Lunedì, 25 Ottobre 2021
Otranto Otranto

Non solo grandi opere: abusivismo e scarichi a mare, ma l'alternativa c'è

Non rischia di andare in tilt solo la fruizione turistica, ma anche l'identità dei luoghi. A Otranto, con Stazione a Sud Est, un modello sostenibile per la valorizzazione del territorio

LECCE – Nel panorama dell’offerta turistica nel Salento un ruolo sempre più attivo e innovativo lo rivestono quelle realtà che giocano in antitesi rispetto al modello dominante, incentrato sulla dittatura dei numeri, delle dimensioni e quindi del profitto e su una inevitabile standardizzazione dell’offerta.

Sta prendendo piede cioè un turismo “slow” basato sul rovesciamento della prospettiva abituale e finalizzato a mettere il visitatore al centro di una rete di relazioni umane e di esperienze di viaggio incardinate, senza strappi, in un contesto fatto non solo di autenticità ma anche di partecipazione attiva.

Di questo e molto altro ne abbiamo parlato con Katia Manca - esperta in promozione della mobilità sostenibile, del turismo culturale e di progettazione dal basso - che nel 2010 ha fondato l’associazione Oikos Sostenibile, di cui è presidente, che da due anni gestisce una parte dell’edificio principale della stazione ferroviaria di Otranto.

Tirando le somme di questa stagione, qual è la percezione che avete avuto ad Otranto?

Quest’anno Otranto come l’intero Salento, in lungo e largo, è stata presa d’assalto da turisti provenienti da ogni parte del mondo.  Purtroppo però è ancora un turismo poco destagionalizzato.

Servizi mediocri, improvvisazione e una certa furbizia sembrano caratterizzare una parte dell’offerta turistica. Secondo voi cosa dovrebbe fare il Salento, da grande?

Deve necessariamente invertire la rotta. Abbandonare l’attuale percorso che mira allo sviluppo turistico tout court, sostanzialmente orientato alla stagnazione ed al degrado ambientale, e puntare su turismo culturale e sostenibilità.  Questa inversione di tendenza è possibile ma è una sfida fatta di volontà politiche, competenze  e professionalità specifiche, di saggezza e cultura, di amore per la propria terra e di capacità di comunicazione con il mondo. Una ricetta complessa, ma certamente non pionieristica, dato che diversi paesi e molte mete turistiche l’hanno cominciata a sperimentare concretamente già da diversi anni.

Con Stazione a Sud Est proponete da due anni un modello sostenibile di turismo, alternativo alla massificazione. Quali le caratteristiche principali?

Il nostro progetto parte ancora prima, nel 2010, anno di fondazione della nostra associazione Oikos Sostenibile. La nostra è stata la prima realtà a promuovere sull’intero territorio pugliese la mobilità ed il turismo sostenibile, l’agricoltura a Km0, attraverso progetti culturali, sociali, ambientali, concreti e innovativi. Da due anni siamo nella casa un tempo abitata dai lavoratori della ferrovie del Sud Est, che abbiamo ristrutturato e arredato senza snaturare l’autenticità del posto. Siamo al secondo piano della stazione ferroviaria di Otranto e facciamo parte delle undici stazioni promosse dal bando regionale Mentelocale, progetto che mira a recuperare e restituire alla cura della comunità i luoghi non vissuti, o vissuti in modo sfuggente, per trasformarli in centri di vita e di sviluppo. Il progetto Stazione a Sud Est punta alla creazione ed al consolidamento di un sistema territoriale integrato di matrice ambientale, sociale, culturale e turistica di qualità. Declinata nelle seguenti aree: sviluppo della mobilità sostenibile; inclusione sociale e cittadinanza attiva; valorizzazione e promozione del territorio; turismo culturale.  

Non rischia di rimanere un paradigma minoritario, passami la parola, “povero”?

Assolutamente no. Quando parliamo di turismo culturale non parliamo solo degli amanti delle città d’arte, ma parliamo di fasce sociali molto più numerose e articolate, le quali sono interessate non soltanto all’arte e alla monumentalità ma anche ai paesaggi, alle manifestazioni culturali delle comunità locali, alle antiche tradizioni, al patrimonio enogastronomico, all’artigianato e così via. Il turismo culturale muove una percentuale importante di presenze sia in Italia che nel mondo. Lo sviluppo degli agriturismi, per fare solo qualche esempio, si avvantaggia enormemente di una domanda di turismo escursionistico a carattere culturale che totalizza flussi quantitativamente e qualitativamente estremamente significativi.  In un quadro di mete turistiche sature ed omologate, che perdono potere attrattivo giorno dopo giorno, oggi siamo in presenza di un rinnovato interesse per le aree a bassa densità abitativa, caratterizzate dai ritmi di vita più lenti e più meditativi. Impostare in questi termini lo sviluppo delle nuove località è il modo concreto per cercare di dar vita a un futuro duraturo e al riparo dai guasti dello scempio territoriale.  

Qual è la provenienza dei vostri visitatori?

Tra pochi giorni decoreremo una parete della stazione con una gigantografia del mondo perché viaggiare non significa soltanto trasferirsi da luogo a luogo ma anche accogliere persone provenienti da ogni luogo e stringere relazioni, scambiarsi e condividere le storie dei propri paesi di provenienza. La  nostra locanda è stata attraversata dalle strade di  quasi tutta Europa, del Sud America,  Giappone, Cina, Africa, Australia e America.

foto k.m.-2 Cosa apprezzano in particolare dell’esperienza di soggiorno e di cosa generalmente si lamentano vivendo il territorio?

