco delle stelle", prevista dalla Comunità europea. Con buona pace degli astrofili.

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