Il nostro ospite, turista o locale, diventa protagonista e complice di un progetto socio-culturale. Ed è proprio questo che i nostri viaggiatori apprezzano. La critica sul territorio si sviluppa su differenti livelli: l’assenza di un piano urbano ed extraurbano della mobilità; degrado in cui riversano molte campagne dell’entroterra; i danni paesaggistici creati dall’abusivismo edilizio; i costi elevati e la scarsa qualità dei servizi offerti.

Nel Salento da anni si discute di gasdotti e di ricerche di petrolio in mare. Alcuni pensano che tutto questo sia compatibile con l’accoglienza turistica e la tutela del territorio. Immagino che la filosofia del vostro lavoro porti ad altri approdi…

Interrogarsi sulla tutela del territorio significa immancabilmente interrogarsi sulla  sostenibilità di un determinato intervento o progetto e questo vuol dire cercare di stabilire se le trasformazioni indotte giungono sino a consumare irreversibilmente le risorse territoriali sino al punto da non consentirne più la fruizione alle generazioni future. Un intervento è sostenibile se non comporta il consumo irreversibile di risorse territoriali e gasdotti e pozzi petroliferi sono ben lontani da definirsi progetti sostenibili.  L’intera regione è già stata martoriata dalla grave negligenza pubblica in materia di coordinamento delle iniziative per lo sviluppo che dovrebbero sempre tener conto della sostenibilità. A tal proposito penso agli scarichi industriali, agli scarichi fognari nel mare, ai residui dei fertilizzanti utilizzati in agricoltura, all’inquinamento acustico e atmosferico, all’abusivismo edilizio, ai lidi balneari che sconvolgono il paesaggio, ai parcheggi nelle aree retrodunali, alle discariche abusive e così via. Il degrado ambientale non fa diventare problematica soltanto la fruizione turistica ma fa andare in corto circuito gli stessi processi di identificazione delle comunità locali attenuando il ruolo di collante culturale e sociale che il territorio svolge. Moltissimi sono gli esempi che potrebbero essere presentati qualora volessimo costruire un catalogo delle mostruosità che abbiamo e stiamo ancora rischiando di subire.

Vi prendete cura di una stazione delle Sud Est, la domanda è d’obbligo: il progetto di metropolitana di superficie, ciclicamente evocato, può essere una soluzione sostenibile in termini di mobilità?

Come dicevo, l’assenza di un piano urbano ed extraurbano della mobilità è la critica più frequente che pongono tutti, turisti e locali. Le Ferrovie del Sud Est fanno parte delle reti infrastrutturali più ramificate d’Europa, molti comuni salentini sono attraversati dai binari dell’antica ferrovia. Metterle in moto sarebbe il primo passo, farle viaggiare sui binari in maniera efficiente sarebbe il secondo passo da fare.

La vostra esperienza sta dimostrando che è possibile avere una buona idea, metterla in pratica e farne un lavoro che vi appassiona. Cosa devono fare le istituzioni pubbliche per sostenere e diffondere progetti come il vostro?

Lo sviluppo e l’innovazione in alcune aree territoriali di successo non è derivata dall’affermazione di una singola realtà imprenditoriale o sociale ma è dalla capacità di un intero territorio a essere competitivo, attraverso il coordinamento tra gli enti locali, le parti sociali, le imprese e le altre istituzioni. Questa idea di rete, di condivisione delle conoscenze, di diffusione delle informazioni, di opportunità è l’obiettivo a cui dovrebbero mirare le istituzioni pubbliche per la valorizzazione, non solo della nostra realtà progettuale, ma dell’intero  territorio. Le buone pratiche d’intervento territoriale infatti sono finalizzate alla valorizzazione integrata delle risorse locali a tutti i livelli: ambientale, economica e socio-culturale.

Già pubblicate

14 settembre Sfruttamento degli stagionali e concorrenza sleale: il volto nero del turismo  (con Mirko Moscaggiuri)

13 settembre/Tra tendenze e realtà: storie appassionanti e discariche abusive  (con Marialba Pandolfini)

7 settembre/Pochi voli e anche cari, troppa furbizia: e il mito del Salento inizia a vacillare (con Rossella De Giorgi)

31 agosto/Viaggio nel turismo: "Carenzia di servizi e di programmazione, freno alla qualità" (con Carlo Spagnolo)

Istruzioni per l'uso: non si tratta un'inchiesta, termine del quale sempre più spesso si abusa, ma un approfondimento a più voci per entrare nelle pieghe del settore e raccogliere al contempo idee per immaginare uno sviluppo diverso da quello al quale stiamo assistendo, tra confusione e improvvisazione. Certo non mancano le eccellenze e la qualità, ma l'impressione è che continui a esserci un territorio a macchia di leopardo, incapace di mettere a sistema le sue potenzialità e la sua vocazione. Naturalmente le opinioni espresse saranno discordanti, perché ciascuno degli intervistati è portatore di un punto di vista specifico, ma abbiamo ritenuto essenziale un ascolto complessivo per un confronto a tutto campo. Nella scelta degli intervistati abbiamo dato la priorità alle generazioni più giovani, perché siamo convinti che facciano ancora troppa fatica, nel Salento, per affermare le proprie competenze e idee (Gabriele De Giorgi).

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